24 Aprile 2019 20:26

GLI EROI

Ecco il racconto degli angeli che hanno salvato Giorgio, il neonato abbandonato

Lo straziante rinvenimento: "L'ho preso in braccio, mi ha guardato e ha iniziato a succhiarmi il dito. Aveva tanta fame"


ROVIGO – Giorgio ha fatto la sua prima poppata, vitale e sereno, accudito dai medici e dagli infermieri dell’Ospedale di Adria. Il bimbo ritrovato abbandonato in una sacca sportiva, gettato tra i rifiuti vicino al cimitero di Rosolina (LEGGI ARTICOLO), finalmente sta bene.

E’ insieme straziante e gioiosa la storia che ha coinvolto oggi i professionisti del 118 provinciale dell’Azienda Ulss 5, i carabinieri del Comando di Adria, una signora ultrasettantenne a Rosolina. Il neonato abbandonato era rinchiuso nudo all’interno di una borsa sportiva, nei pressi dell’area ecologica del cimitero di Rosolina, ed era nato da meno di tre ore. La signora ha udito il pianto del piccolo, ha chiamato il 118 e i carabinieri.

I medici e gli infermieri che sono accorsi in aiuto del piccolo, salvandogli la vita, si chiamano Anna Tarabini, Giorgia Cavallaro e Marco Marangon. Sono il medico, l’infermiera e l’autista dell’equipaggio del 118 che hanno salvato la vita al neonato abbandonato. Tre angeli che hanno tramutato una possibile tragedia in una splendida storia, di professionalità, emozione e umanità.

“Quando siamo arrivati – dicono i professionisti del 118 – abbiamo sentito il pianto del piccolo. Il bimbo era in una borsa rossa, di pelle, abbandonata a lato del cimitero, vicino alla fontanella. Era scuro in volto, piangeva disperato, sporco della placenta e del meconio. Si vedeva che era stato partorito da pochissimo. Lo abbiamo tirato fuori dalla borsa e abbiamo fatto i test per capire come stesse. Lo abbiamo pulito e avvolto, riscaldato, perché aveva già le estremità cianotiche”. Nonostante la giornata tiepida, non avrebbe potuto sopravvivere comunque a lungo, nudo e all’aperto.

Racconta l’infermiera, Giorgia, da cui il piccolo ha preso il nome: “L’ho preso in braccio, lui ha aperto gli occhi, mi ha guardato, gli ho fatto una carezza sul minuscolo viso, lui ha cercato subito con la bocca il mio dito. Aveva fame. E per tutto il viaggio, ha succhiato il mio dito, mentre me lo tenevo stretto al petto. Non lo ha lasciato più”.

Una emozione enorme, anche per chi, ogni giorno, conosce da vicino la vita e la morte. Anna e Giorgia, professionisti carichi di storie ed esperienza, alle spalle,

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