Po a sinistra

05 agosto 2018 20:13

PO A SINISTRA

Il razzismo, una piaga da combattere (con o senza Fontana)



Nelle ultime settimane si è infiammato il dibattito sul razzismo nel nostro paese: recenti episodi di violenza che hanno riguardato, spesso, cittadini immigrati, sono stati talmente sminuiti da spingere persino un ministro della repubblica, cotal Fontana, che già si era “distinto” (si fa per dire) per i suoi attacchi a omosessuali e libertà civili, a chiedere la cancellazione della Legge Mancino del 1993, norma che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e che hanno per scopo l’incitazione alla violenza o alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, punendo altresì l’uso di simbologie legate a suddetti movimenti politici.

Il summenzionato Fontana ha dichiarato la legge, seguito poi da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, che non perdono occasione per cercare di riabilitare il fascismo o le mussoliniane memorie, contraria alla libertà di opinione: di fatto una legge liberticida. Se un’argomentazione tale ce la potremmo aspettare, verso le 2.00 del mattino, da un ubriacone in una bettola di quint’ordine, messa in bocca a un ministro fa davvero molto pensare, così come fa pensare la mancata reazione di un popolo che pare ormai sopito, capace di digerire come sassi qualsiasi cosa venga propinata dalla salsa gialloverde che guida questa Italia destinata al ritorno al medioevo. Il fatto è, se il ministro non lo sa, non l’ha capito, o non ci arriva, che il razzismo non è un’opinione, ma è un crimine. La differenza non è sottile, è sostanziale.

In nome del razzismo sono stati perpetrati alcuni dei peggiori crimini dell’umanità. Il colonialismo e le sue distorsioni, lo schiavismo, il nazismo con i campi di sterminio, le deportazioni. Fontana, che la licenza media dovrebbe averla presa, e quindi queste cose dovrebbe averle studiate sui libri di storia, dovrebbe ben saperlo. Se poi, nel filo di una narrazione leghista che sembra avere a cuore solo questo argomento, si tende a confondere il razzismo con l’immigrazione, non solo si fa torto all’intelligenza (ma ne esiste ancora?) della gente. Che l’immigrazione, come fenomeno sociale complesso, generi problematiche e paure, è cosa fuori di dubbio. Che la reazione a queste problematiche e paure debba tradursi in razzismo e atti di violenza, è altrettanto sconcertante, forse di più, indecente e incivile.

In questo paese, forse anche grazie agli slogan di Salvini e compagnia, sembra ormai normale che un pensionato eserciti il proprio fucile su una bambina rom di un anno, che un altro spari alla schiena a un lavoratore di colore, che si spari a un ambulante, che si tirino uova in faccia a un’atleta di colore (anche se qui l’episodio che era stato bollato come razzismo pare in realtà un vandalismo di alcuni poveri deficienti). Pare di rivivere le tragedie del nazismo, quando le ss esercitavano le proprie pistole sui bambini ebrei, sparavano alla schiena agli anziani, deportavano in massa e bruciavano cadaveri nei lager.

Questo paese non può accettare una degenerazione culturale che rischia di portarci nel baratro. Non dico che il governo non abbia il diritto di esercitare delle politiche di controllo dell’immigrazione. Dico soltanto che, anche un problema così complesso, non può togliere l’ultimo briciolo di dignità a un popolo che è stato, nel tempo, un popolo di migranti. Non si chiama ideologia, perbenismo, pensiero da benspensanti. Si chiama umanità.

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