06 Marzo 2019 15:33

SQUADRA MOBILE

In manette “Stefano”, lo spacciatore di fiducia di tutto il Polesine

Il 35enne marocchino si era trasferito a Codigoro e aveva ripristinato il "commercio" di cocaina


ROVIGO – Era il punto di riferimento per i consumatori di cocaina di tutta la provincia di Rovigo. Si faceva chiamare “Stefano”, anche se il realtà il suo nome era marocchino: bastava inviargli un messaggino che lui rispondeva a che ora e dove avrebbe portato la “merce”. Cocaina purissima, di ottima qualità, tanto che i suoi clienti erano fedelissimi: alcuni di loro avevano iniziato a rivolgersi a lui già nel 2012 senza cambiare mai spacciatore, per oltre 2500 consegne (almeno quelle contestate). Ma la squadra mobile di Rovigo ha messo fine a tutto questo: è stato arrestato questa mattina, mercoledì 6 marzo.

A carico di “Stefano”, 35enne, di origine marocchina e già noto alle forze dell’ordine, era stata emessa una misura di custodia cautelare, richiesta e ottenuta del pubblico ministero Maria Laura Rizzo circa un mese e mezzo fa, a causa della lunghissima lista di precedenti: circa 2500 contestazioni che avevano comportato arresti domiciliari, obblighi di dimora, divieto di dimora, obblighi di comparizione. Insomma, era evidente che si dovesse prendere posizione per bloccare definitivamente questo personaggio legato da ormai 8 anni allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Non appena emesso l’ordine di custodia cautelare, gli agenti della mobile hanno quindi cercato “Stefano” dove era solito trovarsi e spacciare: tra Lusia e Lendinara. Ma l’uomo si era come volatilizzato. In maniera molto furba, inoltre, Stefano ogni mese cambiava numero e cellulare, avvisando prima i propri clienti, per non lasciare traccia. Non possedeva documenti (aveva ricevuto anche un ordine di espulsione ed era clandestino)e tanto meno residenza.

Sono iniziate così le ricerche, che grazie alle indagini svolte dalla squadra mobile si sono concluse a Codigoro. La polizia l’ha trovato lì, in un bar in mezzo alle valli del Delta Ferrarese, dimagrito, in tuta e con il cappellino in testa, dove aveva iniziato a ricostruire una rete di spaccio identica a quella che aveva creato in Polesine. Anche se qualche cliente, per “avviare l’attività” se l’era portato dal Polesine (erano i fedelissimi del 2012). Ed è stato, finalmente, arrestato. Con il plauso della comunità locale, che da ottobre (il mese in cui Stefano si trasferì a Codigoro) aveva iniziato a notare un giro assai strano.

Si è messa la parola fine, quindi, a una lunga ricerca arrestando uno dei capisaldi dello spaccio di droga in Polesine. L’uomo era stato infatti indagato anche nell’operazione “Taraqa”, seguita dal Pm Sabrina Duò, che permise di bloccare due carichi di Haschish che provenivano dal Marocco: in quel caso, si era risaliti al giro internazionale di droga proprio grazie al cellulare di “Stefano”.

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