10 agosto 2018 08:16

IL CASO A PORTO TOLLE

E’ scontro: “Foce di Barricata inquinata”. “Non è vero”

Legambiente presenta i dati, sindaco e balneari: "Diversi da quelli ufficiali"
L'esito della campagna di Goletta Verde

PORTO TOLLE – “Su undici campionamenti effettuati lungo le coste del Veneto, in corrispondenza delle foci di fiumi e nei pressi di scarichi di depuratori, soltanto uno è risultato fuori dai limiti di legge, ovvero la foce del Po delle Tolle, a Porto Tolle, in località Barricata, in provincia di Rovigo”. Questo quanto affermato nella nota stampa di Legambiente Veneto, nel presentare i dati del dossier Goletta Verde 2018, giovedì 9 agosto a Chioggia.

“A fronte di una situazione generalmente positiva – prosegue la nota – fatto determinato anche dall’assenza di piogge, nei confronti dei cosiddetti ‘malati cronici’, ovvero i casi dove la mancata depurazione resta un problema irrisolto da troppi anni, come i casi che riguardano il Delta del Po, Legambiente valuterà l’ipotesi di presentare degli esposti alle autorità competenti al fine di mantenere alta la guardia sul fronte della
depurazione utilizzando, laddove necessario, i nuovi strumenti repressivi previsti dalla legge 68 del 2015
sugli Ecoreati per definire le cause che compromettono lo stato di salute dei mare e fiumi”.

È questo il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste venete dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la
storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle
coste e delle acque italiane (realizzata anche grazie al sostegno del Conou, Consorzio nazionale per la
gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner Novamont e Ricrea), presentato
in conferenza stampa a bordo di Goletta Verde in piazzetta Vigo a Chioggia.

Sono intervenuti Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde,
Endry Bullo, presidente del consiglio comunale, e Sara Ancona, Arpav, biologa marina del Centro veneto
acque marine e lagunari.

“Quella scattata da Goletta Verde – ha spiegato Eroe – è una fotografia puntuale che, senza volersi sostituire ai controlli ufficiali, punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari. Il problema dell’inquinamento alle foci di fiumi e torrenti è diffuso e spesso li trasforma in fogne a cielo aperto. Ci piace pensare che un giorno questi luoghi possano tornare ad essere balneabili e
soprattutto non presentino più le criticità che, in alcuni casi, si presentano da anni, rischiando di
compromettere tutto il sistema depurativo di una regione”.

“Purtroppo la mancata depurazione affligge ancora in maniera drammatica il nostro Paese, ma è
arrivato il momento di dire basta ad ogni forma di alibi, è necessario intervenire immediatamente anche
per non incorrere ulteriormente nelle multe che sono a carico della collettività, come quella che siamo stati
condannati a pagare all’Ue da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché l’Italia non si
metterà in regola. Si tratta di soldi che si sarebbero potuti spendere diversamente, per esempio per aprire
nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro”.

“Per quanto su undici punti monitorati solo uno sia risultato fortemente inquinato, ovvero la foce del Po – commenta Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – E’ necessario mantenere alta la guardia su un tema importante, spesso sottovalutato, che determina la qualità delle nostre acque. Considerando che il
Parco del Delta del Po è patrimonio Unesco dell’Umanità per la sua prestigiosa riserva di biosfera Mab mondiale è opportuno lavorare a livello territoriale affinché questa realtà venga preservata e non subisca minacce da parte del comparto depurativo. Ecco perché chiediamo alla Regione e alle amministrazioni comunali, in particolar modo dell’entroterra, di non abbassare la guardia sul fronte della depurazione e di utilizzare, laddove necessario, gli strumenti repressivi previsti dalla Legge 68 del 2015 sugli Ecoreati in caso di scarichi illeciti, per esempio”.

“Per questo Legambiente, alla denuncia pubblica sullo stato delle acque valuterà di procedere anche attraverso un’azione giuridica, presentando esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause delle criticità ancora presenti”.

“Sul fronte delle informazioni ai bagnanti – prosegue la nota – monitorata dai tecnici di Goletta Verde, solo in due casi su undici è stata riscontrata la presenza della cartellonistica informativa – priva però della tabella riportante i relativi parametri – che è obbligatoria da anni per i comuni, e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al
pubblico la classe di qualità del mare. Stesso discorso per i cartelli col divieto di balneazione, presenti solo in due casi su undici e assenti persino nel punto risultato fortemente inquinato, ovvero alla foce del Po delle Tolle”.

“Il monitoraggio di Goletta Verde (eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente il 2 e 3 agosto 2018)
prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un
‘maggior rischio’ presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di
Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio Sos Goletta. Per questo vengono prese in esame
le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste
situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui
urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare”.

“I parametri indagati – prosegue lo studio, spiegando la metodologia adottata – sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come ‘inquinati’ i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio questi valori”.

“Su undici punti, due sono stati monitorati in provincia di Rovigo: a Porto Tolle, in località Barricata, alla foce del Po delle Tolle, risultato fortemente inquinato; e a Rosolina Mare, alla foce del fiume Adige, dove non sono emersi problemi. Nove i prelievi effettuati in provincia di Venezia, tutti risultati entro i limiti di legge ovvero a Chioggia, in località Isola Verde, alla foce del fiume Brenta; a Cavallino Treporti, in località Punta Sabbioni, alla spiaggia presso Punta Sabbioni, al punto di uscita della laguna, alla fine del lungomare Dante Alighieri e alla spiaggia a sud del fiume Sile; a Lido di Jesolo, alla foce del fiume Piave, a Eraclea Mare, alla spiaggia presso laguna del
Mort, a Caorle, alla spiaggia presso piazza Marco Polo, e Porto Falconera, alla bocca di Porto Falconera, e
alla Spiaggia della Brussa, alla foce del canale dei Lovi”.

“Tra i fattori inquinanti – prosegue la nota di  Legambiente – troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Ecco perché anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il Conou garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Veneto il Consorzio ha recuperato 27.122 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per
l’ambiente. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali,
ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto che deve essere smaltito
correttamente”.

“Quattro chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie
grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere
rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98% dell’olio raccolto viene
classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa
dell’Italia il Paese leader in Europa.

Una valutazione, quella di Barricata, che ha sollevato una immediata reazione a Porto Tolle, dove sono stati rivendicati i dati Arpav che, nel corso della stagione balneare, non hanno sollevato alcuna criticità (LEGGI ARTICOLO). Non solo: a inizio estate, la bandiera blu è stata concessa a ben quattro località del Delta del Po (LEGGI ARTICOLO). Stesso discorso per gli ultimi dati Arpav a disposizione, del 26 luglio scorso, pure questi giudicati da bandiera blu.

Da qui la presa di posizione del sindaco Roberto Pizzoli: “Non esiste alcun pericolo per la balneazione. Basti pensare come il nostro mare sia frequentato da delfini e da tartarughe. Mi dispiace che dati di questo tipo possano generare preoccupazione e allarmismo, mettendo a rischio posti di lavoro nel settore, quando non ve ne è motivo”.

Sulla stessa linea Alice Saggia, di Delta Po Balneari Boccasette Barricata, che rimanda ancora una volta ai dati ufficiali che parlano di una situazione lusinghiera, per la spiaggia portotollese. Infine, un’altra precisazione importante: la foce del Po è cosa ben diversa dalla spiaggia, anche dal punto di vista del gioco delle correnti, e sarebbe opportuno precisarlo, ad avviso dell’amministrazione e dei balneari portotollesi, per generare tranquillità.