23 Dicembre 2018 08:00

COMITATO IN DIFESA DELL'OSPEDALE DI ADRIA

Piano sociosanitario, entusiasti sì, ma non troppo…



Con il Natale alle porte, evidentemente, tutti si sentono più buoni. E, in virtù di questo rinnovato spirito natalizio, sembra, il dubbio è lecito visti i chiari di luna, che la Regione si sia in parte ravveduta, modificando la prima stesura del Piano socio sanitario regionale 2019 – 2023, con un indirizzo meno pernicioso per il Polesine e, in particolare, per Adria e Trecenta.

Comunque sia, tutti stanno esultando per il risultato raggiunto. Esulta la Lega adriese, folgorata dalle modifiche sulla via di Damasco e dimentica di quando difendeva a oltranza la bozza del provvedimento, uscita a fine maggio di quest’anno. E che, più volte salita su instabili barricate, costruite con le controverse dichiarazioni, a mezzo stampa, dei suoi rappresentanti regionali, oggi, con un goffo capovolgimento, si entusiasma per questo autodafé zaiano. Esultano i sindaci, che, magari, sperano che i cittadini si dimentichino della loro latitanza in Conferenza dei sindaci (con esclusione di pochi, tra cui, va detto, il sindaco di Adria).

Esultano i consiglieri regionali e noi vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno voluto ascoltare e prendere atto delle nostre perplessità, nella speranza che si rendano conto che è stata vinta solo una battaglia e che la vittoria definitiva è ancora incerta e lontana. Non si vede, almeno per il momento, esultanza alcuna da parte dei sindacati di categoria, per i quali rimangono aperte tutte le vertenze del recente sciopero nazionale (personale ridotto all’osso, turni massacranti, tagli sanguinosi alla sanità, risorse per la non autosufficienza inferiori al fabbisogno, strutture ospedaliere e reparti a rischio) e quelle della prossima mobilitazione del 25 gennaio.

Come presidente di questo Comitato, mi concedo un pausa contenuta di soddisfazione, perché credo che tutto questo entusiasmo bipartisan, per alcuni del tutto insincero, sia la prova che era necessario far sentire anche la nostra voce. Ma se il libro dei sogni sulla sanità della giunta Zaia, a quanto pare, ha recepito le peculiarità del territorio del comune di Dolo e, di conseguenza, le nostre, occorrerà attendere il contenuto delle future schede ospedaliere per avere la conferma che le buone intenzioni natalizie non rimarranno solo tali. E non dovrebbe essere cosa breve, se un politico navigato come il consigliere Pd Claudio Sinigaglia chiede tre mesi di confronto con i territori sul nuovo Piano, prima dell’esame delle predette schede. E ci mette piuttosto in ambasce che lo stesso Sinigaglia, che della materia è un profondo conoscitore, asserisca che il documento approvato, con la sua opacità di fondo, non consenta di comprendere che strada intraprenderà, nel prossimo quinquennio, la sanità veneta.

Insomma, pur senza voler spegnere gli entusiasmi di nessuno, dobbiamo considerare i due aspetti rilevanti che emergono da tutto ciò:
– il primo è che, per il momento, rischiamo di gongolare per una scatola che, almeno per quanto ci riguarda, rischia di rimanere vuota;
– il secondo è che la decisione che avrebbe salvato le esigenze del nostro territorio è stata presa per salvaguardare quelle di un altro. E questo la dice lunga su come Venezia consideri Rovigo e provincia e su quanto scarsa sia l’autorevolezza dei politici polesani attuali e del recente passato.

Quindi, ai cittadini non rimane che continuare a vigilare. Anche perché lo stato dell’arte del nostro nosocomio e dei nostri servizi sanitari e socio – sanitari continua a preoccuparci. Con il Cup depotenziato e i codici delle prestazioni che fanno dar di matto operatori, utenti e medici di base; con i reparti di Otorino e Oculistica chiusi il sabato e la domenica, per cui, se vi dovessero capitare problemi all’udito o alla vista e vi recaste al Pronto soccorso adriese, rischiereste una gita suppletiva fino a Rovigo; con le liste d’attesa che continuano a tormentare l’utenza polesana e con il nostro ospedale che continua ad essere snobbato dal Cup telefonico, visto che, spesso, in prima istanza vengono offerti Rovigo, Porto Viro, Trecenta e finanche Santa Maria Maddalena; con strumenti e tecnici sotto impiegati al reparto Radiologia; con il servizio di farmacia ospedaliera che sembrerebbe non rispondere pienamente alle esigenze dei reparti adriesi; con i tempi dilatati per una qualsivoglia vaccinazione, che, magari, vi serve con urgenza per esigenze di lavoro; con gli infermieri dei poliambulatori costretti, ormai, a fare anche il lavoro degli amministrativi, specie di lavoratori ormai in via d’estinzione.

Comitato in difesa dell’ospedale di Adria e dei servizi sociosanitari

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