18 novembre 2018 19:46

AMBIENTE SAN BELLINO

Il Comune ha inventato la miniera di tartufi

Ed ora è un esempio nazionale. Il sindaco Aldo D'Achille: "Invece di tagliare gli alberi noi valorizziamo il nostro ambiente"


SAN BELLINO – San Bellino ora può dire di aver fatto la scelta giusta mettendo a disposizione nel 2015 diverse aree verdi pubbliche per la piantumazione sperimentale di 400 querce con le radici micorizzate a tartufi. In quell’occasione una convenzione con gli “Amici del tartufo polesano”, capitanati dal presidente Enrico Vicentini, in accordo con il corpo forestale regionale e un gruppo di volontari, ha permesso di “seminare tartufi” su un ettaro di terreno comunale, ed è stato possibile piantando 280 alberi con le radici preparate per questo scopo. La vera novità è averlo fatto con un approccio “laboratoriale”, mettendo cioè a confronto nello stesso campo tre approcci metodologici di piantumazione e verificare così dal confronto e misurazione della crescita delle piante l’efficacia della piantumazione con una metodica sperimentale rispettosa della teoria dei “nodi radianti di Hartman”.

“A distanza di tre anni una verifica da parte del dottor Sabella di Modena, uno dei massimi esperti italiani del settore, sottolinea che lo sviluppo della tartufaia sta procedendo in modo ottimale, tanto da meritare nella rivista specializzata italiana del settore, ‘Tartufo e Arte’, distribuita in tutta Italia, un articolo di 3 intere pagine dal titolo ‘La tartufaia sperimentale di San Bellino’, un altro modo positivo per far conoscere in Italia il nostro territorio polesano, anche se dovremo rimandare ancora di qualche anno per gustare i primi tartufi e  avere la certezza che potranno per il nostro territorio esserci risultati interessanti e replicabili”, spiega entusiasta il sindaco di San Bellino, Aldo D’Achille.

“La scommessa del Comune di San Bellino è quella di cercare sempre nuovi modi per stimolare le persone a piantare alberi per aumentare la superficie arborea del nostro Polesine, cosa utile per affrontare l’inquinamento che ci attanaglia, e, perché no, coniugarla con una possibile fonte di reddito per rendere la piantumazione attrattiva anche per i nostri imprenditori agricoli – continua D’Achille – E’ tempo di superare la cultura purtroppo diffusa di vedere gli alberi solo come possibile legna da ardere, che poteva essere così per necessità nel Polesine degli anni ‘50, ma oggi non è più giustificabile. La ricerca del bello, aumentare la forestazione urbana in tutta la Pianura Padana, è segno di efficacia per migliorare la qualità della vita del nostro territorio e un modo per renderlo sicuramente più attrattivo anche per il settore turistico”.

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