30 Gennaio 2019 16:42

GIORNO DELLA MEMORIA

L’urlo di chi visse l’orrore: “Mai più”

La cerimonia si è svolta in Provincia al termine della quale si sono consegnate le medaglie d'onore


ROVIGO – Una giornata della memoria davvero emozionante, quella che si è svolta stamattina a Rovigo, partendo dalla sala consigliare della Provincia, dove si è svolto un incontro tra le autorità, le scuole, passando per la cerimonia di consegna delle Medaglie d’onore, per concludere poi con la cerimonia commemorativa al cimitero ebraico di via Mure e alla lapide di piazzetta Annonaria.

Il tutto è stato organizzato dalla Prefettura, dalla Provincia e dal Comune di Rovigo, in collaborazione con la comunità ebraica di Padova e con l’associazione “Il Fiume” di Stienta. In un primo momento, in sala consigliare di palazzo Celio, si sono confrontati sull’argomento della Shoa il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara, il sindaco di Rovigo Massimo Bergamin, il prefetto Maddalena De Luca, il Vescovo di Rovigo Pierantonio Pavanello. “Siamo quì per ricordare, in modo che certe tragedie non vengano più commesse e per non ripetere gli stessi errori – spiega Dall’Ara – Momenti come questo sono importanti, per non dimenticare il nostro passato, e vanno vissuti con il cuore”.

Con lui, Massimo Bergamin: “Invito tutti i giovani a documentarsi, a ricostruire il passato sentendo tante voci – spiega il primo cittadino – Non esistono morti di serie A e di serie B, come non c’è differenza tra vinti e vincitori: non pieghiamo la storia a racconti tendenziosi e politici”.

In un secondo momento, poi, sono intervenuti il professor Roberto Felloni e il consigliere della Comunità ebraica di Padova, Matteo Romano, per parlare delle legge razziali e della Shoa. Felloni ha raccontato la storia di tre famiglie di ebrei turchi internate a Taglio di Po: “Prima sono state arrestate e rinchiuse all’albergo Orlandi. Poi sono stati alloggiati in via Romea, fino al 30 novembre 1943, quando gli adulti furono riarrestati e portati al carcere di Rovigo. I bimbi vennero adottati dalla comunità di Taglio di Po, che provvedette a dargli cibo e cure mediche. Poi, nel ’44 tutte le famiglie vennero deportate, prima a Modena, poi nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Quì i documenti turchi vennero in loro aiuto: la Turchia era uno stato neutrale in guerra e li incarcerarono vivi per poterli scambiare con altri prigionieri. Per questo tutti ebbero salva la vita, ma prima di ritornare in Italia dovettero percorrere tutto il corridoio umanitario dal Nord Europa alla Turchia, per poi tornare a Napoli. La figlia di una di queste famiglie, Sultana Razon, è poi cresciuta in Italia, diventando la moglie del professor Umberto Veronesi”.

Toccante poi l’intervento di Matteo Romano: “Parlare di Shoa è sempre doloroso, ma abbiamo l’obbligo di tramandare queste memorie, come una staffetta, per far pensare i giovani e non far dimenticare gli orrori della storia – spiega – Purtroppo i testimoni diretti si stanno spegnendo tutti, tocca quindi a noi continuare a parlare e dialogare su quanto successo in modo costruttivo, per creare un futuro migliore”.

La cerimonia si è conclusa con la consegna delle medaglie d’onore a Emilio Boscolo, del Comune di Ariano nel Polesine, e a Marino Giuseppe Chieregato, del Comune di Castelguglielmo, purtroppo deceduti, che si sono distinti in quell’epoca per aver aiutato famiglie di origine ebrea.

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