17 Dicembre 2018 16:40

SUL PIEDE DI GUERRA

I lavoratori del settore elettrico, luce e gas dicono “no” alla riforma: protesta davanti alla Prefettura

Sciopero sit in delle sigle sindacali contro i provvedimenti del Governo


ROVIGO – Sit in di protesta questa mattina, 17 dicembre, sotto la Prefettura di Rovigo. In via Celio si sono infatti dati appuntamento tutti i lavoratori e tutte le sigle sindacali (Cgil Filtem, Femca Cisl, Flaei Cisl, Uiltec) rappresentanti del settore di rifornimento di acqua, luce e gas per dire “no” alla riforma del settore e alla “legge Daga”, che sta per essere approvata dal Governo e che metterebbe in crisi migliaia di lavoratori in tutta Italia. Una protesta che ha corrisposto, a livello nazionale, ad 8 ore di sciopero di tutti i lavoratori.

La nuova normativa, infatti, prevede che i titolari di concessioni già in essere al 18 aprile 2016 che abbiano ricevuto l’affidamento senza gara, dovranno affidare una quota pari all’80% dei propri contratti relativi alle concessioni mediante procedura di evidenza pubblica, per il restante 20% potranno ricorrere a società collegate e controllate.

“Se la norma si dovesse applicare molte società si trasformerebbero in un sol colpo in piccole e medie società appaltatrici – spiega Pieralberto Colombo, segretario generale della Cgil Rovigo -. Si dequalificherebbero i servizi essenziali per la comunità senza poter fare quegli investimenti necessari per modernizzare le infrastrutture energetiche. Che tradotto significa migliaia di posti di lavoro a rischio”. Con lui il rappresentante della Uil, Virginio Celin: “I concessionari in questo modo sarebbero espropriati delle attività inerenti la concessione, diventando delle mere stazioni appaltanti prive di ruoli operativi e gestionali. Si determinerebbe una polverizzazione a favore di terzi”.

Conclude il segretario provinciale della Femca Cisl Enrico Rigolin: “In aggiunta è in discussione la riforma del servizio idrico integrato: questa proposta prevede il ritorno alla costituzione di aziende speciali o enti di diritto pubblico modificando quanto previsto dalla legge Galli del 1994, che organizzava il servizio idrico. Così si rischia un blocco di investimenti pari a 2,5 miliardi di euro e un rischio per 70mila addetti del settore”.

 

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