23 settembre 2018 13:38

SUGARCON AD ARQUA'

Corona emoziona raccontandosi: “Ho vissuto indigenza e ingiustizia, salvato dai libri”

Caccia, legno, lettura e ruvida schiettezza, lo "scrittore montanaro" intervistato da Strukul


ARQUA’ POLESINE – “È una farmacia la lettura: quando avete qualche malinconia aprite un libro e tutto vi passerà”. Mauro Corona ha riassunto così, domenica 23 settembre nel teatro parrocchiale di Arquà Polesine, l’amore e la passione per i libri. Ospite del festival culturale Sugarcon di cui ha ricevuto anche il premio, Corona ha catturato, emozionato e divertito le centinaia di persone accorse per ascoltarlo. “Quando racconto una storia è qualcosa che non ho ancora letto e che ho voglia di leggere – ha spiegato Corona – La lettura è stata la mia salvezza. Ho ricevuto 3 dna: da mio papà quello della caccia, da mio nonno la passione per il legno e la scultura e da mia mamma il dono della lettura. Quando abbandonò me i miei fratelli mi lascio una montagna di libri che d’inverno leggevo vicino al caminetto. Non capivo molto allora di quello che leggevo. Ma oggi si”.

A chiacchierare con lui sul palco, come nel salotto piacevole di casa propria con la grande capacità di mettere tutti a proprio agio lo scrittore Matteo Strukul. “Mauro questo tuo essere un sabotatore, un ribelle. Uno che racconta le cose come stanno. Uno che non assume mai la posizione più comoda forse perché sei abituato a scalare e non te ne frega più niente, come la vivi?” ha chiesto Strukul a Corona. Pronta la risposta dello scrittore, scultore e alpinista: “È una scelta genetica – ha raccontato Corona – che ti ritrovi addosso: dire quello che pensi. Quando sono nato ho visto delle ingiustizie. Sin da piccolo ho visto la differenza tra ricchi e poveri. L’indigenza, io e i miei tre fratelli, l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle. L’ingiustizia l’ho vista da bambino. E da allora ho fatto il ribelle. Anche se non sopporto l’ipocrisia di chi non mi dice che gli sto antipatico”.

Corona ha vissuto sin da piccolo immerso nella natura “è un grande scrittore, uno scultore del legno che scolpisce le frasi. Prende la natura e la sbatte dentro alla pagina” per dirla con le parole di Strukul. “Sbozzo una scultura, poi modello pulisco levigo. Svuoto il sacco tutto all’inizio. Ho fatto così anche con i libri. Dal primo che ho scritto. Ed ha sempre funzionato – ha continuato Corona – Si scrive quello che si è capaci di scrivere non quello che si vorrebbe scrivere. La natura? Io ho dormito più all’aperto che al coperto con mio nonno e mio papà. Io farei le case solo col tetto e un angolino per le cose più intime e per il resto aria. Non ho fatto altro che mettere in questi libri la potenza di un bambino quando si trova all’aria aperta anche nel pieno delle difficoltà”.

Mauro Corona ha iniziato non da molto a fare l’opinionista in televisione. E su questo mezzo di comunicazione ha detto ancora una volta il suo parere. “La tv ho scoperto – ha proseguito lo scrittore friulano – che è un mezzo tritacarne che però ti può permettere di vendere libri. Col pretesto di fare l’opinionista ci sono andato. Tanto non ho più niente da perdere. Nella vita ho già perso tutto tranne la dignità, e poco me ne frega se i critici mi stroncano”. Ad ascoltarlo in platea centinaia di persone. Qualcuno ad un certo punto non ha potuto trattenere le lacrime. Il risultato che nell’essere semplici, diretti e nel dire la verità sul come stanno le cose riporta le persone alla reale condizione di vita. E porta ad emozionare.

Mauro Corona, personaggio diretto, senza maschere e filtri ha offerto un ventaglio di emozioni uniche facendo diventare la sua storia personale una storia di tutti. Dall’alto del palco ha insegnato quanto l’umiltà aiuti a far diventare grande una persona. Corona non ha risparmiato anche la sua visione sui giovani di oggi. “I giovani di oggi? Sono bravi, si impegnano e hanno tutte le carte in regola. Bisogna solo sapere offrire loro la possibilità. Certo è che ormai manca una cosa, il ritornare al lavoro manuale. All’artigianato. Non abbiamo più la capacità di crearci la vita con le mani. Arriverà un giorno in cui alla domanda ‘Lei che lavoro fa?’ Si sentirà rispondere ‘Io? Mi faccio il cibo’ Abbiamo perso i rudimenti del saper fare qualcosa con le mani”.

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