09 Gennaio 2019 16:58

CRISI DEL LAVORO IN POLESINE

Cargill, torna lo spettro dei tagli: sindacati e dipendenti pronti allo sciopero

A 9 impiegati è stato prospettato il trasferimento a Milano per mantenere il posto. Dichiarata la mobilitazione


ROVIGO – Un’azienda che occupa circa 300 persone, che lavora e “macina” utili ma che, pezzo dopo pezzo, rischia di essere smantellata. Uno stillicidio, quello della Cargill di Castelmassa, che dura ormai da tempo. Anni. E che, nonostante i ridimensionamenti e le riorganizzazioni a cui è stata sottoposta nel corso del tempo (negli ultimi quattro anni sono stati persi oltre 60 posti di lavoro) ancora non sono terminati.
Per questo motivo i sindacati, insieme alle rsu, sono sul piede di guerra e pronti allo sciopero. E oggi, 9 gennaio, hanno lanciato, ancora una volta (come già hanno fatto più volte dal 2016 ad oggi) un grido di allarme sul futuro di quella che è, senza mezzi termini, una delle principali realtà aziendali dell’Altopolesine da oltre un secolo attiva nel settore della trasformazione e lavorazione di cereali e amidi.

In discussione non c’è il futuro delle linee produttive che per il momento, a quanto riferiscono gli esponenti delle organizzazioni sindacali territoriali, sono state intaccate solo marginalmente dagli “studi” (leggasi riorganizzazioni) del management, ma il settore amministrativo. Sì, perché nove dipendenti dell’ufficio finanze sono stati messi davanti ad una prospettiva: trasferirsi nella sede della multinazionale a Milano per continuare a mantenere il proprio posto di lavoro.
I sindacati e le rsu non ci stanno e, visti i precedenti, sono pronti a fare le barricate, come hanno spiegato il segretario generale della Cgil Pieralberto Colombo, Enrico Rigolin, segretario di Femca Cisl, Giampietro Gregnanin di Uiltec Uil e Ivan Cazzaniga di Ugl chimici.

“Dopo il settore logistica e l’ufficio acquisti – ha esordito Gregnanin – ora è il momento dell’ufficio finanze. Ci è stato presentato un piano che prevede di ridurre altri 9 posti con il rischio che l’intero settore amministrativo sparisca per sempre. Quello che ci fa preoccupare è soprattutto il fatto che non vediamo, per contro, dei progetti di investimento importanti che ci traghettino oltre il quotidiano”.
Insomma, i sindacati vogliono risposte concrete su cosa si debbano aspettare i circa 300 dipendenti dell’azienda altopolesana (il 50% sono impiegati nei settori produttivi, l’altra metà sono lavoratori del settore amministrativo) e l’occasione per discuterne con i rappresentanti della società è il prossimo 15 gennaio quando nel palazzo della Prefettura di Rovigo si terrà un vertice tra lavoratori e manager, come annunciato nei giorni scorsi (LEGGI ARTICOLO). Per l’occasione i sindacati hanno organizzato una mobilitazione con presidio intorno alle 11.30 e sono pronti allo sciopero nel caso l’esito dell’incontro non sia, come loro stessi lo hanno definito, “accettabile”.

“Dei nove dipendenti ai quali è stato prospettato il trasferimento a Milano – ha proseguito Colombo – la maggior parte sono donne le cui difficoltà ad accettare una tale trasferta sono facilmente immaginabili. E se non ci fossero le rsu ed i sindacati a tutelarli, il licenziamento di chi rifiuta una tale prospettiva sarebbe una conseguenza immediata. Per fortuna, come sindacati ed rsu, abbiamo un forte potere contrattuale e non siamo disposti ad accettare la parola ‘esuberi’ laddove ci sia un’azienda che fa utili e neanche la parola ‘trasferimenti’”.
“Ogni volta che l’azienda annuncia degli ‘studi’ – ha aggiunto Enrico Rigolin – si spostano degli uffici. Questa volta, l’unica differenza è che non vengono spostati all’estero ma a Milano. Quello che preoccupa di più, però, è che queste riorganizzazioni non hanno mai messo al centro il sito produttivo di Castelmassa. Noi rivendichiamo invece che la centralità del sito polesano sia mantenuta nelle politiche industriali del gruppo Cargill”.

L’unità dei sindacati su questo fronte ha prodotto finora un grosso risultato: “Ha costretto l’azienda a non licenziare – ha affermato ancora Gregnanin – Fino ad oggi ci sono state solo uscite volontarie con incentivi e ricollocazioni interne. Ma se si lavano degli interi settori aziendali, il rischio è che l’azienda vada a chiudere”.
“Tra l’altro – ha concluso Cazzaniga – ci avevano detto che gli ‘studi’ del 2016 sarebbero stati gli ultimi, invece siamo di nuovo a fare i conti con piani di riorganizzazione. Un altro ci è già stato annunciato e riguarda il ‘supply team’, ovvero l’ufficio vendite”.

DISCLAIMER:
I tuoi commenti agli articoli saranno gestiti dalla piattaforma 'Disqus' attraverso i login dalla stessa previsti.
Ti rinviamo alla piattaforma ed ai Social che ne permettono l'accesso per quanto attiene l'informativa in materia di trattamento dei dati.
Noi non abbiamo una gestione diretta delle informazioni ma potremo impedire la loro pubblicazione qualora a nostro insindacabile giudizio non rispettino il codice etico del giornale.

Si autorizza espressamente al trattamento dei dati forniti per le finalità connesse al servizio richiesto e/o ai seguenti servizi aggiuntivi. Dichiaro altresì di avere preso visione della Policy Privacy all'apposita sezione del sito.
Si autorizza espressamente al trattamento dei dati forniti per le finalità connesse al servizio richiesto e le comunicazioni commerciali.