09 ottobre 2018 23:38

CASO PISCINE

“E’ il momento che la Corte dei Conti si faccia sentire”

L'intervento del consigliere comunale Ivaldo Vernelli: "Ora chi ne ha il potere deve spolverare i fascicoli"


ROVIGO – “Tutte le domande sono già contenute nella conclusione della commissione di inchiesta redatta il 10 maggio 2014 con la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica; ciò che è avvenuto successivamente era stato perfettamente previsto”. Duro e diretto l’intervento del consigliere comunale del Cinque Stelle, Ivaldo Vernelli, che interviene sulla vicenda del Polo Natatorio che vede ora la società realizzatrice delle piscine fallita (LEGGI ARTICOLO), e il Comune di Rovigo che potrebbe trovarsi costretto a pagare oltre 6 milioni di euro di debiti (LEGGI ARTICOLO), in funzione di quella convenzione datata 2006 che prevede la surroga, ovvero che il Comune paghi al posto di Veneto Nuoto le rate inevase alla banca. E siamo arrivati proprio qui. Solo che, secondo il consigliere, chi di dovere lo sapeva già che sarebbe andata a finire così.

“Ora chi ne ha il potere deve spolverare i fascicoli. Veneto Nuoto srl era concepita come una bad company dai suoi stessi proprietari che hanno tratto vantaggio dalle incredibili omissioni di normali atti societari. Perché Unipol ha tollerato così a lungo? Per non provocare il fallimento e il crollo a cascata delle esposizioni bancarie degli imprenditori coinvolti – commenta Vernelli – Mentre ora si è proceduto proprio a seguito della chiusura delle complesse vicende dei soci e il naufragio del progetto di recupero dell’ex ospedale Maddalena. Tutto si lega. Perché il Comune di Rovigo non ha chiuso per tempo l’accordo predisposto da Ventrice? Perché non ha voluto revocare la convenzione con Veneto Nuoto dopo le ripetute diffide di Unipol? Perché non ha avviato le procedure per l’annullamento della clausola vessatoria della surroga? Serviva molto tempo per apparecchiare il disastro e seppellire le responsabilità nelle macerie. Le autorità inquirenti hanno modo di ricostruire tutta la vicenda; il loro silenzio non sia complice“.

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