07 Gennaio 2019 18:27

L'EDITORIALE

Crisi della cultura: quando l’ignoranza è un’emergenza

Il punto di vista di Magaraggia sul "popolo dei mediocri": primi a usare Facebook, ultimi a leggere libri


Debbo molto a quel mio grande professore di psicologia, da anni deceduto, per avermi aperto la mente permettendomi negli anni di cercare di “… dare alla luce me stesso…”, come scriveva Erich Fromm. Sosteneva, ed è vero, che “le cose”, o meglio che l’importanza alle cose gliela diamo noi, in base al nostro vissuto. Eccone un esempio: il sottoscritto è molto preoccupato per l’ignoranza attiva del popolo italiano. Sette persone su dieci non hanno letto nemmeno un libro, in un anno. I giornali sono in crisi di vendite, mentre nel contempo un popolo di mediocri si esercita, attraverso i social network, inondando spesso di imbecillità la nazione. Siamo i primi in Europa a usare Facebook , gli ultimi a leggere libri. Probabilmente, il primo imbecille sono io, che mi stupisco. E classifico come una emergenza l’ignoranza. Mentre un popolo di cittadini, che non legge, non si informa correttamente, ha probabilmente altre priorità: il lavoro, i figli, la salute o l’assistenza ai genitori anziani. Problemi sicuramente più urgenti che leggere, informarsi e formarsi per divenire cittadini liberi di esercitare al meglio i diritti e rispettare i propri doveri. Una comunità che si accapiglia su “Presepio sì”, “Presepio no” da allestire nelle scuole pubbliche, ma resta insensibile e assente sulle importanti esigenze che ha la Scuola, non la “Scquola” italiana, con edifici e aule da terzo mondo, didattica cretina, insegnanti umiliati e sottopagati (a volte impreparati sic) mi fa sorridere, per non piangere. Non voglio turbare i sentimenti dei fedeli cristiani, che so essere indiscutibili, ma se informassi che i Vangeli non indicano date sulla nascita di Gesù, che risponderebbero? E che solo due Evangelisti, Matteo e Luca, ne parlano senza precisarne né anno, né stagione, né giorno e né ora. E potrei continuare sul Presepe, ma è bene fermarmi. Riavvolgendo la mia vita, chiudo per un attimo gli occhi e cancello il tempo, quello che hanno inventato gli orologiai: cammino con mia mamma lungo il canale vicino casa per raccogliere dalle rive il muschio per allestire quel presepe che suor Marcellina classificò essere meritevole del primo premio al concorso, premiandomi con un “diploma”, che ancora conservo gelosamente. Come capirete informarsi, cercare di capire, di ragionare non significa rinnegare il nostro passato ma studiarlo, criticarlo, approfondirlo per migliorare il nostro pensiero. E i libri, i giornali, la cultura a questo dovrebbero servire. Vi offro per terminare questa bellissima lettera, che Niccolò Machiavelli scrisse a Francesco Vettori. “Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio e sull’uscio mi spoglio questa veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali e, rivestito condecentemente, entro nelle antique corti della antiqui homini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pascio di quel cibo che solamente è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per la loro umanità mi rispondono”. Ditemi voi, se dopo averla letta, non ci si commuove?

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo

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