Rovi-go-green

22 ottobre 2018 16:51

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Addio a Ian Kiernan, un guerriero contro l’inquinamento



La prima puntata di questo blog inizia con una triste notizia: pochi giorni fa, il 15 ottobre, è morto Ian Kiernan, ambientalista e velista australiano a cui tutto il mondo deve rendere omaggio.
Ian è stato infatti il fondatore della più grande mobilitazione internazionale di volontariato ambientale, Clean up the World, che ogni anno coinvolge milioni di volontari nella pulizia di aree urbane degradate, parchi pubblici, periferie, discariche abusive, spiagge, aree naturali preda della maleducazione e dell’ignoranza degli uomini.
Il suo impegno ambientalista nacque nel 1987, a seguito di un viaggio in solitaria con la sua imbarcazione. Durante gli otto mesi impiegati per circumnavigare il pianeta, rimase sconcertato dell’enorme quantità di plastica galleggiante rinvenuta anche nei luoghi più remoti e apparentemente incontaminati della Terra.
Racconta lui stesso: “Non posso descrivere la delusione che ho provato quando ho trovato questo mare, per tanto tempo sognato, disseminato da rifiuti, bottiglie, secchi di plastica, pannolini usa e getta, tubetti di dentifricio, sacchetti e lattine”.
Tornato a Sydney, Ian arruola un piccolo esercito di amici per realizzare, nel 1989, la prima edizione di Clean Up Sydney. L’iniziative ebbe un enorme successo, coinvolgendo circa 40.000 cittadini ed espandendosi a macchia d’olio, di anno in anno, fino a coinvolgere 35 milioni di volontari in 130 Paesi nel mondo.

Ian è stato un guerriero del movimento ambientalista a livello mondiale.
Eppure, nonostante i suoi sforzi e quelli di tutte le persone che quotidianamente si impegnano in azioni di sensibilizzazione ed educazione ambientale, l’inquinamento e la dispersione di rifiuti in natura non sembra diminuire.
Ogni anno, nel mondo, vengono prodotti 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi, con una tendenza all’aumento che porterà la produzione a 2,2 miliardi di tonnellate entro il 2025. La sola Italia ne ha prodotto, nel 2016, 30,1 milioni di tonnellate, con un aumento del 2% rispetto ai dati 2011/2015.
Preoccupante, soprattutto, la produzione di rifiuti plastici, passata da 15 milioni di tonnellate nel 1964 ai 310 milioni attuali, il cui recupero e riciclaggio risultano assolutamente insufficienti, e così la plastica finisce nelle discariche ( tra il 22 e il 43%) e negli oceani. Tra i 10 e i 20 milioni di tonnellate di plastica all’anno finiscono nei mari di tutto il mondo, dove si stima che attualmente galleggino 269 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Questi detriti si traducono in 13 miliardi di dollari di perdite annue, causate da danni agli ecosistemi marini, alla pesca e al turismo (Fonte: Ansamed).

Un gruppo di ricercatori, guidati dall’ecologo marino Andres Cozar Cabañas, ha completato la prima mappa dei rifiuti galleggianti. I risultati sono allarmanti: milioni di pezzi di plastica che galleggiano in cinque vortici subtropicali negli oceani di tutto il mondo. Ma non è tutto: vento, sole e azione delle onde frammentano i rifiuti di plastica in pezzi con dimensioni che variano dal micron a qualche millimetro. Questi non compaiono negli ammassi galleggianti.
E dove si trova questa enorme quantità di plastica? In mezzo all’oceano, sui fondali, dentro allo stomaco di moltissimi uccelli marini e pesci. Pesci che vengono mangiati da altri pesci. Pesci che vengono mangiati dall’uomo. Quali saranno le conseguenze? Nessuno può prevederlo. Nessuno è in grado di comunicare l’effettiva portata del problema.

Certamente non sarà una giornata di pulizia all’anno a salvare il nostro pianeta dall’inquinamento. Ma dall’esempio di Ian Kiernan e da Clean up the World si può partire per costruire maggiore consapevolezza di gesti e comportamenti quotidiani e far capire che lo stile di vita di ognuno di noi, nessuno escluso, ha pesanti ripercussioni sulla vita di tutti.
Pensateci alla prossima bottiglietta di plastica che butterete…

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