05 Gennaio 2019 12:00

L'INIZIATIVA

“Ho il gene dell’avventura. Ecco i miei 800 chilometri in bici nel Laos”

La nostra cronista Caterina Zanirato sta attraversando in mountain bike le montagne e fiumi di questo stato asiatico


ROVIGO – Si chiama DRD4-7R ed è definito il gene degli avventurieri. Chi lo annovera nel proprio corredo cromosomico è infatti portato a cercare sempre nuove sfide da affrontare, nuovi viaggi da compiere, insomma cerca di uscire sempre, con grande entusiasmo, dalla propria comfort zone. Forse è questo il motivo che mi spinge a tentare questa nuova sfida che mi vedrà impegnata nelle prossime due settimane in Laos in bicicletta. Attraverserò l’intero paese asiatico in mountain bike con un gruppo di otto persone: percorreremo 791 chilometri di salite e discese dalle montagne del Laos, dormiremo nei villaggi meno turistici, visiteremo scuole e abitanti di queste splendide regioni per arrivare infine a Vientiane, la capitale.

Il percorso inizierà dalla Thailandia, dal piccolo paese di Chiang Khong, al confine con il Laos. Attraverseremo la frontiera direttamente in bici per passare poi attraverso la meravigliosa riserva naturale di Nam Ha, tra montagne, grotte e zip line in mezzo ai templi buddisti. Prima tappa quindi il villaggio di Vieng Phukha, dove pernotteremo in guest house locali. Il secondo giorno raggiungeremo Luang Namtha, villaggio immerso tra cascate e templi, mentre il terzo giorno pernotteremo a Udomxai, cittadina composta per lo più da abitanti di origine cinese. Continuando a pedalare in montagna raggiungeremo poi Muang Khua, dove poi ci imbarcheremo per un giorno di navigazione su fiume Nam Ou, per gustarci al meglio questo leggendario panorama. Arriveremo infine a Luang Prabang, cittadina patrimonio Unesco per i suoi templi e le sue grotte labirintiche, dove ci fermeremo due giorni per conoscere da vicino la cultura laotiana. Infine, finalmente, pianura: passeremo per Phu Khou, Kas, la leggendaria e hippy Vang Vieng (qui si rifugiavano gli artisti e festaiolo amanti dell’oppio, al punto da aver obbligato il governo laotiano a chiudere tutti i bar in cui continuavano a morire turisti in overdose), per concludere poi con una tappa a Phong Hong e qualche giorno nella capitale, Vientiane. Prima difficoltà: riuscirò a sostenere 791 chilometri in sella a una mountain bike?

Il Laos è famoso per i suoi panorami naturali composti da montagne verdi e rigogliose, grotte profonde e frastagliate, pianure calde coltivate a riso e fiumi lenti, gonfi d’acqua, che ti trasportano in un’altra dimensione. Ma dietro questa meraviglia si celano tante incognite: che clima troverò? Ecco la seconda difficoltà: in cima alle montagne troverò una temperatura che arriverà anche a zero gradi centigradi, mentre in pianura raggiungeremo i 35 gradi. In poche parole: devo essere pronta a tutto.

Ecco perché non è stato semplice preparare questo viaggio. Ho dovuto allenarmi in bici in questo periodo dell’anno, tra freddo e nebbia, per mettere chilometri sulle gambe. E preparare una valigia che mi faccia trovare pronta a qualsiasi clima. Fortunatamente uno sponsor tecnico mi ha supportato in questa difficile sfida, ovvero Bonin bike, che mi ha equipaggiato con l’intera linea B-race: tute termiche, giubbotti wind stopper, guanti adeguati. Vi assicuro che pedalare al freddo, con il vento che ti taglia la pelle, è la cosa più dolorosa che esista al mondo ed essere ben coperti può davvero salvarti la vita.

Lo so che te lo stai chiedendo: perché? Va bene il gene DRD4-7R, ma perché faticare quando si può viaggiare anche senza nessuna scomodità, noleggiando un’auto o semplicemente chiamando un taxi? Perché viaggiare in bici ha tutto un altro sapore, ovvero quello della lentezza e dell’immersione totale in un panorama. Non solo vedremo panorami che chi viaggia in auto si perderà, ma incontreremo volti che in genere si nascondono ai turisti, vivremo davvero le tradizioni, le usanze e le difficoltà di quel territorio, capiremo perché lì si ragiona in un certo modo. Visiteremo inoltre anche alcune scuole, per portare ai piccoli laotiani i nostri regali. E poi perché pedalando tutto è più lento e rilassato, si respira l’aria e gli odori di ogni chilometro, si condividono gioie e dolori tra partecipanti – che poi diventeranno amici – per abbracciarsi poi stanchi, ma felici, alla fine di ogni tappa. Se vuoi davvero capire perché ho scelto di fare tutto questo, l’unico modo è quello di continuare a leggere il mio diario di viaggio, che pubblicherò costantemente non appena il wifi me lo permetterà, proprio qui su Rovigoindiretta.

Caterina Zanirato

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