20 Marzo 2019 11:58

IL RICORDO

“Aiutavo Orsetti a diffondere il suo messaggio: lottavamo per la democrazia e l’uguaglianza”

Il giovane caduto in Siria combatteva con Claudio Locatelli, responsabile del Mud obstacle park di Rovigo


ROVIGO – Ha sconvolto tutta italia la morte di Lorenzo Orsetti, il  il 33enne italiano morto in Siria combattendo contro l’Isis. Orsetti, nome di battaglia “Tekoser”, combatteva come volontario a fianco dei curdi. Un giovane che si è sacrificato per difendere gli ideali di libertà e democrazia e che ha lasciato anche un video messaggio “testamento” in cui afferma che lo rifarebbe altre 100 volte. Un uomo dai grandi valori, amato non solo nella sua città, Firenze, ma anche a Rovigo. Orsetti infatti era molto amico di Claudio Locatelli, l’attuale responsabile tecnico ed head trainer del Mud obstacle park all’interno dell’ospedale psichiatrico di Rovigo, anche lui combattente e impegnato a sensibilizzare l’Italia sulle YPG, Unità di autodifesa popolare in Siria. Le milizie Ypg nascono nel 2004, ma soltanto nel 2012 vengono organizzate come vero e proprio esercito dei curdi siriani. Proprio dal luglio del 2012 le forze Ypg appaiono tra gli attori protagonisti della guerra civile siriana iniziata pochi mesi prima.

Lorenzo e Claudio si sono conosciuti in Iraq: “Ho conosciuto Lorenzo nell’ottobre 2017 quando io uscivo da Raqqa, dopo la battaglia di liberazione della città vecchia e lui entrava per iniziare il suo percorso di lotta sul campo di battaglia. Ci siamo conosciuti fuori dalla Siria, in Iraq, una zona sicura, e siamo stati insieme due settimane – racconta Claudio -. Immediatamente mi è stata chiara una sua caratteristica: era una persona lucida, determinata e pratica. Era molto chiaro e reale, una cosa non scontata. Sapeva bene cosa stava facendo, il contesto siriano, le ragioni della sua scelta e a cosa stava andando incontro. Lì è rimasto oltre un anno, perché come sapete è caduto in battaglia il 18 marzo, due giorni fa, nell’ultimo pacchetto di terra in mano al Califfato nero caduto in questi giorni”.

Ma Lorenzo non era sono un combattente: “Ricordo un cuoco, lui era quello che riusciva a prepararci una cenetta con poche cose anche in Iraq – spiega Claudio -. Si vedeva la sua predisposizione ad aiutare il prossimo anche in questo contesto: ci portava quel sorriso che ha voluto ricordare anche nella sua lettera finale di testamento. Ho condiviso con lui lo stesso obiettivo, reale e umano e la penso come lui: quando tutto sembra perduto e i mali nel mondo sembrano insormontabili, bisogna trovare la forza e infonderla nei nostri compagni. E’ proprio nei momenti più bui che la luce serve: la penso come lui, serve lo spirito del non arrendersi mai, di andare avanti, sensibilizzare intorno a se tutti coloro che non conoscono questa realtà, la battaglia non finisce mai. In questo lo aiutavo, portando avanti un progetto di sensibilizzazione e informazione in tutta Italia. “Ogni tempesta inizia con una goccia: cercate voi di essere quella goccia” diceva Lorenzo. Dobbiamo fare la differenza con il nostro singolo comportamento: lui l’ha fatta, l’ha fatta cadendo nell’ultimo istante in un attacco in cui il suo battaglione è stato circondato e cinque di loro sono stati colpiti nelle ultime ore prima che quella zona fosse liberata”.

Un insegnamento di vita quindi il suo. Rivoluzionario, coerente fino all’ultimo istante. Che ha lasciato un enorme vuoto: “Quando ho appreso la notizia della sua morte è stato molto sconcertante. Non tanto che fosse caduto, sapevamo che sarebbe successo, era un combattente ed era una guerra. Inoltre, lui voleva rimanere in Siria anche dopo, aiutare questo popolo martoriato. Voleva aiutare quei popoli della Confederzione democratica che hanno creato un nuovo modello dove uomini e donne sono alla pari, le religioni collaborano: lui voleva portare avanti questo modello contro l’Isis. La cosa che più mi ha scosso è che a cadere fosse proprio lui, la consapevolezza che non ci saremmo più sentiti, non avremmo più portato avanti il nostro progetto di sensibilizzazione. Ogni compagno combattente ha dovuto tenersi in forza in questi giorni per diffondere i suoi insegnamenti e portare avanti la sua memoria”.

Lorenzo Orsetti (Tekoşer Piling) è entrato a far parte delle truppe di difesa del Rojava dall’Italia nel 2017. Come rivoluzionario internazionalista, ha partecipato attivamente alla lotta per la libertà per lungo tempo. Tekoşer Piling ha preso il suo posto nelle unità internazionaliste all’interno delle YPG in prima linea, nella resistenza contro l’invasione turca di Afrin. Ha svolto un ruolo significativo nella lotta per la libertà, resistendo a tutte le condizioni con grande determinazione. Ha anche combattuto con grande sacrificio e determinazione nella campagna Jazira Storm, per cacciare l’ISIS dalla sua enclave finale a Deir al-Zour.

Caterina Zanirato

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