05 dicembre 2018 23:30

IL LIBRO

“Veneti in controluce”: 18 racconti per raccontare l’anima di un popolo

Edito da Fernandel, è stato scritto dal sociologo Giuseppe Ausilio Bertoli


ROVIGO – Cos’è “Veneti in controluce”, la serie di racconti scritta dal sociologo giornalista vicentino Ausilio Bertoli ed edita da Fernandel? E’ un inno d’amore per il Veneto che fu e che tutt’ora è. Quei modi di vivere, vedere il mondo, interagire con gli altri, quei panorami che sembrano appartenere ad un’epoca lontana, ma in realtà appartengono a tutti, anche nel presente. Perché ogni cittadino veneto è cresciuto in mezzo alla campagna, saltando fossi, mangiando luganighe e sognando il lavoro che avrebbe cambiato la propria condizione di vita. Non accorgendosi che, intanto, era la vita intorno a lui a cambiava, modificando per sempre quei panorami e il modo di percepirli.

Nel libro “Veneti in controluce” Bertoli riesce a mescolare abilmente elementi del passato, vissuti con nostalgia, che interagiscono tra loro sullo sfondo del presente che si fa sentire come un’auto rombante che stordisce chi è abituato alla calma. Nei suoi racconti si incontra un’ape che passa con tre giovani donne, una croata che tenta la fortuna giocando un terno al lotto, si riscoprono le sagre di paese con una vecchia orchestra che suona sia il valzer sia la bachata, indispettendo il parroco che non vuole saperne di balli erotici, si trovano uomini innamorati e romantici che utilizzano ancora il dizionario e non Google, imprenditori che saltano balle di fieno per sentirsi giovani. Ma, sullo sfondo, c’è il presente, quello che per molti è ancora da capire e destabilizza: giovani tatuati, capelli colorati, cartelloni pubblicitari con donne nude, extracomunitari, centri commerciali.

Una penna fresca e ironica, quella di Bertoli, che guarda il mondo come un esterno, ma lascia arrivare la sua malinconia per quello che era il Veneto un tempo e un ammonimento verso quello che sta diventando. Che fa lottare i personaggi di ogni storia contro una vecchiaia che avanza, che fa perdere loro le forze, che li esclude dal tempo di oggi. Ogni protagonista intimamente cerca un riscatto, un guizzo di energia, un confronto vincente contro i giovani pieni di vitalità e così lontani dal modo di ragionare di un tempo, in cui il carattere doveva emergere per forza non essendoci state tutte le comodità di oggi.

“Veneti in controluce” è anche un inno d’amore per la cultura di un tempo. Al suo interno si ritrova anche l’amore romantico, quello non consumato dalla famelica società di oggi che brucia tutto in qualche istante. Quello che fa trascorrere ore a scrivere lettere aspettando un cenno della propria amata. E soprattutto rende omaggio alla poesia del passato, dimenticata purtroppo dai giovani: quella di Goffredo Parise e Giovanni Comisso a cui Bertoli ha voluto regalare un tributo.

Ma tra presente e passato, c’è una cosa che rimane costante: il carattere cocciuto e testardo dei veneti, gran lavoratori e pieni di forza di volontà. Ed è proprio grazie alla loro testa dura che riescono a fare quello che vogliono, nonostante la vita li ponga costantemente davanti a dure prove giocando brutti scherzi. E proprio per questo, il futuro, forse lascia ancora speranze di riscatto per le nuove generazioni. Non a caso, il libro si chiude con il racconto dedicato a una nascita nel reparto di neonatologia: seppur con malinconia, la vita continua incessante. E se è vero che il mondo è cambiato troppo in fretta in questi anni, non è detto che la poesia del passato non possa tornare o trasformarsi in qualcosa di nuovo.

Giuseppe Ausilio Bertoli è un sociologo giornalista e scrittore, che vive tra Vicenza e Padova, nel territorio dove ha voluto ambientare il suo ultimo libro. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Un’odissea nel Kosovo” (Besa 2009), il reportage narrativo “Rosso Africa” (Mimesis, 2011) e i romanzi “L’istinto primo” (Italic, 2014) e “Un mondo da buttare” (Italic, 2017).

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