11 Gennaio 2019 10:23

CORBOLA

“Allevamento di polli: i motivi per dire no”

Li elenca la consigliera regionale Patrizia Bartelle
Patrizia Bartelle, consigliera regionale, esponente di Italia in Comune


ROVIGO – “La vicenda  del progetto dell’allevamento intensivo dei 345mila polli da carne previsto a Corbola, sembra fatta apposta per essere la bandiera di una campagna elettorale per il sindaco uscente Michele Domeneghetti. Tant’è che lo stesso  primo cittadino, disse in diverse situazioni che la vicinanza sua alla Lega era qualcosa di importante da usare per bloccare l’allevamento”.

Esordisce così la consigliera regionale Patrizia Bartelle alle dichiarazioni del sindaco,  sulle autorizzazioni ottenute dall’azienda agricola, progettista dell’allevamento intensivo. Autorizzazioni non definitive, dal momento che dopo i pareri positivi di Regione e Ulss 5 dovrà pronunciarsi la Commissione via della Provincia, ma che comunque hanno scosso la piccola comunità, contraria all’insediamento (LEGGI ARTICOLO).

“In un comune di circa 2400 abitanti – prosegue Bartelle – dove non accadono cose eclatanti, torna nuovamente alla ribalta con la storia dei polli con tanto di comitato ufficiale, rappresentato da un presidente che non rilascia dichiarazioni ai giornali. Il tutto mi lascia un po’ perplessa. Se si considera, che dovrebbe essere proprio il presidente  il primo   a diffondere e informare i cittadini sia sulle riunioni pubbliche, sia  sulla petizione per la quale servono  le firme dei corbolesi. Il sindaco infatti, nelle ultime dichiarazioni, ha annunciato che il comitato raccoglierà le firme per la petizione; ma lo stesso   bocciò, fin dal primo incontro pubblico del 23 maggio, la proposta di raccogliere le firme per indire  un referendum, come previsto  dallo statuto comunale. Ritenendo inutile il tutto”.

“Ora vedremo come verrà scavalcata la questione di una delle osservazioni che depositai nei tempi utili con l’aiuto della consulenza del  biologo Devis Casetta – spiega la Bartelle –  Una di queste evidenziava che l’allevamento di tipo intensivo verrebbe collocato a una distanza inferiore ai 150 metri, previsti dalla normativa vigente, da tre civili abitazioni di via Spin. Gli edifici in questione, non essendo né di proprietà, né nelle disponibilità dell’azienda in termini di affitto, non possono considerarsi annessi agricoli quali ‘case del custode’. L’eventuale assunzione di qualcuno dei residenti con contratto di lavoro, come paventato dall’azienda agricola, non può certo configurarsi come vincolo urbanistico di ‘casa del custode’, e stiamo parlando di tre famiglie, non di una”.

“Altra osservazione –conclude la Bartelle– riguarda  le emissioni in atmosfera di sostanze odorigene, che si svilupperebbero dallo stoccaggio della pollina. Una situazione per la quale l’utilizzo di un telo di copertura impermeabile, proposto dall’azienda agricola, comporterebbero condizioni di assenza di aria che porterebbero ad accentuare i problemi di odori in termini di emissioni di acido solfidrico e ammoniaca al momento dell’allontanamento della pollina dall’azienda”.

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