12 Marzo 2019 08:00

ROVIGO

In Polesine 223,3 anziani ogni 100 giovani

Uno studio condotto dal Coordinamento donne SPI-CGIL Rovigo per valorizzare le over 65


ROVIGO – Negli ultimi decenni si è registrato un rapido invecchiamento della popolazione italiana: si tratta di un fenomeno destinato ad aumentare dovuto soprattutto a due elementi compresenti, la contrazione delle nascite e l’invecchiamento della popolazione con innalzamento dell’età media.

La struttura per età della popolazione è caratterizzata da una forte componente di anziani con una connotazione soprattutto femminile (nella fascia degli ultra 90enni il rapporto tra uomini e donne è di 1 a 3). L’indice di vecchiaia, cioè il rapporto percentuale tra la popolazione in età anziana (65anni e più) e la popolazione in età giovanile (meno di 15 anni) è uno dei principali indicatori per misurare il livello di invecchiamento della popolazione. Tale indice è maggiore di 100 in tutta Italia, ovvero vi sono più anziani che bambini. In Provincia di Rovigo la misura è particolarmente elevata (223,3  anziani ogni 100 giovani) rispetto alla media Regionale (163,6) e nazionale (165,3).

Il Coordinamento Donne SPI -CGIL della Provincia di Rovigo, partendo dalla raccolta di alcuni dati, ha eseguito una indagine sui bisogni delle donne. La Provincia di Rovigo è costituita da 50 Comuni,  con una popolazione complessiva di 240.613 residenti (dati Istat 31Dicembre 2015). Si tratta per lo più di Comuni di piccole dimensioni, l’80% ha meno di 5 mila abitanti.

Ma, al di là dei dati che potrebbero sembrare freddi e lasciarci indifferenti, essi ci portano a fare una inevitabile riflessione sulla situazione delle donne polesane.

La femminilizzazione della popolazione anziana è ormai un fenomeno globale e per averne conferma basterebbe considerare la realtà delle strutture residenziali per anziani, in cui la componente femminile supera di gran lunga quella maschile. Rispetto agli uomini, le donne anziane hanno più probabilità di essere povere e questo è legato alla condizione sociale generale, in particolare quella lavorativa della donna; le donne ricevono mediamente una retribuzione inferiore rispetto a quella degli uomini, sono sovra-rappresentate nei lavori precari e irregolari, molto spesso sono costrette a ritirarsi dal mercato del lavoro per dedicarsi ai figli, se giovani, o ad un genitore anziano, se adulte.
Per questo, proprio per sensibilizzare e trovare un modo per elaborare delle soluzioni funzionali, è stato somministrato un questionario con l’obiettivo di dare voce ai bisogni delle donne, ai loro problemi  e in particolare per rendere visibile la condizione delle donne pensionate nel nostro territorio.

Di questi questionari ne sono stati raccolti 115 e sono stati compilati da donne con una età superiore ai 55 anni.

Le prime domande si sono concentrate sullo stato sociale e di istruzione delle donne: si rileva infatti che  la quota di persone con un diploma superiore e titolo Universitario è il 20% mentre quella con Licenza elementare e diploma di scuola media inferiore è dell’ 80%.  L’analisi mette in evidenza che la percentuale di una donna che vive con il marito o il compagno e figli è pari al 50% e solo con i figli per il 11%, ma il dato più importante è quello rappresentato dal 38% di donne che vivono sole.

Sono state rivolte poi alcune domande legale alla sfera affettiva, riferite ai rapporti con gli altri membri della famiglia e con la società stessa. Domande in cui si chiedeva a queste donne se si sentono comprese nelle loro idee e nelle loro esigenze e soprattutto se si sentono trattate con affetto e rispetto. La famiglia è l’ambito privilegiato dal punto di vista relazionare e l’indagine mette in evidenza la percentuale di una donna che vive con una persona che la tratta amorevolmente è pari a circa il 50%,  l’8% invece non sempre si sente tratatta con rispetto, mentre il 42% non ha risposto. Considerando che  il 38% vivono sole, c’è quindi un 4% che non ha risposto alla domanda.  C’è quindi una difficoltà ad avere, come donna, una posizione rilevante nel contesto familiare: il 20% delle donne intervistate hanno difficoltà a gestire i rapporti con i familiari in particolare non vengono ascoltate e le loro esigenze non considerate.

Il questionario ha fatto evidenziare anche problematiche legate alle relazioni. Dall’analisi dei dati risulta che il 51% delle donne ha sofferto per un lutto ed è la vedovanza che determina di conseguenza una maggiore vulnerabilità dal punto di vista economico e sociale.

A livello sanitario, però, c’è una buona notizia. Si scopre infatti che le donne tra i 55 e i 70 anni tengono molto alla loro salute: una netta percentuale di esse (quasi l’80%) si occupa della prevenzione di determiante malattie prettamente femminili (osteoporosi, artrosi, cancro al seno e all’utero e problemi legati alla menopausa) eseguendo regolarmente gli screening proposti dalle UlSS.

Le donne della terza età sono una fondamentale risorsa per la nostra società. E’ essenziale che ognuno di noi sia attento e collaborativo con queste persone che ora possono sembrare solamente fragili e bisognose, ma che nella realtà sono sempre state la colonna portante non solo della società ma anche di generazioni di famiglie.

Dall’elaborazione dei dati e dalle preziose informazioni che le donne hanno lasciato attraverso il questionario si è capito che, a volte, bastano davvero pochi gesti concreti ma significativi per migliorare questa fascia di età. gesti come aumentare il coinvolgimento e la partecipazione della terza età nella vita sociale, diffondendo sani stili di vita e partecipando ad eventi ed attività culturali. Anche lo stesso stare più in compagnia di altre persone e quindi coniugare in modo strutturale l’idea “dell’anziano attivo” e della “solidarietà tra le generazioni” è una soluzione molto efficace.  Ed infine, da non dimenticare come sia importante aiutare e insegnare di più sull’uso dei dispositivi informatici affinchè possano trasformarsi in strumenti efficaci per combattere l’esclusione sociale e per vincere l’isolamento.

Le loro rughe, i loro capelli argentati, la loro dolcezza negli sguardi e nei sorrisi sono per le giovani generazioni uno scrigno della storia vissuta in prima persona. Sono un monito e un incentivo: un incentivo a prendersene cura e un monito affinchè le loro difficoltà siano punti di partenza per migliorare la situazione femminile nella nostra realtà quotidiana.

Martina Romagnolo

 

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