Po a sinistra

02 luglio 2018 12:41

PO A SINISTRA

Sconfiggere le morti bianche con formazione e detassazione degli investimenti



Le morti bianche continuano a essere una piaga drammatica per il nostro paese, con dati che, nonostante stabilizzazioni o leggeri cali, continuano a essere lontani da quelli dei paesi più avanzati. Recentemente il ministro Di Maio ha prodotto dati che segnano 389 morti nei primi cinque mesi dell’anno. E anche il Veneto e il Polesine presentano casi poco incoraggianti. Nella nostra regione i dati registrati a maggio dall’Osservatorio Indipendente di Bologna, vedono 29 morti, con le province di Verona e Treviso in cima a questa triste classifica regionale, con 8 casi per ciascuna provincia, seguite poi Venezia con 6 morti bianche, 3 a Vicenza, 2 a Belluno, 1 a Padova e 1 a Rovigo. E secondo la Cgil, il dato dei 29 morti sul lavoro andrebbe aumentato di circa il 30% per comprendere anche coloro che muoiono in itinere, nel tragitto casa-lavoro.

Un tema con dati del genere evidenzia una autentica urgenza per il nostro paese.

E allora che fare? La politica dovrebbe interrogarsi di più su questo fenomeno, e cercare di formulare proposte e indirizzare strade in grado di invertire la tendenza. Quali? Qualche anno fa si era fatta largo una proposta per combattere questa grave emergenza, e considerando che soprattutto le piccole e medie imprese facevano fatica a investire nella sicurezza dei lavoratori, si era pensato di proporre la detassazione degli utili investiti dalle aziende in attività di sicurezza per i lavoratori. Agevolazioni fiscali che costituirebbero un costo per lo stato, ma presumibilmente un investimento di minore portata rispetto ai costi sociali ed economici sostenuti dalla collettività per l’elevato numero di morti bianche. Ma una detassazione non può essere sufficiente senza la costruzione di una maggiore sensibilizzazione verso una cultura della sicurezza. Ecco quindi che percorsi di formazione costante (anche questi detassabili) potrebbero aiutare a combattere una piaga pericolosa e un’azione che cominci, per tutti, dalle scuole, potrebbe aiutare a instillare nei futuri lavoratori un livello di attenzione forse maggiore rispetto a quello attuale. In questa direzione, anche il Partito Democratico potrebbe riprendere una linea politica in grado di riportare al centro le persone e i propri diritti alla sicurezza: confrontarsi con i sindacati, con l’Inail, con lo Spisal per effettuare proposte concrete per riportare il paese a livelli di civiltà consolidati. Quanto ai centri di formazione e di addestramento alla sicurezza, anche in provincia di Rovigo ho visto centri all’avanguardia nazionale. Si tratta di esempi virtuosi che andrebbero sostenuti e incrementati. Perché non cominciare?

Leonardo Raito
Vicesegretario provinciale Pd

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