21 Febbraio 2019 19:47

L'ANALISI DI RAITO

“Le origini della crisi di maggioranza: le elezioni del 2015”



Quando, nel 2015, le elezioni comunali di Rovigo videro in campo più liste e più candidati, in molti avevano una sola grande certezza, ovvero che Nadia Romeo, candidata della coalizione di centrosinistra, sarebbe andata al ballottaggio, nonostante tutto; ovvero nonostante delle primarie che avevano lasciato strascichi pesanti. Lega e Forza Italia, uscite con le ossa rotte dal commissariamento seguito alla rottura della maggioranza che sosteneva Bruno Piva, si stavano preparando, presumibilmente, a metabolizzare una sconfitta scritta, con i possibili incomodi chiamati Paolo Avezzù, Silvia Menon a poter contendere alla Romeo la guida della città. Lega e Forza Italia, almeno da quanto mi risulta, scelsero una candidatura a sindaco di servizio, trovata poi nella disponibilità di Massimo Bergamin, perché nessuno, in casa loro, riteneva di poter vincere le elezioni. Fin qui niente male, perché nei partiti, le candidature di servizio ci sono sempre state. La Romeo e Bergamin andarono al ballottaggio e sappiamo tutti come è andata a finire. Ma quello che sta succedendo oggi, con una crisi ormai tragicomica dell’amministrazione della città capoluogo, credo sia proprio figlio di quanto successe allora: la coalizione risultata vincente non si aspettava di vincere e non aveva una chiara idea di governo della città. Se ci mettiamo poi dentro che gli apparentamenti del secondo turno hanno, di fatto, costruito una maggioranza composita formata da cinque gruppi (Lega, Forza Italia, Area popolare, Obiettivo Rovigo, Presenza Cristiana), tutti con programmi e obiettivi diversi, si può capire la drammatica difficoltà di governo di una città che, si badi bene, ha si il diritto di vedere chiudere buche, tagliare erba e cambiare lampadine, ma deve anche esercitare un ruolo di traino del territorio per i servizi pubblici essenziali, i problemi della provincia, le tematiche economiche. Sinceramente mi trovo in sofferenza a vedere dei colleghi amministratori in difficoltà, perché dietro le nostre difficoltà ci sono i problemi dei nostri territori e dei nostri amministrati e perché credo di conoscere abbastanza bene pene, impegno ed etica dell’amministrare. Ma in queste settimane di città in stallo, mi sono balenate tantissime domande, leggendo articoli, sentendo persone, e credo siano domande lecite che dovrebbe porsi ogni rodigino: chi ha ragione? Perché i partiti di maggioranza sono così spaccati? Vale di più la fedeltà a un partito o il senso di responsabilità nei confronti della citta? Oppure dove sta il confine tra queste due cose? La classe dirigente cittadina è all’altezza della situazione? Occorre ripartire da queste risposte, se si vuole dare un futuro a Rovigo, evitando nuove crisi imbarazzanti, o errori che potrebbero ripetersi anche nei prossimi anni.   

In sostanza, per chiudere, la crisi della maggioranza di Massimo Bergamin è frutto della sua stessa nascita, del modo confuso e inaspettato con cui si è trovata a fare i conti con la gestione del governo di una città piccola ma complessa, nelle sue relazioni, nei suoi problemi, nelle sue prospettive.   

Leonardo Raito

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