07 Dicembre 2018 11:30

SOTTO LA LENTE D'INGRANDIMENTO

Zero tv, sempre online ma Facebook non “tira” più: ecco le abitudini dei ragazzi rodigini

I risultati dello studio della Fondazione Zancan sugli adolescenti tra i 12 e i 18 anni


PADOVA – Sempre più connessi ad internet e meno attaccati alla tv o ai videogames, sempre meno su Facebook ma sempre di più su Instagram e Whatsapp. Vanno di più in palestra, amano meno la scuola e si sentono stressati. I ragazzi rodigini, le loro preferenze, i loro comportamenti cambiano: di anno in anno, con il cambiare dell’età. A “scattare una foto” degli adolescenti rodigini insieme a quelli padovani è la Fondazione “Emanuela Zancan” che, anche quest’anno, ha realizzato lo studio longitudinale “Crescere” coinvolgendo oltre 1.000 ragazzi e famiglie nelle due province in questione.
I risultati della ricerca, condotta grazie al sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, sono stati presentati ieri, 6 dicembre, a Padova alla presenza del presidente della Fondazione Cariparo Gilberto Muraro e del presidente della Fondazione Zancan Cesare Dosi.

Lo studio sta seguendo nel tempo i ragazzi dai 12 ai 18 anni, monitorando la loro crescita, la salute e il benessere, nella delicata fase di transizione dall’infanzia all’adolescenza, verso l’età adulta.
A Rovigo hanno partecipato all’indagine, oltre ad alcune famiglie, l’Enaip e l’Istituto di istruzione superiore “Viola-Marchesini” coinvolgendo 14 classi, per un totale di 238 studenti.
Tanti i temi dello studio: il benessere a scuola, le relazioni in famiglia, il bullismo, le attività del tempo libero, internet e i rischi online, l’autostima, la salute e il benessere, le prospettive di futuro e molto altro ancora.
I dati mettono a fuoco le disuguaglianze e le difficoltà che i ragazzi affrontano nella crescita. La sfida è quella di affrontare le difficoltà riconoscendo le capacità e le potenzialità che ogni ragazzo ha dentro di sé. Dopo la presentazione dei risultati, è stato dato spazio alla voce dei ragazzi, dei genitori e degli insegnanti. Si è parlato anche di povertà educativa e di come, a partire dai dati, si possono sviluppare soluzioni concrete nei nostri territori.

Lo sport e salute sono al centro dell’attenzione dello studio. Sette ragazzi su dieci praticano almeno uno sport, percentuale stabile rispetto a quella registrata l’anno precedente, quando erano in classe prima. Giocano a calcio, vanno in palestra, nuotano, fanno rugby, arti marziali, corsa, basket, ecc. Aumenta significativamente il numero di ragazzi che vanno in palestra (dal 4% al 16%). Tra chi pratica sport, la maggior parte lo fa a livello agonistico e si allena tutte le settimane. Nel complesso dunque il 47% fa sport a livello agonistico,il 22% fa sport a livello amatoriale e il 30% dei ragazzi non fa sport. Rispetto alle classi prime è diminuita in modo significativo la percentuale dei ragazzi che praticano sport a livello agonistico.

Il benessere a scuola è un altro tema centrale. Nelle classi seconde la scuola piace “molto” o “abbastanza” al 70% dei ragazzi, percentuale in calo rispetto all’anno precedente (84%). Gli studenti insoddisfatti, quelli a cui la scuola “non piace”, sono in crescita: erano il 16% nelle classi prime, sono il 31% in seconda. La scuola è tuttavia fonte di stress: il 44% dei ragazzi si ritiene “abbastanza” stressato e più di uno su dieci dice di esserlo “molto” (erano rispettivamente il 32% e il 7% un anno fa).
Il rapporto con i compagni è positivo: nella maggior parte dei casi i compagni sono considerati gentili e disponibili (62%) e i ragazzi si sentono accettati per quello che sono (75%). Ciò che cambia maggiormente è il rapporto con gli insegnanti: 1 studente su 5 pensa di non esser trattato in maniera giusta (quasi il doppio rispetto all’anno precedente) e diminuiscono gli studenti che sentono di poter ricevere aiuto dagli insegnanti in caso di bisogno.
Con l’età si fanno più difficili anche le relazioni in famiglia. Per il 68% dei ragazzi è “facile/molto facile” parlare con la madre di cose che preoccupano veramente. Il dialogo con il padre è più complicato: per 4 ragazzi su 10 è “difficile/molto difficile” parlare di cose importanti.

Tra le attività del tempo libero diminuisce l’uso della televisione e dei videogiochi, aumenta l’uso di internet, sono connessi sempre e ovunque: praticamente tutti ragazzi si collegano a internet quotidianamente (97%). Rimangono connessi da 10 minuti a 24 ore al giorno, in media 5 ore al giorno, esattamente come già osservato l’anno precedente nelle classi prime. Per navigare in rete usano principalmente lo smartphone (96%). Nella maggior parte dei casi quando usano internet sono da soli, più raramente lo fanno in compagnia degli amici o dei genitori; queste ultime due percentuali sono inoltre in aumento rispetto al 2017 (pari al 57% e 39% rispettivamente, contro il 46% e 28% dell’anno precedente.
Quasi tutti usano social network per comunicare con familiari, amici o persone che non conoscono. Il più diffuso è Whatsapp, usato da tutti i ragazzi, seguito da Instagram (85%). Meno utilizzati ma comunque diffusi sono: Facebook (50%), Telegram (29%) e Google+ (26%).
Aumenta il tempo che passano da soli. È stato chiesto ai ragazzi cosa pensano di internet, se sono consapevoli delle potenzialità e dei rischi. Se da un lato, è diffuso tra i ragazzi accettare amicizie da sconosciuti, dare il proprio numero di telefono, incontrare persone con accordi presi online, sono consapevoli dei rischi online: cyberbullismo, dipendenza, isolamento, fake news, truffe, pericolo per la privacy, stalking.

Il futuro: al termine della scuola, 4 ragazzi su 10 vorrebbero iscriversi all’università, 7 su 10 vorrebbero lavorare e il 27% vorrebbe anche fare un’esperienza all’estero.
Per trovare lavoro oggi in Italia, secondo i ragazzi, il fattore principale è: “essere competenti” (indicato nel 42% dei casi). Seguono al secondo posto “avere l’aiuto di persone influenti” (17%) e al terzo posto “essere tenaci nella ricerca del lavoro” (14%).

“È la fotografia dei giovani oggi, cioè crescere tra sfide e speranze. Ma i ragazzi non sono tutti uguali, non hanno le stesse possibilità, non sempre hanno una famiglia su cui poter contare, non tutti hanno fiducia in se stessi, non hanno accesso a pari opportunità educative – commenta il direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato -. Molte le differenze tra maschi e femmine, tra ricchi e poveri, tra chi frequenta il liceo e l’istituto professionale. La sfida dello studio ‘Crescere’ è proprio quella di far emergere le difficoltà e le disuguaglianze, per potersi concentrare sulle potenzialità e quello che aiuta i ragazzi a crescere bene”.

“Lo studio Crescere ha il grande merito di fare luce su un tema di primaria importanza: la crescita dei ragazzi durante l’adolescenza – commenta Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Padova e di Rovigo -. Da alcuni dei temi approfonditi oggi, come le differenze e le nuove povertà educative, emerge infatti con chiarezza l’urgenza di trovare – in un contesto sociale in continuo cambiamento come quello in cui viviamo – strumenti di ascolto efficaci per i problemi con cui sono chiamate a confrontarsi le nuove generazioni. La nostra Fondazione sostiene dal 2013 lo studio ‘Crescere’ nella convinzione che la ricerca e la diffusione dei suoi risultati potranno offrire strumenti utili e concreti a tutte quelle persone che affiancano ogni giorno gli adolescenti, garantendone la crescita positiva”.

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