01 agosto 2018 12:12

I NUMERI DELL'EMERGENZA WEST NILE

“Il virus ormai è endemico”. Tre nuovi Comuni colpiti

Ma le trasfusioni sono sicure
Il direttore sanitario Edgardo Contato, il direttore generale Antonio Compostella, la dottoressa Giovanna Casale, dirigente del Dipartimento di prevenzione


ROVIGO –  Il virus del West Nile è ormai endemico in Polesine e ha fatto il salto di qualità, con la patologia che passa da episodica a ormai presente stabilmente. Dall’inizio della stagione estiva a oggi sono stati 12 i casi umani trattati, 9 di residenti in Polesine, tre da fuori provincia, uno slovacco, un cavarzerano e un mestrino. Cinque hanno sviluppato la patologia neuroinvasiva, quella realmente pericolosa.

Un aumento netto rispetto al 2017. Sono i dati snocciolati dal direttore generale dell’Ulss 5 Polesana Antonio Compostella, nella mattinata di mercoledì 1° agosto. Un incontro con la stampa voluto dall’azienda sanitaria per fare chiarezza sulla situazione, anche alla luce dell’allarme che si sta diffondendo. Un passo importante dell’azienda sanitaria, che ha voluto aprirsi, in una ottica di massima trasparenza, per spiegare alla popolazione quella che è la reale situazione.

“Non c’è una correlazione tra geografia del virus e della casistica”, ha spiegato il numero uno della sanità in Polesine. A fare da vettori, infatti, sono le zanzare, col contagio che però “viaggia” anche attraverso equini e volatili. Difficile quindi pensare che con una unica azione possa essere stroncato il virus. “La strategia efficace – spiega Compostella – è quella della disinfestazione e della prevenzione, fatta in maniera capillare dai Comuni, che dovrebbero agire per tempo”.

Gli esiti della malattia, ha ribadito il direttore generale, sono più gravi quanto più compromesso è il quadro clinico della persona: anziani, già malati, sofferenti o con altri problemi di salute sono coloro che maggiormente rischiano, nel caso di contagio. Non a caso, nelle condizioni peggiori si trova un 70enne di Gaiba, che aveva già condizioni di salute in parte compromesse.

Al momento sono stati individuati pool di zanzare infette a Ceneselli, Ficarolo, Badia Polesine, Porto Viro, Guarda Veneta, Papozze e Villanova del Ghebbo. Casi umani sono stati segnalati a Polesella, Occhiobello, Canaro, Gaiba, Adria, Badia Polesine, Trecenta. Esemplari di cavallo positivi sono stati individuati a Gaiba e Trecenta.

Da tenere presente che alcuni casi sono ancora in fase di valutazione: per fare l’esempio concreto, se una persona si presenta con una sintomatologia che fa pensare al West Nile, si preleva un campione di urina e si invia al laboratorio di Microbiologia di Padova, con una risposta nel giro di 24 ore. Alle 12 di oggi, per esempio, c’erano tre casi in attesa di conferma.

Importante fare chiarezza anche sulla situazione della raccolta di sangue e della trasfusione. Non c’è alcuna interruzione o sospensione in Polesine della raccolta e della trasfusione del sangue raccolto. Questo perché il sistema di controllo garantisce già nell’immediato l’assoluta sicurezza del materiale ematico che viene raccolto.

A favorire un incremento del numero di casi, sia il graduale radicamento del virus sul territorio, che lo ha reso endemico, ma anche condizioni climatiche straordinarie quest’anno, con grande caldo cominciato presto associato a frequenti piogge. La chiave di volta per arginare la situazione potrebbe essere un salto di qualità degli interventi di disinfestazione, con particolare attenzione alla prevenzione. Si lavorerà anche sulla diagnostica, dal momento che, proprio alla luce di questa endemicità, sarà necessario valutare in maniera differente anche quelli che, sino a qualche anno fa, sarebbero stati definiti semplici attacchi febbrili “estivi”.

Si deve ragionare, insomma, in un quadro di endemia, portando avanti un ragionamento in questo senso con i Comuni e gli amministratori locali. “Dobbiamo cambiare l’atteggiamento di fondo – ha spiegato Compostella – La prevenzione rimane di fatto l’unica arma valida in questo contesto”. Oltre alle ordinanze, da parte dei sindaci, sarà necessaria una attività di sensibilizzazione, ma anche i privati dovranno cambiare mentalità: lasciare pozze d’acqua in cortile o in giardino può rappresentare, ormai, un grosso rischio.

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