07 Marzo 2019 11:33

TEATRO

“Se avessimo tutti la sete di Don Chisciotte cambierebbe l’universo”

Alessio Boni racconta il suo spettacolo, tra l'onirico e la poesia di Cervantes


ROVIGO – Due ore intense, quelle che sono andate in scena ieri sera a Teatro Sociale, grazie al “Don Chisciotte” di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer. Uno spettacolo dedicato ai sognatori, ai rivoluzionari, ai nobili di cuore, agli idealisti. Che ai tempi di Cervantes, come ancora oggi, vengono considerati perdenti perché fuori dalla massa e folli. Ma in realtà, sono i vincenti, perché umani e fedeli ai propri sogni, “soprattutto quelli di gioventù”.

Star sul palco lo stesso Alessio Boni, don Chisciotte, accompagnato da Serra Yilmaz nei panni di un Sacho Panza ironico quasi sarcastico, che però alla fine cede e viene conquistato dall’amore e dal coraggio del suo padrone. Vero catalizzatore di attenzioni è stato il geniale cavallo Ronzinante, costruito meccanicamente ad hoc per lo spettacolo, le cui movenze sono state curate da un bravissimo Nicolò Diana, con sbuffi e nitriti così realistici da sembrare vivo.

Scene oniriche e poetiche, così come le scenografie – povere, ma arricchite di tanti elementi quali marionette e animali meccanici ricordando lo stile del pittore Chagall -, si sono susseguite portando un messaggio di speranza: la lucida follia, la passione, l’amore per i propri ideali sono le uniche cose che danno senso all’esistenza e che ti elevano di fronte alla morte. Uno spettacolo senza dubbio complesso, di quelli che bisogna digerire prima di giudicare. Ma in fondo, meglio non giudicare e vivere, lasciandosi trasportare nelle battaglie, nelle gesta e nei dialoghi di uno dei capisaldi della letteratura mondiale, scritti da Cervantes mentre era incarcerato ad Algeri. Un inno ai sogni e alla vita.

“E’ stato un lavoro molto complesso quello della riduzione del romanzo – spiega lo stesso Alessio Boni intervistato poco prima dello spettacolo -. Abbiamo creato una miscela delle parti più poetiche ed oniriche. Il messaggio è chiaro: un uomo di 50 anni, che nel Seicento equivalevano ai nostri 70, si veste di armatura per liberare il mondo dagli oppressi e difendere bisognosi. E’ un folle? Don Chiosciotte sceglie un’osteria come castello, sceglie come proprio scudiero Sancho Panza e dedica le sue gesta all’amore per Dulcinea. E inizia a combattere i malvagi. E’ follia? Questo è un messaggio sempre attuale: sei considerato folle se fai qualcosa che non ha un tornaconto, solo per inseguire un ideale. Questo spettacolo vuole far riflettere su questo, con una punta di ironia, proprio come nel romanzo di Cervantes”.

Ancora oggi ci sono tanti Don Chisciotte: “Penso ad Alda Merini, Ilaria Cucchi, e ancora Van Gogh ed altri artisti o passionari che inseguono i propri ideali – commenta Boni -. Ogni folle visionario è Don Chisciotte, tutti gli eroi inizialmente sono considerati falliti. Non sono mai vincitori in una società che vede sano chi segue la massa e insano chi prende una propria strada. I geni anticipano quello che gli altri fanno cento, duecento anni dopo, sono soli. Sono attratto da questo personaggio che mostra il lato bello dell’essere umano: l’amore spassionato per Dulcinea, la follia nobile. E’ vicino alle mie corde, anche se non valgo un’unghia di Don Chisciotte. Se avessimo tutti la sete di Don Chisciotte cambierebbe l’universo”.

Sul come mai si è scelta una donna per interpretare Sancho Panza risponde la stessa attrice turca, Serra Yilmaz: “All’inizio per me era un personaggio maschile e mi sembrava molto strano doverlo interpretare… Poi, man mano che ci lavoravamo, ho capito che parla come me: non ha importanza che sia un maschio o femmina, il suo personaggio è al di là del sesso. E tutto è diventato più semplice: è l’atto che travalica ogni cosa”.

Infine, Boni spiega perché preferisce il teatro alla televisione: “Il teatro è un luogo panacea. Quì puoi ancora illuderti di essere qualcun altro, riflettere e digerire un testo. In tivù devi correre e rispettare dei tempi. A teatro puoi studiare, rifare una scena, metterci del tuo”.

Caterina Zanirato

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