06 dicembre 2018 12:06

MESSA COSI'

Il richiamo del vescovo alla politica cittadina secondo la lettura di Magaraggia

Riflessioni sull'omelia di monsignor Pavanello nel giorno di San Bellino


ROVIGO – L’omelia del vescovo Pierantonio Pavanello, in occasione della celebrazione del patrono di Rovigo San Bellino, lo scorso 26 novembre, ha fatto discutere. Roberto Magaraggia riflette su alcuni passaggi significativi (l’intera omelia la potete trovare a QUESTO LINK).

Inizio confessandomi: il nostro vescovo, mons. Pierantonio Pavanello, che personalmente non conosco, mi piace, mi convince. Sono altresì certo che tra poco verrà destinato a più alto incarico. Felice per lui meno per noi. Aggiungo che ciò che andrò a scrivere tratta di persone che si definiscono devoti cristiani, senza che il sottoscritto lo sia, anche se non mi manca il desiderio di poterlo diventare. Punto. Al nostro Pastore, inviatoci dal vicentino, spetta inesorabilmente, come sosteneva il patrono di Parigi San Dionigi, il compito di guidare le anime dei cattolici polesani verso la perfezione. Come i Serafini fra gli angeli, così i discendenti degli Apostoli rappresentano il più alto istituto tra gli uomini di fede. Il mio carattere, impaziente, in un precedente articolo, certo del perdono, si era spinto a “richiamare Sua Eccellenza Reverendissima” ad intervenire attraverso “La Sua Alta Parola” per ammonire quelle persone che si impegnano in politica indossando la devozione a Gesù Cristo. Perché osservando i loro pubblici comportamenti, mi è parso di scoprire che spesso sono come fantasmi del vero cattolicesimo. Ed eccomi servito. Con la raffinatezza del Metropolita, dopo un periodo di silenzio sensato, tipico dei teologi pensatori che al tempo e alle parole attribuiscono un valore, si è pronunciato urbi et orbi dal pulpito, in occasione della celebrazione del patrono San Bellino. Dalle cronache de “La Settimana”, e di altri quotidiani è emerso il duro richiamo impartito: erano infatti presenti le massime autorità civili e politiche provinciali e cittadine. Con chiarezza ha rinfacciato quanto doveva. Mi dicono che Bergamin abbia accusato il colpo, e, se vero, se ne sia andato scuro in volto. Senza salutare, e soprattutto ringraziare il “ buon Padre”, che aveva indicato come ricollocarsi sulla retta via. Credo però che il Presule, esprimendosi nella Cattedrale della Diocesi di Adria e Rovigo, abbia parlato a nuora affinché suocera intenda. È chiaro a tutti che “ l’imputato”, che era presente, in consiglio comunale a Rovigo è supportato da “complici” o, come sostengono, ostaggio di consiglieri che sbandierano il cattolicesimo collocandosi, chi sotto il marchio di “Presenza cristiana”, chi nel gruppo guidato dall’onnipresente “Presidente” in prima fila, a ogni liturgia. La pazienza è una virtù, ma come insegna Giobbe, è però il popolo rodigino a essere spogliato dei loro diritti. Non porre fine a certi comportamenti distruttivi equivale a autorizzarli. Soprattutto a queste “pecorelle smarrite”, a mio avviso, era rivolta la corretta pubblica reprimenda.

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo

DISCLAIMER:
I tuoi commenti agli articoli saranno gestiti dalla piattaforma 'Disqus' attraverso i login dalla stessa previsti.
Ti rinviamo alla piattaforma ed ai Social che ne permettono l'accesso per quanto attiene l'informativa in materia di trattamento dei dati.
Noi non abbiamo una gestione diretta delle informazioni ma potremo impedire la loro pubblicazione qualora a nostro insindacabile giudizio non rispettino il codice etico del giornale.

Si autorizza espressamente al trattamento dei dati forniti per le finalità connesse al servizio richiesto e/o ai seguenti servizi aggiuntivi. Dichiaro altresì di avere preso visione della Policy Privacy all'apposita sezione del sito.
Si autorizza espressamente al trattamento dei dati forniti per le finalità connesse al servizio richiesto e le comunicazioni commerciali.