02 Aprile 2019 15:14

L'ALLARME

Emergenza idrica in tutta la Regione: 23 milioni al Polesine per combattere la siccità

I consorzi di bonifica interverranno per ampliare gli invasi e ristrutturare le condotte


ROVIGO – Il Veneto sta rischiando una crisi idrica uguale se non peggiore rispetto al 2017, anno della grande siccità. Per rendersene conto, basta guardare gli argini del Po e dell’Adige: il livello dell’acqua è di molto inferiore alla media stagionale. L’allerta arriva dall’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan e dagli 11 Consorzi di bonifica del Veneto. A preoccupare non è solo l’andamento della stagione invernale che, dopo la tempesta Vaja di fine ottobre ha registrato il 54 per cento in meno della piovosità attesa tra dicembre e marzo e il 40 per cento in meno di manto nevoso, ma i cambiamenti climatici in atto nell’ultimo quarto di secolo.

“La siccità è ormai normalità – avvertono il presidente veneto dell’Unione bonifiche, Giuseppe Romano e il direttore di Anbi Veneto, Andrea Crestani – pertanto il sistema regionale dei Consorzi deve attivarsi in modo strutturale per realizzare bacini, garantire gli invasi e la portata dei fiumi, mantenere in funzione 25 mila chilometri di canali irrigui. L’obiettivo è gestire in modo ottimale e complessivo l’acqua, non solo a beneficio dell’agricoltura (che per gli usi diretti impiega circa il 30 per cento delle risorse idriche), ma soprattutto a scopo ambientale, a salvaguardia della vivibilità dell’intero territorio e della ricarica delle falde”.

La Regione Veneto dallo scorso anno ha messo in campo il più cospicuo investimento finanziario dell’ultimo decennio per ottimizzare la rete irrigua e contrastare il rischio siccità. In questi giorni sono aperti (o stanno per aprire) 24 cantieri, dislocati nelle sei province del Veneto (Belluno esclusa). Complessivamente sono in programma opere per 161 milioni di euro: si tratta di interventi di ampliamento degli invasi, di ristrutturazione di condotte, di ammodernamento degli impianti irrigui, di ripristino della funzionalità delle derivazioni irrigue o di sostituzione di quelle contaminate o inefficienti, di realizzazione di barriere contro la risalita del cuneo salino. In Polesine, gli investimenti per i consorzi di bonifica e le spiagge, sono 23,1 milioni.

“Grazie ai progetti esecutivi predisposti dagli 11 Consorzi di bonifica – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica – il Veneto è riuscito ad aggiudicarsi quasi metà dei finanziamenti del piano irriguo nazionale. Un risultato di grande rilevanza, al quale spero seguano in futuro nuovi e ulteriori finanziamenti necessari per dare continuità al piano strategico regionale di ottimizzazione della risorsa idrica a scopo civile, agricolo e ambientale”.

“I 24 cantieri rappresentano solo l’avvio del piano strategico complessivo per strutturare dal punto vista irriguo il territorio veneto”, osserva l’assessore. Il fabbisogno complessivo – quantificano i tecnici dei Consorzi – per completare l’infrastrutturazione irrigua nei 600 mila ettari del territorio di bonifica del Veneto ammonterebbe a circa 3,5-4 miliardi di euro. “Serve quindi un grande investimento, costante e prolungato negli anni, che può essere affrontato solo con risorse nazionali ed europee”, conclude l’assessore, che lancia intanto un appello ai cittadini. “L’acqua sarà sempre più un bene prezioso e limitato: dobbiamo tutti imparare a farne un uso intelligente, controllando i consumi ed evitando gli sprechi, anche nell’uso domestico”.

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