10 Gennaio 2019 18:34

LA STORIA

Prigionieri della ferrovia

L'incredibile situazione di due famiglie di Ceregnano


CEREGNANO – Nell’autoproclamatosi paese della felicità c’è chi ha poco o nulla da stare allegro. Due famiglie protagoniste di una storia a dir poco assurda, prigioniere della ferrovia, costrette a una sorta di incubo quotidiano dal quale, da anni, non c’è uscita. Non è servita neppure una puntata, risalente ormai a numerosi anni orsono, di “Striscia la notizia”, solitamente l’ultima spiaggia per risolvere casi complessi. Nulla da fare: questa volta, anche l’ironia targata Mediaset pare esserci scontrata con uno scoglio insormontabile e resistente a ogni attacco.

Le due famiglie vivono in via Verdi. O, meglio, una parte di via Verdi, laterale alla strada principale. Uno sterrato che costeggia il campo da calcio “La Marcona”, un tempo casa del Lapecer, oggi del Mediopolesine. Una zona non centrale, certo, ma neppure una campagna sperduta in mezzo al nulla, insomma. Lo sterrato termina nei campi. E’ una strada senza uscita. Tagliata a metà dalla ferrovia, oltre la quale ci sono le case.

L’accesso alla ferrovia non è regolato da un passaggio a livello, evidentemente antieconomico per servire solo alcune persone. Ci sono due sbarre, incrostate di ruggine, bloccate ognuna da veri lucchetti. I residenti, quindi, debbono ogni volta, che sia giorno o che sia notte, che splenda il sole, piova o nevichi, scendere dall’auto e aprire i lucchetti di entrambe le sbarre, superarle, quindi richiuderle entrambe. Tutto a mano, ovviamente.

In questi giorni di gelo, quindi, è d’uopo, anche per chi non fuma, avere almeno uno (meglio due, casomai uno termini) accendini in tasca, per provvedere al disgelo dei lucchetti. Ma non solo: pensate allo stato d’animo di chi si trovi a dovere gestire queste operazioni in mezzo alla ferrovia, di notte, avvolto dalla nebbia. Non molto rassicurante, vero? Una precauzione, in effetti, è stata individuata. Le Ferrovia hanno fornito di un numero di telefono le famiglie, spiegando che, prima di aprire o chiudere, devono chiamare e attendere il via libera. La telefonata è necessaria per verificare che nessun treno sia in arrivo.

A volte l’attesa si prolunga, anche a lungo. Ma una soluzione non c’è. E se qualcuno sta male e deve arrivare una ambulanza? Poco da fare. Si deve andare ad aprire manualmente, come per qualunque altro veicolo.

Comprensibile, sino a un certo punto, che per le Ferrovie la situazione di due famiglie della campagna polesana possa non essere chissà quale priorità. E il Comune? “Si era parlato di una strada alternativa – spiegano i residenti – ma poi non se ne è fatto nulla”.

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