13 Marzo 2019 14:04

GRIGNANO POLESINE

Sapori di Capolavia: dall’agricoltura al nido rispettando l’ambiente

Mantenere corta la filiera e rispettare la biodiversità: questi i valori fondamentali dell'azienda


GRIGNANO POLESINE – Sapori di Capolavia è un’azienda agricola biologica che dal 2015 ha un obiettivo importante: produrre ortaggi biologici mantenendo la filiera corta, limitando l’utilizzo di combustibili fossili e rispettando la biodiversità dell’ambiente in cui viviamo. Un’esperienza imprenditoriale valida, non solo dal punto di vista del risultato economico, ma soprattutto in termini di miglioramento del nostro ambiente: una realtà da valorizzare, senza dubbio, che dimostra quanto ognuno di noi possa apportare il proprio contributo per far evolvere il mondo, rispettandolo. Abbiamo deciso di saperne di più e per questo abbiamo contattato i due fondatori, Anna Menon e Andrea Marchetto.

Come è nata l’idea di Sapori di Capolavia?

“L’idea ci è venuta mentre eravamo in Germania. Eravamo lì da circa un anno ed eravamo soddisfatti dell’esperienza all’estero, ma sentivamo anche l’esigenza di tornare. Per tornare però ci serviva un progetto. Così abbiamo pensato alle risorse che avevamo, anche all’interno delle nostre famiglie, e abbiamo deciso di investire in questo: nuovi modi di fare agricoltura”.

E poi, come avete fatto?

“Dall’idea alla formazione, naturalmente, sono passati degli anni. Per formarci abbiamo letto tanti libri, abbiamo cercato e fatto visita a realtà affini a quella che volevamo creare, sia in provincia di Rovigo che a Berlino. Il viaggio di ritorno in bici poi è stato studiato in modo da entrare in contatto con più aziende possibili in Germania, in Austria, in Italia. A questo si è aggiunta la formazione obbligatoria, data da enti formatori, necessaria proprio per dare il via all’azienda. Poi come in molti altri settori, la formazione è continua”.

È stato difficile creare questo tipo di progetto un po’ controcorrente?

“Non è stato facile, ma sicuramente lo sarebbe stato ancora di meno se non avessimo avuto nemmeno la terra. A questo si aggiungono poi le difficoltà burocratiche. Siamo un’azienda piccola perché abbiamo circa 10 ettari, ma la burocrazia è la stessa richiesta a un’azienda più grande. E questo naturalmente porta via tempo, energie e soldi. Per fortuna ci sono i finanziamenti europei che premiano molto le aziende piccole”.

A quasi 4 anni della creazione, siete soddisfatti di quello che avete creato?

“Sentiamo che questi anni sono passati, li sentiamo soprattutto nella formazione. Mettendo le mani in terra, abbiamo imparato anche a colpi di raccolti andati male. Vediamo una crescita soddisfacente e continuiamo a migliorare”.

Avete ricevuto una buona risposta dalla comunità rodigina?

“La risposta del territorio è sempre positiva, sia qui, a Grignano, che a Rovigo. Abbiamo dei sostenitori e dei fedelissimi che ci seguono da quando siamo tornati in bicicletta da Berlino, ma ci sono sempre nuovi contatti che si interessano alla nostra azienda. Vediamo un interesse crescente e siamo molto contenti”.

Cos’avete in programma per il futuro?

“La prossima tappa è sicuramente il nido in famiglia, che si chiamerà Agrinido. Agrinido è un servizio autorizzato dalla Regione Veneto e prevede che a Capolavia possano essere educati fino a 6 bambini, dai 3 mesi ai 3 anni. La peculiarità sarà la familiarità dell’ambiente. Nello specifico, la particolarità del nostro nido in famiglia sarà la vicinanza all’azienda agricola. I bambini potranno vivere la quotidianità dell’azienda, naturalmente in armonia con i loro ritmi e le loro esigenze, e passare molto tempo all’aria aperta”.

Com’è muoversi nel settore Bioedilizia qui nel Polesine?

“Eravamo sicuri da subito di voler fare una casa con i muri di paglia. Per questo abbiamo iniziato a cercare aziende del territorio che la facessero, localmente purtroppo non abbiamo trovato nessuno che avesse già esperienza in case di paglia. Abbiamo preferito, quindi, rivolgerci a qualcuno che se ne fosse già occupato. La ditta che abbiamo trovato è di Brescia, ma tutta la manodopera che ruota attorno al cantiere è locale”.

C’è qualcosa che vorreste dire ai giovani che vanno all’estero?

“Consigliamo a tutti di vivere un periodo all’estero, non siamo tornati perché non eravamo soddisfatti di quello che avevamo costruito là. Siamo tornati perché avevamo un progetto. Probabilmente se non fossimo mai andati via, l’idea di Sapori di Capolavia non sarebbe mai nata”.

Celeste Gonano

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