27 Gennaio 2019 09:52

IL CASO IN POLESINE

“Finché non ci faranno sprofondare ci opporremo alle trivelle”



Tre anni fa si tenne un referendum contro le trivellazioni non premiato dal quorum. La Regione Veneto si schierò praticamente compatta contro nuove estrazioni di idrocarburi che in passato avevano favorito il fenomeno della subsidenza nella zona del Delta del Po e, più in generale, in tutto il Polesine con abbassamenti del terreno sino a 4 metri creando problemi seri al territorio nato da bonifiche succedutesi nei secoli.

Il Governo di allora, Renzi Presidente del Consiglio, era di segno opposto all’attuale e le forze politiche che ora sono subentrate, Lega e M5S, si esposero in modo forte e contrario a nuovi scempi estrattivi. Allora. Ora pare che le cose siano mutate e chi si opponeva pare guardare ora con favore, Lega, o con imbarazzata sottomissione all’alleato, M5S, al nuovo assalto delle compagnie estrattive.

Si “sospendono” autorizzazioni per 18 mesi, ma non si nega con forza l’ipotesi di future estrazioni. La sequela di voltafaccia del M5S, che pure era stato deciso tra i contrari su tante questioni ambientali, in funzione della stabilità della poltrona fa temere il peggio.

E pure il Delta del Po torna sotto minaccia.

Parafrasando una pubblicità di qualche anno fa verrebbe da dire che “una trivella è per sempre” qui da noi.
Poca cultura ambientale e inesistente senso della difesa del bene e dell’interesse collettivi sono il tratto comune di chi va a governare. Pazienza, non ci stanchiamo di difenderci.

Fin che non ci faranno sprofondare ci opporremo alle politiche di convenienza di chi cambia idea a seconda della prospettiva politico-amministrativa che assume istituzionalmente. Perché a quelli come noi che non hanno interessi economici o politici fa da stella polare il bene comune e non facciamo sconti a nessuno. E i Governi passano, noi restiamo.

Vanni Destro

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