11 ottobre 2018 10:45

POLITICA

Magaraggia: “Bergamin come Penelope e la pazienza di Rovigo”

Secondo il noto giornalista ci meriteremmo il titolo di "Città più tollerante d'Italia"


ROVIGO – Un pensiero alla città e a chi la amministra ed uno alla fauna che la popola. Roberto Magaraggia, questa settimana, commenta con un tocco romantico e denso di poesia, un recentissimo fatto di cronaca che ha per protagonista uno sfortunato amico a quattro zampe (LEGGI ARTICOLO).

Lancio una proposta. Titolare Rovigo “Città più tollerante d’Italia”. Ho la certezza che non esista nel nostro paese una cittadinanza così silente. Che manda giù di tutto. Appunto tollerante. Non intervenire, non indignarsi sarebbe il minimo, con un sindaco così. Invece, ai rodigini che veramente vogliono bene al loro capoluogo, non resta che assistere settimanalmente al sudario di questa “Penelope Bergamin” che la sera disfa quello che fa la mattina. E tutto “in nome del popolo”, cioè non ultimo quello delle associazioni di categoria e dei rovigoti che hanno maledetto la sua errata ordinanza “anti smog”.
Ora però vorrei dedicare un nobile pensiero. A Rocki, il cagnone che ha ottenuto giustizia. Grazie giudice Raffaele Belvederi, per aver inflitto una condanna al proprietario e al veterinario che hanno trattato o maltrattato un essere che appartiene al nostro regno, quello animale. Non è un mistero, vivendo in città da molti anni, per chi mi conosce, incontrarmi durante le mie passeggiate con il mio amato Ciro, un carlino. Un quadrupede intelligente che manifesta tutta la sua bontà e generosità. La sorella del numero uno degli avvocati cassazionisti, Franco Coppi, mi ha detto che il fratello ha ricevuto, in dono da Ghedini, un cane. E che le migliori ore della giornata, fuori da codici e codicilli, le trascorre nella passeggiata, e, rivolgendogli la parola, si è quasi convinto che prima o poi gli risponderà”. Agli animali “ …è negata nel cielo l’anima che possedevano sulla terra”, scriveva lord Byron. Anche se l’aldilà del cane o del gatto o dell’animale che amiamo, è forse solamente la memoria che conserviamo noi. E la sopravvivenza del “ ricordo “, è limitata alla durata del tempo durante il quale ci è concesso di sopravvivergli su questa terra. Non dunque nella vita eterna, ma un tempo legato alla durata di una memoria umana. Come per i cristiani. Appunto.

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo

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