16 Marzo 2019 12:38

OPERAZIONE CONSTRICTOR

Prestava soldi con interesse del 200%: arrestato noto imprenditore rodigino

Il 45enne, conosciutissimo nel mondo della movida, è ai domiciliari accusato di usura


ROVIGO – Noto imprenditore rodigino, conosciutissimo nel mondo della notte polesano, è finito agli arresti domiciliari questa mattina con l’accusa di usura. Si tratta di R.P., 45enne, titolare di diverse attività commerciali in centro città, che, secondo l’indagine svolta dai Carabinieri di Rovigo, avrebbe prestato denaro contante a un’imprenditrice rodigina, ma che aveva la propria attività commerciale nel bolognese, richiedendoli poi indietro con tassi usurai del 200%. Insieme a lui, sempre ai domiciliari, anche un imprenditore di Goro: G.P., 52 anni, che operava nel mondo della pesca, che avrebbe prestato denaro con tassi variabili dal 20 al 50% ad altri imprenditori. I due, però, non operavano collaborando: semplicemente avevano scelto le stesse vittime.

L’indagine, chiamata “Constrictor” come il boa che uccide strozzando le proprie prede, è partita ancora a inizio del 2018, su segnalazione di due vittime di strozzinaggio. Il nucleo investigativo dei carabinieri di Rovigo, in collaborazione con i militari di Adria, infatti, aveva raccolto la testimonianza di due imprenditori, padre e figlio, disperati a causa di debiti contratti nei confronti di un usuraio operante a Goro. I due erano residenti nel padovano, ma erano titolari di un’azienda in basso Polesine. Nonostante i due avessero molto timore e non avessero sporto denuncia, però, sono partite le indagini dei miliari, prima seguite dal sostituto procuratore Fabrizio Suriano, poi da Monica Bombana, e ora seguite da Sabrina Duò.

I carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal Maggiore Nicola Di Gesare, hanno quindi raccolto ulteriori elementi nel momento in cui si è presentata una terza vittima, un’imprenditrice che operava a Bologna, ma originaria di Rovigo. Proprio quest’ultima, dopo essersi rivolta all’usuraio di Goro, che le avrebbe prestato soldi con un interesse del 50%, si sarebbe quindi rivolta ad un secondo “strozzino”, questa volta l’imprenditore rodigino. Che le avrebbe prestato ben 60mila euro con un tasso del 200%. 

Il ritorno della liquidità doveva avvenire in tranche mensili, che diventavano via via più veloci se non si pagava, con tassi in continua crescita, spiega il Maggiore Umberto Carpin. Nel momento in cui non si onoravano i debiti, ai malcapitati veniva risposto che sarebbero intervenute terze persone con metodi più convincenti. Un giro di usura che li portava letteralmente alla morte, economica s’intende.

Questa mattina, quindi, sono scattati gli arresti e le perquisizioni sia nell’abitazione dell’imprenditore rodigino, sia nell’abitazione dell’imprenditore di Goro. Sono stati sequestrati circa 100mila euro tra assegni e denaro contante. Ad emettere l’ordinanza di arresto, il gip Silvia Varotto. La formula dei domiciliari si è adottata perché entrambi gli arrestati sono incensurati. Il reato contestato, comunque, è quello di usura.

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