16 Marzo 2019 13:38

BADIA POLESINE

“Sui tigli di via Diodato Massimo vogliamo una perizia ufficiale”

La richiesta del Pd, a cui risponde subito il sindaco Rossi: sarà commissionata a breve


BADIA POLESINE – In tanti si stanno mobilitando per “salvare” i tigli di via Diodato Massimo, a Badia Polesine. Questa mattina, sabato 16 marzo, anche il circolo comunale del Pd di Badia Polesine, infatti, ha preso posizione per capire realmente lo stato di salute di quei trenta alberi, chiedendo al sindaco, Giovanni Rossi, di realizzare una perizia professionistica che certifichi che sono malati, di cosa e se davvero non si possa far nulla per curarli prima di abbatterli.

“Capiamo che se i tigli sono davvero malati e rappresentano un pericolo per l’incolumità pubblica non ci sia scelta al loro abbattimento – spiega Enrico Mercadante, segretario del Pd di Badia -. Ma vogliamo visionare una perizia ufficiale, che certifichi da che malattia siano stati colpiti e che vengano valutate anche ipotesi come una loro cura prima di passare al loro taglio. Nel caso fosse obbligatorio l’abbattimento per motivi di sicurezza pubblica, poi, chiediamo che comunque gli alberi tagliati vengano ripristinati con nuove piante, per garantire il corretto ricambio per l’ambiente di Badia Polesine”.

La risposta, in tempo reale, arriva dal Sindaco Giovanni Rossi: “Il nostro assessore all’ambiente Stefano Segantin è un tecnico professionista – spiega il primo cittadino -. Si è accorto quindi senza aver bisogno di commissionare una perizia esterna, che costa circa duemila euro, del loro stato di salute. Per questo aveva inserito tra le spese anche quelle dell’abbattimento dei tigli malati. Comunque sia, viste le numerose richieste, abbiamo bloccato tutto e commissionato una perizia a un esterno, dal costo appunto di 2mila euro, per dimostrare in modo chiaro e univoco che purtroppo non c’è alternativa. Non ci divertiamo a tagliare alberi, non ci guadagniamo nulla: vogliamo evitare semplicemente che alla prossima ondata di maltempo cadano e colpiscano cose o addirittura cittadini ferendoli. Siamo responsabili dell’incolumità pubblica”.

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