03 Luglio 2018 21:30

CASO COIMPO

“Fanghi non a norma nei campi”. Parte il maxi processo

Per ora due i Comuni costituiti. Adria e Pettorazza
Lo stabilimento Coimpo - Agribiofert di Ca' Emo


ROVIGO – Nessun rinvio, nessuna attesa in attesa di una eventuale riunione all’altro troncone della indagine che ha visto, nelle settimane scorse, la notifica di chiusura delle indagini preliminari a 34 persone (LEGGI ARTICOLO), chiamate in causa a vario titolo e con differenti posizioni ipotizzate nella maxi inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Venezia che, come ipotesi principale di reato, è incentrata sulla presunta attività di spandimento di fanghi da depurazione sui campi che sarebbe stata svolta in maniera difforme da quanto previsto dalla normativa dalle ditte Coimpo e Agribiofert di Ca’ Emo.

Due attività produttive collocate nel medesimo sito, in località America. Secondo la ricostruzione della Dda, in buona sostanza, si sarebbero saltate a piè pari alcune fasi del trattamento dei fanghi, per potere procedere allo spandimento il prima possibile, massimizzando quindi il volume di sostanza che era possibile trattare e, quindi, aumentando il guadagno. Lo scorso 30 maggio, di fronte al giudice per le indagini preliminari di Venezia, erano all’esame le posizioni delle sei persone, distinte dalle 34, che a dicembre erano state oggetto di misura cautelare per questa inchiesta. Tre di queste avevano deciso di patteggiare la pena, fissata a otto mesi, sospesi, mentre altre tre avevano scelto di non patteggiare (LEGGI ARTICOLO). Le loro posizioni sono quindi approdate, di fronte al giudice Laura Contini, nella mattinata di martedì 3 luglio.

A giudizio, quindi, si trovavano Gianni Pagnin, 67 anni, di Noventa Padovana, individuato come presidente del consiglio d’amministrazione e legale rappresentante di Coimpo; Mauro Luise, 57 anni, di Adria, individuato come socio di fatto di Coimpo e di Agribiofert e responsabile tecnico di entrambe; Mario Crepaldi, 63 anni, di Adria dipendente Coimpo, secondo le indagini con un ruolo molto importante nella gestione dei rifiuti.

Li difendono gli avvocati Marco Petternella di Rovigo, Stefano Bardelle di Adria e Massimiliano Ponzetto di Adria. Si era pensato, dal momento che si tratta di due procedimenti molto simili, che il processo di martedì 3 luglio avrebbe potuto essere sospeso, in attesa che passasse dall’udienza preliminare quello con i 34 indagati, poi eventualmente riunendoli e celebrandoli assieme, dal momento che, appunto, sono strettamente collegati, essendo figli della medesima inchiesta, eseguita dai Carabinieri forestali. Al momento, però, non pare sia questo il destino del procedimento, entrato subito nel vivo nella mattinata.

Buona parte dell’udienza è stata riservata alla richiesta di costituzione di parte civile di vari soggetti, giuridici e fisici. Costituirsi parte civile significa, per coloro che sono stati identificati dalla Procura come parti offese di determinati reati, essere presenti al dibattimento con un proprio avvocato, per chiedere, solitamente, un risarcimento in caso di condanna agli imputati, o a qualcuno di loro.

Intenzionati a questo passo sono, al momento, il Comune di Adria, con l’avvocato Marco Casellato, il Comune di Pettorazza, con l’avvocato Carmelo Marcello e col sindaco Gianluca Bernardinello presente in aula, il ministero dell’Ambiente, la Regione del Veneto, la Provincia di Rovigo, con l’avvocato Eliana Varvara, Legambiente, con l’avvocato Matteo Ceruti. Il giudice si è riservato e comunicherà la propria decisione il prossimo 17 luglio.

Anche le difese hanno annunciato le proprie eccezioni. L’avvocato Bardelle punterà su una presunta incompetenza territoriale, mentre il collega Petternella ha anticipato presunti problemi relativi alle attività di campionamento dei terreni svolte nel marzo del 2015, che non sarebbero state fatte con le garanzie dovute agli indagati. Anche di questo si parlerà nella prossima udienza, con la decisione del giudice.

L’avvocato Ponzetto ha quindi comunicato l’istanza di patteggiamento, per Crepaldi, per la quale non vi paiono essere particolari condizioni ostative; nessuna richiesta del genere da parte delle altre difese. Tutti, invece, hanno chiesto la revoca delle misure cautelari ancora in essere: obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Crepaldi, obbligo di dimora per Pagnin e Luise. Il pubblico ministero Zorzi, della Dda, ha espresso parere favorevole alla prima istanza, non alle seconde due.

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