19 Settembre 2018 20:47

DOPPIO TURNO IN PROVINCIA

Palazzo Celio, si vota. Ma a ottobre per il presidente e a gennaio per i consiglieri

Gli elettori, come gli eleggibili, sono i sindaci e i consiglieri comunali


ROVIGO – Il 31 ottobre il voto per eleggere il presidente della Provincia di Rovigo, il 31 gennaio 2019 il voto per eleggere il nuovo consiglio provinciale che entrerà a Palazzo Celio ad affiancare il presidente eletto dall’attuale consiglio. Un cortocircuito? No, è l’effetto della riforma delle province varata nel 2014 con la legge Delrio che ha trasformato le province da enti ad elezione diretta, ovvero con un consiglio (organo legislativo) ed un presidente (organo esecutivo) scelti dai cittadini alle urne, ad enti “svuotati” di poteri e funzioni, eletti attraverso votazioni di secondo livello, cioè attraverso il voto dei soli amministratori (sindaci e consiglieri comunali di tutti i comuni del Polesine) e privi della giunta, organismo che è stato, infatti, abolito. C’è però l’assemblea dei sindaci (composta dai primi cittadini di ogni comune e presieduta dal presidente della Provincia) avente poteri consultivi.

A stabilire il prossimo 31 ottobre come data per l’elezione del presidente è stato il decreto legge 91/2018 di imminente conversione. Prevede che vengano rinnovati i presidenti di Provincia e i consiglieri provinciali il cui mandato scada entro il corrente anno. Ma, come detto, per la Provincia di Rovigo il caso è diverso: si procederà alla sola elezione del presidente che succederà a Marco Trombini (che è anche sindaco di Ceneselli) dato che l’attuale consiglio provinciale scadrà a gennaio 2019.

Il presidente Trombini ha firmato ieri, 18 settembre, il decreto di convocazione dei comizi elettorali e quello di costituzione dell’ufficio elettorale e del seggio elettorale per l’espletamento delle relative incombenze. Il nuovo presidente sarà votato dai sindaci e dai consiglieri comunali del Polesine in carica alla data della votazione e durerà per 4 anni. La legge prevede che debba essere scelto tra quei sindaci che hanno un mandato che scade non prima di 18 mesi. Si voterà nell’unica giornata di mercoledì 31 ottobre dalle 8 alle 20 al seggio elettorale che sarà allestito in sala consiglio a Palazzo Celio. Sindaci e consiglieri torneranno poi quindi alle urne a votare per eleggere il nuovo consiglio il 31 gennaio 2019.

Un “doppio voto” che ha suscitato non poche polemiche, soprattutto a livello nazionale, tra gli esponenti dell’Upi (Unione italiana delle Province) e dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni) che hanno anche tentato di intervenire per modificare questo così come diversi altri punti della legge. Modifiche che, però, sono state tutte respinte suscitando un’ondata di proteste. Emblematico, a tal proposito, il comunicato stampa diramato dall’Upi dopo che le commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera hanno detto no agli emendamenti presentati in occasione della discussione del decreto Milleproroghe. Dalla proposta bocciata di indire un “election day” a quella, (sempre bocciata) di abolire il limite dei 18 mesi rimanenti di mandato che impedisce a tutti i sindaci di candidarsi, le parole di Achielle Variati, presidente dell’Upi, sono dei macigni.

“Le Commissioni Bilancio e Affari Costituzionali – afferma – hanno respinto gli emendamenti che permetterebbero di svolgere tutte le prossime elezioni delle Province in un’unica data. Non ci sarà quindi un election day per le Province che andranno al voto in più giornate: il 31 ottobre si voterà per 47 Presidenti e 27 Consigli Provinciali, e a gennaio per i 43 Consigli provinciali rimasti. Una scelta irragionevole e foriera di sprechi di cui non comprendiamo le motivazioni. Tra ottobre e gennaio dunque i sindaci e i consiglieri comunali saranno chiamati più volte a votare, prima per il presidente e poi, dopo due mesi, per il consiglio provinciale, e siccome non è stata nemmeno cancellata l’assurda regola che non consente ai sindaci con meno di 18 mesi di mandato di candidarsi, è confermata anche la limitazione della rappresentanza democratica e territoriale”.

“Resta il nodo dell’emergenza finanziaria delle Province – tuona ancora Variati -, alcune delle quali non sono ancora riuscite ad approvare i bilanci a causa della mancanza delle risorse per assicurare i servizi essenziali, a partire dalla garanzia della sicurezza di scuole, strade e ambiente. Risposte che il Governo dovrà dare nella prossima legge di bilancio e su cui aspettiamo di essere chiamati quanto prima da Palazzo Chigi, per avviare un confronto costruttivo e presentare le nostre proposte”.

A questo punto, vale la pena ricordare le regole del voto (da Centro italiano studi elettorali Luiss).

Il consiglio provinciale è un organo elettivo di secondo grado composto dal presidente della Provincia e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione: 16 consiglieri nelle province con popolazione residente superiore a 700mila abitanti, 12 in quelle con popolazione residente superiore a 300mila e inferiore o pari a 700mila abitanti, 10 consiglieri, ed è il caso del Polesine, nelle province fino a 300mila abitanti. I consiglieri restano in carica 2 anni. E se durante il mandato in Provincia, dovesse cadere l’amministrazione comunale di un consigliere eletto, la norma prevede che anche il consigliere decada e subentri il primo dei non eletti della lista nella quale era candidato.

Per quanto riguarda le modalità di elezione, vengono presentate delle liste di candidati che devono essere sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto (ovvero sindaci e consiglieri comunali). L’elettore vota per una delle liste e può anche esprimere un voto di preferenza per un candidato di quella stessa lista. I voti degli elettori, però, non pesano tutti allo stesso modo. I comuni sono infatti divisi per fasce demografiche e il voto di sindaci e consiglieri va ponderato per la quota di popolazione che essi rappresentano rispetto al totale della popolazione.
I seggi spettanti a ciascuna lista vengono individuati tramite l’applicazione del metodo D’Hondt e vengono quindi eletti i candidati della lista con la cifra individuale ponderata più alta. In caso di parità fra due o più candidati viene eletto il candidato del sesso meno rappresentato tra gli eletti della lista e, in caso di ulteriore parità, prevale il candidato più giovane.

Il presidente della Provincia viene eletto dai consiglieri comunali e dai sindaci della provincia, tra quei sindaci che hanno un mandato che scade non prima di 18 mesi. Il presidente eletto resta in carica 4 anni (salvo decadere automaticamente alla cessazione della carica di sindaco) e per candidarsi necessita di un numero di sottoscrizioni a suo sostegno pari almeno al 15% degli aventi diritto al voto. Il sistema elettorale per l’elezione del presidente della Provincia è un “first-past-the-post” con ponderazione: l’elettore vota per uno dei candidati e viene eletto il candidato che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale ponderata. In caso di parità è eletto il candidato più giovane.

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