23 Marzo 2019 15:12

ADRIA

Csa, la carica dei 120 contro il Cda: “È stato messo in dubbio il valore stesso del lavoro”

Sindacati e amministrazione comunale uniti per chiedere le dimissioni di Passadore


ADRIA – Oltre 120 i manifestanti, senza contare lo schieramento delle forze di polizia, che stamani hanno sfilato dall’entrata della casa di riposo Csa, lungo corso Vittorio Emanuele II, piazza xx Settembre,per arrivare all’entrata della sede dell’ex tribunale, ora sede del corpo di polizia locale. A precedere il corteo, lo schieramento di pubblica sicurezza, seguito da tutte le sigle sindacali e le forze politiche rappresentate sia in consiglio comunale, sia nella realtà adriese.

A lanciare gli slogan al megafono, di “Dignitá al lavoro” e “Sbaracchiamo il consiglio di amministrazione del Centro Servizi AnzianiDavide Benazzo, della Cgil Fp, sostenuto a gran voce e dal suono di fischietti, dai lavoratori, famigliari e da tutta la politica adriese, firmataria di un documento condiviso. Tra i manifestanti, anche alcuni rappresentanti dei famigliari della casa di riposo di Cavarzere, che hanno portato la loro solidarietà alla manifestazione.

“È stato un momento davvero più che riuscito, a testimonianza della forza delle motivazioni per cui lo sciopero è stato indetto. Non si tratta solo di una battaglia sindacale per contestare l’euro in più o l’euro in meno – afferma il sindacalista Davide Benazzo – c’è un mancato rinnovo contrattuale, stiamo subendo scelte del direttore, avvallate dalla presidente, che mettono in dubbio il valore stesso del lavoro”. E continua: “Si è scelto di tagliare pesantemente il costo del lavoro. La nostra battaglia è stata sulle ore di assistenza data agli ospiti che ha lo scopo di impiegare nel servizio meno personale. Non ci sono stati licenziamenti, ma non ci sono più state assunzioni è sostituzioni. Molti se ne sono andati. È inaccettabile perché sono scelte che derivano direttamente dalla politica sopra di noi: ci sono determinate scelte politiche ai piani alti allora qui taglia”.

Quella per cui così tante persone sono scese in piazza, afferma il sindacalista “deve diventare una battaglia del Polesine, perché tagliare i servizi pubblici significa tagliare direttamente il diritto alla cittadinanza. Prendiamo il recente caso dell’ospedale di Adria. Anche la sanità è diventata una scelta politica. Vogliono trasformare l’ospedale da centrale, come è sempre stato fino a ora, a di periferia. Perché levare la chirurgia in un ospedale vuol dire proprio questo, tagliare l’idea stessa di ospedale. La vertenza che è partita oggi andrà avanti finché Adria e il Polesine non recupereranno la loro dignità” afferma Benazzo.

Per coloro che sono scesi oggi si tratta di una battaglia essenziale che ha cercato e trovato un appoggio diffuso in tutto il panorama politico. “Con Passadore non c’è più nessuna forza politica, nessun cittadino, nessun lavoratore, nemmeno i familiari. Si trova in un isolamento totale” conclude il sindacalista.

Lo segue Omar Barbierato, sindaco di Adria: “Con la firma  di tutte le forze politiche del documento condiviso, significa che tutta la città di Adria vuole che la presidente del Csa Sandra Passadore, si faccia da parte” ha incalzato il primo cittadino. Poi il sindaco ha pronunciato i nomi  di alcuni componenti del Cda della casa di riposo: “Sandra Passadore, Mauro Badiale, Lorenzo Bertaglia e Francesco Bisco, basta trincerarvi  dietro ai numeri, noi  rappresentanti della politica, dobbiamo tutelare  la dignità degli ospiti, dei famigliari e dei lavoratori e per questo dovete farvi da parte per lasciare spazio ad una nuova direzione che costruisca il futuro della casa di riposo. Tutta la politica adriese è al fianco dei lavoratori, famigliari e ospiti, perchè l’assistenza non è solo il numero degli standard regionali, non più adeguati alla situazione reale della casa di riposo, per i quali chiediamo alla regione di cambiarli”.

A seguire, i lavoratori , nei loro interventi, hanno  elencato i cambiamenti decisi dal Cda della casa di riposo, che -secondo quanto dichiarato- hanno tolto umanità al servizio degli operatori per gli ospiti della casa di riposo. “È il momento anche di difendere il nostro ospedale – ha ribadito  in chiusura  di manifestazione  il sindaco Barbierato – perchè la Regione, di fatto sta depauperando il nostro ospedale e questo ci fa capire che il Polesine non interessa a Venezia.Come abbiamo capito che ai politici che governano in regione, non interessa risolvere le problematiche del trasporto pubblico della tratta Ferroviaria Adria-Venezia”.

La manifestazione si è conclusa tra le note della performance della banda dei Marmaja.

 

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