08 novembre 2018 13:22

TRIBUNALE ROVIGO

Al via il maxi processo sui rifiuti: “Urgenza inesistente, si poteva risparmiare”

Si parla dell'affidamento diretto di un grosso servizio


ROVIGO – Alla fine, dopo false partenze e ripartenze varie, è finalmente entrato nel vivo, nella mattinata di giovedì 8 novembre, il processo basato sull’indagine, condotta dal sostituto procuratore Sabrina Duò, incentrata sull’affidamento, avvenuto tra maggio e agosto 2012, del servizio di stoccaggio provvisorio di 47mila tonnellate di rifiuti sulla sommità della discarica già esaurita di Taglietto Zero. Il tutto, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe avvenuto in mancanza di una gara di appalto, tramite affidamento a Daneco, tirando in ballo una presunta somma ugenza dell’affidamento stesso, senza esperire una gara o passare attraverso un bando. Da qui l’ipotesi di reato per la quale procede la Procura, ossia abuso d’ufficio.

Con questa contestazione, che dovrà essere vagliata nel corso del dibattimento, si trovano a giudizio otto componenti dell’allora consiglio di amministrazione del Consorzio Rsu e a una nona persona, Bernardino Filipponi, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Daneco spa. I fatti ipotizzati dalla Procura risalgono al periodo tra maggio e agosto del 2012.

A giudizio si trovano, precisamente, l’allora presidente del Consorzio Rsu Pierluigi Tugnolo per la delibera di urgenza del 9 maggio 2012, e i sette componenti del cda di allora: Laura Bombonato, 31 anni, domiciliata a Rovigo, Roberto Bonato, 64 anni, residente a Badia Polesine, Moreno Cezza, 45 anni, di Rovigo, Luigi De Falco, 56 anni, di Rovigo, Bella Furlan, 40 anni, di Taglio di Po, Luca Ghedini, 51 anni, di Badia Polesine e Marco Martelli, 52 anni, residente a Bergantino. Sono chiamati in causa per la delibera del 13 agosto 2012 con la quale sarebbe stata ratificata la precedente, appunto di Tugnolo. Infine è coinvolto l’amministratore delegato della Daneco Impianti (la ditta che ricevette il servizio di stoccaggio) in carica all’epoca dei fatti, Bernardino Filipponi, 47 anni, di Milano.

Per la Procura il Consorzio avrebbe dovuto procedere tramite un bando di gara per l’appalto, dal momento che questo caso non rientrerebbe tra quelli nei quali, ai sensi dell’articolo 57 del decreto legislativo 163 del 2006, è possibile aggiudicare contratti pubblici mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara. L’affidamento diretto avrebbe procurato a Daneco Spa, società affidataria, un vantaggio patrimoniale di circa 2,8 milioni di euro.

Nella mattinata di giovedì 8 novembre, ha deposto il maresciallo dei carabinieri, della squadra di polizia giudiziaria distaccata in Procura, che ha seguito la delicata indagine. Ha anche ribadito come, a quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, esistesse a suo avviso anche una possibilità alternativa, ossia il conferimento alla discarica di Sant’Urbano, senza l’applicazione della sovratassa regionale. In sostanza, la scelta presa non sarebbe stata assolutamente obbligata. Anzi: andando a Sant’Urbano, in 14 mesi, si sarebbe risparmiata, secondo questa tesi, una somma nell’ordine di 1.400.000 euro. Soluzione che sarebbe stata caldeggiata, ha proseguito il teste, anche dalla Provincia di Rovigo.

Il processo arriva a pochi giorni di distanza da un’altra pronuncia giudiziaria che interessa la gestione dei rifiuti e le vicende ad essa collegate. Di recente, infatti, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo Pietro Mondaini ha ritenuto di non archiviare, come invece voleva la Procura, l’indagine aperta sulla “rimozione” dal ruolo di responsabile dell’anticorruzione, dell’ex direttore generale di Ecoambiente Giuseppe Romanello, ossia il soggetto dedicato alla raccolta e al conferimento dei rifiuti, ma anzi di ordinare alla Procura di formulare, entro dieci giorni, l’imputazione (LEGGI ARTICOLO).

Il teste ha poi citato uno studio del Consorzio Rsu, nel quale sarebbero state prese in esame varie ipotesi per risolvere il problema, prima della delibera d’urgenza. L’ipotesi più economica sarebbe stata quella di Sant’Urbano. La deposizione ha quindi esaminato l’effettiva sussistenza del carattere di urgenza della delibera. Sotto questo punto di vista, allora, ha spiegato l’investigatore, in realtà, si sapeva da mesi che la discarica si sarebbe esaurita e quindi il problema si sarebbe posto. “Il Consorzio lo sapeva da parecchio”, ha detto il teste.

Altre perplessità sono poi state espresse dal testimone sulla modalità di affidamento del servizio, trattato secondo la sua analisi come una “appendice” ulteriore del rapporto già in essere tra Consorzio Rsu e Daneco, laddove a suo avviso sarebbe stato necessario un capitolato a parte.

Dopo una breve pausa, l’udienza è ripresa con il controesame, affidato alle difese. Si è puntato molto sui tempi della predisposizione e dell’approvazione della documentazione, al fine di evidenziare la differenza tra le posizioni dei singoli imputati. In particolare, in sede di controesame, l’avvocato difensore di Tugnolo, Stefania Tescaroli di Adria, ha contestato con forza l’affermazione secondo la quale il conferimento a Sant’Urbano avrebbe consentito di risparmiare. Questo perché, con quanto ha sostenuto con le proprie domande, non vi era alcuna garanzia che la “ecotassa” imposta dalla Regione su questo tipo di conferimenti sarebbe stata effettivamente eliminata. Così che, in realtà, la economicità della alternativa non sarebbe stata affatto garantita.

Da parte delle difese c’è, comunque, fiducia di arrivare a una sentenza di assoluzione. Si deve anche tenere conto della decorrenza dei termini di prescrizione, prevista per la fine del 2019. Da parte sua, però, Tugnolo non escluderebbe la rinuncia alla prescrizione, pur di arrivare a una assoluzione nel merito, della quale è assolutamente convinto.

 

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