23 Febbraio 2019 16:26

LA RIFLESSIONE DI RAITO

“Al capoluogo serve una guida politica, non civica!”



So già per certo che questo mio intervento susciterà polemiche, che spesso diventano l’ultima spiaggia di un dibattito che dovrebbe essere essenza della democrazia ma che, di fronte al vuoto quasi assoluto del confronto politico, spesso sfocia in insofferenza e intemperanze verbali. Sarò felice, ad ogni modo, se questo mio pensiero farà riflettere e discutere, i cittadini, le associazioni, il mondo politico e dei movimenti tutto.

La caduta dell’amministrazione comunale di Rovigo, apre, per la città capoluogo, degli scenari nuovi e già si è messa in moto la macchina degli ‘aspiranti’ sindaci. Negli ultimi anni, a fare la parte del leone è stata, in tutta Italia, la corsa al ‘civismo’, quasi il rifiuto di presentarsi sotto insegne e bandiere di partiti, forse per la sempre maggiore insofferenza provata da cittadini disaffezionati nei confronti dei tradizionali contenitori. Sono sorti Movimenti che si sono poi istituzionalizzati in partiti, altri ne sorgeranno, altri si scioglieranno.

Le liste civiche, come invenzione, sono state interessanti e sono sicuramente utili. Nei piccoli paesi e nelle cittadine, ad esempio, dove molti dei problemi da risolvere non sono né di sinistra, né di destra e né di centro, dove il rapporto con la cittadinanza è più diretto, il confronto può essere gestito in modo costante, e si possono organizzare anche forme di consultazione veloce e immediato (assemblee, sondaggi ecc.). Ma la guida della città capoluogo ha bisogno di molto di più che occuparsi di buche da tappare, erba da tagliare, lampadine da cambiare. Molto, ma molto di più.

La città capoluogo, specie in un contesto in cui, superate le province come enti, manca un organismo centrale di coordinamento territoriale, ha il dovere, non il diritto, ripeto, il dovere, di esercitare una funzione di leadership e di guida per il Polesine intero, concertando, mediando, anticipando scenari, proponendo scelte responsabili che, aldilà dei 50.000 rodigini, dovranno riguardare tutto il complesso dei 235.000 polesani.

Già questo, di per sé, testimonia che qualsiasi scelta effettuata da chi avrà l’onore e l’onere di governare la città, sarà una scelta dal fortissimo sapore “politico”. In fin dei conti, la gestione di un qualsiasi potere non può che avere ripercussioni politiche. Se anche Rovigo sarà governata da un sindaco o una sindaca che siano espressione di un movimento o di una lista civica, anche se ritengo che, nel panorama frazionato che si sta apparecchiando il ballottaggio sia inevitabile, deve essere ben chiaro a tutti che dal momento dell’elezione quel primo cittadino diventerà un politico. Perché? Perché avrà bisogno di relazionarsi con i colleghi sindaci, avrà bisogno di effettuare delle nomine, di avvalersi di bravi collaboratori, di coadiuvarsi di una giunta competente. Non basterà più un comunicato stampa o un post su facebook dove si attaccano le vecchie gestioni e gli errori compiuti da chi avrà preceduto i nuovi governanti. Sarà necessario mettere in campo tutte le competenze e le doti possibile, fosse anche soltanto per tenere insieme una maggioranza magari stabilita da un apparentamento al ballottaggio.

Qui, a mio avviso, starà la vera discriminante per il futuro della città: scegliere le persone più competenti per i ruoli di responsabilità. Mettere all’angolo chi ha sfruttato o vuole sfruttare l’amministrazione per perpetrare spazi di potere, per garantire prebende e assunzioni, posti nei consigli di amministrazione, incarichi a revisori e consulenti.

Rovigo deve partire dalle persone migliori che possono essere messe in campo, e queste persone devono essere in grado di immaginare un progetto di città, che guardi almeno ai prossimi dieci anni. Un progetto di città che riguarderà la provincia e il suo sviluppo, il ruolo delle partecipate, la gestione concertata (non asfaltata, o stonata) dei servizi pubblici essenziali. È per questo motivo che, lo ribadisco, il capoluogo necessita di una chiara guida politica. Non c’è più tempo da perdere. L’ultimo treno è quello di maggio.

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