14 Gennaio 2019 11:03

CULTURA E POLEMICHE

Caso libri al macero, Magaraggia tra il ricordo di Cibotto e gli harakiri dei politici

Il pungente intervento del giornalista sulla vicenda che sta facendo tremare l'amministrazione rodigina


Non posso affermare di essere stato “amico” di Tony Cibotto, ma sovente, negli ultimi anni della sua vita pubblica, ci incrociavamo. Lui, accompagnato dalla sua mitica bici “Graziella”, io sulla mia “Umberto Dai”. E, da me stimolatolo su problematiche locali o nazionali, spesso terminava le sue brevi risposte con “… ma chi vaga tutti in mona…”. Un grande, che dall’alto della sua cultura, lasciava liberi i suoi pensieri. Ho “visionato” sui social media la conferenza stampa del “ mio sosia” (in molti, soprattutto fuori provincia, mi hanno più volte scambiato con il critico d’arte, per somiglianza fisica, capiamoci) Sgarbi, più giovane di un anno. Sapete cosa mi ha colpito? Memore degli insegnamenti di Enzo Lazzaro, strambo ma intelligente capo della Redazione del “Resto del Carlino”, quando anni fa, tanti, iniziai a scribacchiare. Sulla strada che porta a Lendinara era morta una persona. Era andata a cozzare con la sua auto contro uno dei numerosi platani che la delimitavano. Mi chiese di comporre venti righe. Allora si usava la macchina per scrivere, su foglio. Dopo averle composte, e più volte riviste, trepidante consegnai il pezzo. Lo lesse, e mi chiese di rifarlo. “Devi fare sempre molta attenzione, non solo al fatto di per sé, ma alla scena in cui si è svolto”, mi disse. Mi venne quasi da piangere. Tornai alla Olivetti, e rinfilato il foglio, riflettei. L’articolo terminava parlando del cagnolino che era sull’auto dello sfortunato automobilista che, rimasto illeso, qualcuno aveva legato con una corda a un albero, mentre polizia e curiosi facevano capannello. Ecco: rivoltai tutto, partendo dal “miglior amico dell’uomo”. Quel piccolo esserino rimasto solo e in disparte, senza più il suo “amato papà”. Un modo diverso di descrivere una tragedia. Ottenni un plauso. Nel teatrino allestito al Thun caffè, ex Borsa, per parlare del “caso libri Cibotto – Accademia”, tra il monologo Sgarbiano, tra i “morti di fama” che gironzolavano attorno alla scena, alla ricerca di farsi immortalare dai flash di fotografi e telecamere, per informare che se Cibotto era morto loro erano ancora vivi, mi ha colpito l’ex onorevole Luca Bellotti. Non ce la fa da ex a voler divenire un x. Cioè un signor nessuno. Su e giù, sempre “de visu”, dietro Sgarbi. La popolarità, è peggio della cocaina per un drogato. E il simpatico e intraprendente ex politico altopolesano (me lo ricordo, quando agente di commercio, arrivava nelle campagne per piazzare i suoi prodotti, sollevando con la sua utilitaria nuvole di polvere) cerca in tutte le maniere di far parlare i media: scatta foto e fa circolare la sua somiglianza all’allenatore dell’Inter Spalletti, dalla tribuna Vip; si fa immortalare nei paesi arabi non mi ricordo più con chi, poi divulga una foto vicino al capo del governo, Conte. Ma la chicca più significativa, rimbalzata sulla televisione a livello nazionale, l’ha registrata nella trasmissione “Le Iene” di qualche anno fa. Dopo la figuraccia successa all’onorevole Giuseppe Fini, da allora definito “Darfur”, per averlo confuso con “Fast food”, e aver risposto ai giornalisti che era “…un modo di mangiare, veloce…”, invece di una storica provincia del Sudan. Bellotti, poco tempo dopo, venne anche lui fermato, fuori del Parlamento, e sottoposto alle domande trabocchetto, per capire il grado di informazione e cultura che la nostra classe politica deteneva. Ecco cosa rispose alle Iene, che anche i sassi sanno che tengono sempre il microfono attivo per mandare in onda le risposte degli sprovveduti: “… non vi rispondo, perché poco tempo fa avete messo in croce un mio amico (Fini, sic) che ora non esce più di casa dalla vergogna…”. Fu, più o meno, la intelligente sua risposta. Che non solo venne mandata in onda, ma inflisse un ulteriore fendente al povero Fini, che pensava che tutto fosse archiviato. Questo è quello che più mi ha propiziato, direi divertito dei dieci minuti di filmato visto. Penso che anche Cibotto, da dove si trova, vista la scena, avrebbe acceso, oltre il suo sigaro, anche il sorriso beffardo.

PS: leggo, purtroppo non più con stupore, (considerato che conosco Paolo da una vita e non so più cosa pensare) la lettera karakiri di un presidente del Consiglio comunale (super partes?) Avezzù che, a mio avviso, non smette di autoflaggellarsi pubblicamente. Sta infatti mettendo in pratica una tecnica religiosa e mortificatrice, nata nel Medioevo, appunto, attraverso le sue incredibili prese di posizione. Si chiede chi ha “…paura dell’istituzione di una commissione d’inchiesta sul caso libri Cibotto/Accademia, come si volesse violare il Santo Graal…” scrive. Se è un “siluro a Bergamin” sto con Bergamin e l’assessore Sguotti, che almeno tutelano questo prestigioso istituto nato per discutere letteratura, arte ecc. e non sentenziare. La domanda sorge spontanea: come ti sei comportato sulla tragica richiesta dell’istituzione di una commissione d’inchiesta sul “Caso Fattoria”, dove si paventavano ben altri più gravi e pesanti dubbi? Un consiglio, infine: non citare i santi, come Santa Teresa di Calcutta e nemmeno il Sacro Graal. Se una fantomatica commissione d’inchiesta,laica, lo trovasse dentro i magazzini dell’Accademia significherebbe che anche per te si è “celebrata l’ultima cena”, politica però.

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo

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