18 Dicembre 2018 10:35

GUARDIA DI FINANZA ROVIGO

Frode fiscale da 30 milioni, raffica di arresti e sequestri

Incredibile truffa basata sul meccanismo delle false fatturazioni


ROVIGO – Una frode fiscale da 30 milioni di euro. Una frode sulla quale ha indagato il personale della Guardia di finanza di Rovigo e per la quale sono scattate anche tre misure cautelari, oltre a sequestri di beni per circa due milioni di euro. Il meccaniso era basato sulle false fatturazioni. Sono circa 23 le società coinvolte nel meccanismo. Il settore è quello dei metalli ferrosi, con società polesane coinvolte tra Lendinara e Badia Polesine. L’epicentro della truffa, a quanto emerge dalle indagini, sarebbe stata Lendinara.

Il primo accesso della Finanza risale a al 2015, quando le Fiamme gialle sono entrate nella prima azienda, addirittura travestiti da personale di Polesine Acque. I primi documenti sospetti riguardano documenti di conferimento di metalli ferrosi, da parte di soggetti risultati inesistenti, quando non già deceduti. Da questo primo indizio emerge una realtà ben più ramificata, estesa anche all’estero, sempre con lo scopo di potere iscrivere a passivo, in modo da abbattere le tasse, voci in realtà non esistenti.

Un meccanismo spesso impiegato per queste transazioni, sempre secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, era quello dell’home banking, grazie al quale era possibile operare in tutto il mondo, sempre creando un vorticoso giro di cessazione di rottami ferrosi, sempre con lo scopo di fare figurare redditi inesistenti. Imponente, quindi, il lavoro che si è reso necessario per il personale della Finanza.

Coinvolte 11 società nazionali, tra le province di Rovigo, Padova e Vicenza, e 12 estere, comprese due della Repubblica popolare cinese. Sulla base di tutti questi riscontri, è stato necessario domandare anche la collaborazione di altri organi di polizia. A inizio del 2017, per esempio, è stato necessario un vertice a Rovigo con due alti finanziari del corpo tedesco omologo della nostra Finanza. Tre le persone che, una volta definito questo quadro, sono finite agli arresti domiciliari.

I trasportatori delle varie società hanno spiegato agli investigatori come, spesso, fossero costretti a veri e propri viaggi a vuoto, ossia senza carico, unicamente per fornire un paravento in grado di giustificare flussi come quelli che emergevano documenti. E’ emerso persino, sempre sul fronte delle curiosità, un altopolesano, collaboratore di una struttura scolastica, senza alcuna esperienza nel settore impenditoriale, che improvvisamente si è trovato a figurare come il manager italiano di una impresa tedesca.

Nella indagine, poi, figura anche l’ipotesi di tentata truffa ai danni dello Stato. In un caso, infatti, per l’acquisto di un macchinario particolarmente costoso, si sarebbe fatto in modo di ottenere in maniera indebita contributi della Regione del Veneto. In particolare, si sarebbe inserito nell’acquisto un passaggio intermedio all’unico scopo di fare lievitare l’entità del contributo erogabile. Un disegno non concretizzatosi grazie all’immediato intervento delle Fiamme gialle. E’ emersa, poi, anche una ipotesi di bancarotta, dal momento che, nel frattempo, una delle società principali del meccanismo truffaldino è stata dichiarata fallita. Un altro raggiro sarebbe stato quello basato sulla presentazione della mole di transazioni, in realtà inesistenti, per ottenere finanziamenti da parte delle banche.

In tutti gli indagati sono 15, compresi i tre arrestati, finiti ai domiciliari. I due sequestri per equivalente hanno visto i sigilli venire apposti a capannoni, opifici, terreni, una abitazione e contanti. Si deve comunque tenere presente come siano in corso attività finalizzate a trovare ulteriori conti correnti gestiti dai soggetti al centro dell’indagine, che possano essere nuovamente oggetto di sequestro.

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