11 luglio 2018 16:44

SANITA' POLESINE

In missione da Zaia per salvare i punti nascite

I quattro sindaci di Adria, Trecenta, Piove di Sacco e Valdagno uniscono le forze contro la chiusura dei servizi nei loro ospedali

ADRIA – I Comuni di Adria, Piove di Sacco, e Valdagno sono concordi nell’esercitare ogni sforzo possibile a scongiurare la chiusura dei rispettivi punti nascite, come comunicato dal comitato ministeriale nei gironi scorsi. Trecenta si unisce a questo coro pur avendo avviato da un anno un percorso di potenziamento a fronte di una chiusura provvisoria.

“Siamo fiduciosi nell’intervento del Governatore della Regione Veneto – spiegano i primi cittadini Omar Barbierato (Adria), Davide Gianella (Piove di Sacco), Antonio Laruccia (Trecenta) e Giancarlo Acerbi (Valdagno) – che già ha dimostrato in passato grande capacità di tutelare gli interessi dei nostri territori volti al mantenimento di servizi di primaria importanza come i punti nascite oggi a rischio chiusura ‘Ministeriale’. Come nel 2016 rimangono valide anche oggi le motivazioni a favore dei punti nascite, soprattutto considerando il fatto che nel parere del Ministero la chiusura non viene dettata da motivi di sicurezza delle pazienti (altrimenti ci sarebbe stato parere di chiusura per tutti i punti nascita di cui alla richiesta), ma da motivi (opinabili) di mancato disagio orografico, presenza di servizi alternativi e soprattutto calo demografico con difficoltà ad incrementare il numero dei parti”.

“Per questo motivo, abbiamo chiesto al presidente Zaia un incontro congiunto per affrontare il tema e per offrire a lui e alla Regione la nostra massima disponibilità – continuano i quattro sindaci – E’ stato già richiesto anche un incontro urgente al Ministro della Salute e al Comitato percorso nascite nazionale. Il nostro intento è insomma molto chiaro: cercare assieme alla Regione una soluzione affinché i nostri territori, per un bacino complessivo di abitanti Piove di Sacco (circa 100.000) Trecenta (89.000 ) Adria (75.000) Valdagno (90.000) non debbano rinunciare ad un servizio di primaria importanza, ove esistono esigenze specifiche e particolari, ed anche, al contrario di quello che dice il ministero, ove  si riscontrerebbero invece diverse difficoltà a raggiungere in tempi brevi, in condizioni di emergenza, altri  poli ospedalieri. Chiudere è una scelta irreversibile, che merita di essere approfondita ed evitata”.