13 Aprile 2019 10:43

SANITA'

Anche la Menon in campo per la salute dei Polesani: “Difendiamo gli ospedali”

"Rovigo deve rimanere un hub e mantenga le sue apicalità"


ROVIGO – Anche Silvia Menon, candidata sindaco alle prossime elezioni comunali di Rovigo, interviene sulle schede ospedaliere: Rovigo, Adria e Trecenta sono infatti presidi ospedalieri da mantenere in vita per garantire un servizio per la salute dei cittadini. “Riteniamo importante che l’ospedale di Rovigo rimanga un hub ma anche che mantenga le sue apicalità. Dobbiamo chiedere che Adria resti classificato come spoke e che Trecenta rimanga un ospedale per acuti. Il diritto ad una sanità pubblica di qualità, per tutti (come quello ad un’istruzione gratuita di alto livello) è basilare per una democrazia sana in un Paese equo e civile” dichiara Menon.

Le nuove schede ospedaliere 2019 – 2023 che i consiglieri regionali stanno disegnando in questi giorni a Palazzo Ferro Fini vanno a toccare nel profondo il diritto alla salute dei cittadini e rischiano di essere
estremamente penalizzanti per una provincia fragile come quella di Rovigo. Alle audizioni della quinta commissione consiliare partecipano i direttori generali delle aziende sanitarie e i rappresentanti delle conferenze dei sindaci, l’ordine dei medici, i sindacati, l’istituto oncologico veneto e le università di Padova e Verona.

“Riteniamo che, rispetto alle ipotesi sul tavolo nelle nuove schede, a Rovigo debba rimanere per in particolare l’apicalità di neuroradiologia – commenta Menon -. Adria perderebbe 6 primariati su 13 e la comunità locale è comprensibilmente preoccupata. Il potere di indirizzare le scelte da parte degli enti locali è purtroppo molto limitato in questi casi ma il capoluogo di provincia, al momento senza un sindaco eletto, deve comunque far sentire forte la propria voce. Di taglio in taglio a rischiare è la tenuta dell’ospedale civile principale della provincia, il Santa Maria della Misericordia di Rovigo con conseguenze pesanti non soltanto per i residenti nel perimetro comunale ma anche per il resto dei Comuni polesani”.

Una differenza marcata con la vicina Padova: “L’ospedale di Schiavonia (a 25 Km da Rovigo) beneficia di un trattamento assai migliore rispetto a noi che al prossimo giro di tagli potremmo subire la mazzata finale. Adria sta perdendo molti primariati ed è un segnale negativo per il secondo Comune della provincia ma, in prospettiva, anche per Rovigo che dovrebbe farsi portavoce delle istanze di tutta la fragile realtà provinciale. Purtroppo le notizie che arrivano dai sindacati sono sconfortanti e tracciano scenari pessimi. Hanno la sensazione che la politica stia smantellamento la sanità pubblica a favore di quella privata. A Rovigo l’età media dei medici ospedalieri è la più alta della regione. Secondo i sindacati la Regione dovrebbe elaborare un piano assunzioni perché la percentuale di medici che andrà in pensione nei prossimi 10 anni rischia di portare al collasso la sanità veneta”.

E conclude: “I numeri bassi di giovani medici specializzati pronti ad offrire il ricambio generazionale conferma le preoccupazioni che descrivono il sistema al collasso, vicino alla privatizzazione. La politica deve invece difendere a gran voce la qualità e l’importanza di una sanità pubblica vicina ai cittadini”.

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