10 Gennaio 2019 11:10

POLITICA ROVIGO

Magaraggia guarda già al 2020: “Bergamin non sarà ricandidato”

I movimenti dietro le quinte di Palazzo Nodari in vista delle prossime Comunali


Provate a immaginare cosa può accadere nella mente di una persona normale il dover abbandonare un prestigioso incarico acquisito per miracolo. È ciò che potrebbe accadere al nostro sindaco Massimo Bergamin. Per uno come lui, credo trattarsi di un dramma. Per cui mi aspetto di tutto e di più. Arrivato dal “nulla”, a causa di una serie di concause, a ricoprire la massima autorità amministrativa del comune capoluogo, pare che dovrà abbandonare. Ad accompagnarlo giù dalle scale di Palazzo Nodari e imbastire le relative determinazioni, a quanto si evince, sarebbero state due persone egregie, naturalmente non polesane. Non immerse nella melma politica nostrana, e chiamate a surrogare la mancanza di leader locali. I commissari provinciali di Lega e Forza Italia, Fausto Dorio, che non conosco ma che più persone mi indicano come persona per bene, e l’on. Piergiorgio Cortellazzo che poteva solo essere intelligente, perché figlio di Giorgio che oltre ad avere una spiccata acutezza mentale era di una simpatia unica. Vedendo i fatti da “ lontano”, quindi in modo distaccato e obiettivo, ci hanno impiegato poco per capire che “il miracolo Bergamin” non si sarebbe assolutamente ripetuto. Una decisione coraggiosa ma seria, quella di non ricandidare un sindaco uscente. Pare stiano già pensando a chi consegnare eventualmente “la stecca” del comando del comune di Rovigo nel 2020. Cioè chi sarà il candidato prescelto a sindaco del centrodestra, in grado di sconfiggere un centrosinistra inesistente, frammentato, vecchio e litigioso con programmi confliggenti. Oltre ad individuare la persona adatta, si tratterà inoltre di ripianare i disastri commessi da questa amministrazione. Già il fatto di riconoscere che Bergamin, dopo il primo mandato, non va assolutamente ricandidato per non rischiare di scimiottare l’immolazione operata dalla sinistra con Nadia Romeo nel 2015, è una vittoria. Dell’intelligenza, nel riconoscere cioè la cruda realtà. Qual è. Pur triste che sia. I segnali, almeno per chi è in grado di rilevarli, ci sono: la nomina a commissario comunale della Lega di Benetti, filo Bossi- Fava, direi marangoniano più che bergaminiano, quindi ispirato dal gruppetto (Marangon, Guarnieri ecc) che telefonava, poco tempo fa, ai consiglieri comunali per invitarli a correre per firmare dal notaio per far concludere questa legislatura anzitempo. Se a questo si aggiunge la latitanza da Rovigo del “capitano” Salvini, ma anche del governatore Zaia, che da due anni non approdano a omaggiare “il signor sindaco”, ne sono il sigillo. Il tempo, cari lettori, è galantuomo. Anche se lontani da Rovigheto, debbono essere venuti a conoscenza di aspetti imbarazzanti che, purtroppo, non sono stati oscurati da una normale, non dico splendida amministrazione del “gavellese”. Quindi, non essendo votati per assurgere agli altari, in quanto politici e non santi, hanno probabilmente deciso che non valeva la pena di sacrificarsi. Una decisione che potrebbe comunque far sorgere un “problema Bergamin”, come tratteggiato da qualche cronista locale. Si è infatti ipotizzato che per rimuoverlo bisognerebbe però promuoverlo. Candidandolo in Regione o al Parlamento. Chiacchiere, che hanno fatto insorgere i piazzarotti. Ma come, si sono chiesti i cittadini, se si riconosce che è stato un pessimo sindaco, tanto da non ricandidarlo, ipotizzare addirittura di premiarlo, come faceva la vecchia e odiata partitocrazia, sarebbe un controsenso, una schifezza politica. Essendo in possesso di una patente di autista di corriere, lo si aiuti casomai a reinserirsi in qualche società di trasporti, finché possa finalmente piazzarsi, almeno per una volta, a quota cento. Ma per agguantare la pensione, dicono.

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo

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