20 Marzo 2019 13:14

ADRIA

Csa, Passadore contro tutti: sindaco, sindacati e amministrazione

Dopo aver dato buca al consiglio comunale, la presidente chiede un confronto prima della manifestazione


ADRIA –  Dopo aver dato buca al consiglio comunale di Adria, in cui parlava proprio del Csa davanti a cittadini e amministratori, l’amministrazione del Centro Servizi anziani torna ad attaccare il Comune di Adria. Secondo Sandra Passadore, presidente del Cda, servirebbe un confronto: “Prendiamo atto che lo scenario politico rappresentativo del consiglio comunale compatto sfilerà alla manifestazione indetta dai sindacati. Sarebbe stato utile un confronto nel merito ma nessuno di questi attenti politici ha cercato approfondimenti o raccolto rassicurazioni presso la struttura. Certamente il contesto non poteva essere il consiglio comunale farsa indetto frettolosamente e con ordine del giorno  inadeguato”.

Secondo Passadore, quindi, la partecipazione al consiglio sarebbe stata inutile: “Nessuno di loro ha affrontato alcun tema che realmente dovrebbe essere argomento politico: indirizzo proposta di nuovi servizi per il territorio, struttura, impegnative e posti letto. Rancori offese e attacchi personali: la migliore espressione della politica locale. Stupisce la partecipazione di Lega alla manifestazione atteso che la Consigliera comunale Emanuela Beltrame ha condiviso programmi e azioni del CDA, in particolare sui temi del personale e del buon andamento del servizio del contenimento delle rette. Perplessità per le dichiarazioni di Furlanetto, che mi risultano effettuate a titolo personale senza alcun passaggio in direttivo o confronto con il partito. Quanto alle dichiarazioni di FI non rappresentata in consiglio mi limito a ricordare i titoloni di qualche anno fa del Suo recente rinnovato portavoce, quei titoloni tuonavano contro i dipendenti comunali fannulloni a busta paga nello stipendificio comunale (Simoni). Dichiarazioni che denotano grande insensibilità sul tema del personale da parte di questo signore. Lamberto Cavallari eccepisce il metodo (?) ma condivide la legittimità dell’operato…rileva come il presidente non rappresenti le forze in comune”.

E il resto del cda? “Io lo rappresento ma non esaurisco il collegio. La nomina in capo al sindaco è prevista dallo statuto dell’ente e ciascun nominato deve rispondere agli interessi dell’ente amministrato non del sindaco. La casa di risposo ha piena autonomia e non dipende dal Comune. Così non fosse si amministrerebbe fuori dalle previsioni di legge. Se cambiando lo statuto assegnassimo potere di nomina al Vescovo o alla Camera di commercio …a chi dovremo rispondere ..? Sullo sbandierato intervento di Bobo credo opportuno ricordare a me stessa le sorti delle passate amministrazioni…difficile prende esempi di buon governo pubblico e privato. Si finiscano le farse e si entri nei temi reali da condividere per la città. L’Amministrazione dell’ente che nell’ambito delle regole, in un contesto sociale e competitivo completamente cambiato rispetto a qualche anno fa, ha saputo mantenere in vita e migliorare una delle strutture più importanti per la comunità adriese, sia in termini di servizio reso, che in termini occupazionali. Alle forze politiche rappresentate in consiglio comunale ciò non piace. Ecco, forse il vero motivo di adesione allo sciopero è questo: guadagnare per un po’ il palcoscenico, magari solo per una “comparsata”, dettata dalla pancia più che da una seria elaborazione dei dati fatto”.

E continua a ribadire la sua versione dei fatti: “Quanto alla qualità dei servizi assistenziali non vi è riscontro oggettivo sulla diminuzione del livello. L’unica cosa certa è l’attivismo del “solito gruppetto” affine a qualche comitato/partito/movimento che siede in consiglio comunale che usa pretestuosamente singoli episodi, peraltro già chiariti gestiti dagli uffici del CSA, per denigrare l’Amministrazione del CSA, senza comprendere che tale comportamento non può che danneggiare l’intera organizzazione. L’Amministrazione del CSA sta lavorando per approntare un sistema della gestione della qualità secondo la norma ISO 9001:2015, certificato da un ente di certificazione terzo (e non dal “solito gruppetto”) che possa fornire un giudizio più ampio e competente circa la soddisfazione dell’utenza del CSA. Ritenere che la qualità del servizio assistenziale si possa misurare in termini di operatori socio-sanitari impiegati, dimostra la scarsa conoscenza delle attività assistenziali che vengono svolte, l’organizzazione dei servizi, le caratteristiche di chi riceve i servizi. Si può comprendere l’agitazione di qualche sindacato che vede diminuire i propri iscritti se si riconducono i contingenti di OSS alle previsioni di Regione Veneto, ma non della politica. Peraltro, i nuovi politici adriesi, che poco conoscono della natura delle IPAB, a breve saranno chiamati a nominare il nuovo consiglio di Amministrazione del CSA, a cui potranno ben richiedere di aumentare il numero di OSS nella dotazione organica dell’ente e pagare di più il personale, oltre quanto è previsto dal contratto collettivo nazionale del lavoro “Funzioni locali” applicato presso l’ente. Il tutto senza (ma dubito fortemente) aumentare le rette di ospitalità”.

Ma la Passadore ne ha anche per i sindacati: “Quanto alle organizzazioni sindacali, tengo a ribadire che il dialogo è sempre rimasto aperto sui temi che la normativa e la contrattualistica di settore demanda alle parti interessate nei territori. L’Amministrazione ha puntualmente implementato gli istituti di partecipazione delle rappresentanze sindacali previsti dal contratto, da ultimo convocando le organizzazioni sindacali per il 26 marzo 2019 per la discussione del contratto decentrato dei dipendenti finalizzato a distribuire una parte del fondo del salario accessorio. Le organizzazioni sindacali hanno richiesto un rinvio della discussione, ritenendo di eludere la discussione per la definizione del contratto decentrato – commenta –. E’ opportuno chiarire che la contrattazione di rango nazionale prevede dei tempi certi per la negoziazione, al cui scorrere ogni parte potrà riassumere le proprie responsabilità. L’Amministrazione al fine di garantire le corrette dinamiche organizzative pertanto, decorsi i termini di leggi, si vedrà costretta ad applicare unilateralmente gli istituti necessarie per il buon andamento della attività assistenziali. Anche riguardo ai cosiddetti “turni massacranti” sono state avviate da parte dell’Amministrazione del CSA le opportune azioni di confronto con le organizzazioni sindacali per valutare gli effetti Tuttavia le organizzazioni sindacali, invitate alla fine dello scorso mese di gennaio a discuterne, hanno declinato l’invito, ben sapendo che gli atti organizzativi adottati presso la struttura sono rispettosi della normativa. Il rinvio del confronto lascia pensare che in realtà le organizzazioni sindacali abbiano scarsi elementi di rivendicazione in ordine agli istituti contrattuali applicati – correttamente – presso il CSA di Adria e che il malessere manifestato sia piuttosto conseguenza di disagio verso un contesto organizzativo in necessaria evoluzione per adattarsi alle sfide che altri soggetti, privati in primo luogo, propongono al CSA di Adria. Auspico tuttavia che le organizzazioni sindacali – dopo aver manifestato – riprendano il confronto con l’amministrazione del CSA per definire gli atti previsti dal contratto nazionale del lavoro di interesse dell’ente, dei dipendenti, e, in ultima istanza, dei residenti”.

In poche parole: nessuna intenzione dimissionaria del consiglio d’amministrazione.

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