11 luglio 2018 17:16

COLDIRETTI ROVIGO

Allarme cimice: “Ecco come riduce pere e mele”

La nostra è tra le province più colpite dall'insetto infestante. La Regione: "Già attivati i ricercatori, intanto finanziamo le reti anti-insetto"


ROVIGO – Una vera e propria invasione ai danni dei frutteti polesani e veneti. Tutta colpa della cimice asiatica, prolifico insetto d’importazione, privo di nemici naturali, contro il quale non è ancora stata messa a punto un’azione di contrasto efficace. Dopo il convegno organizzato nelle scorse settimane da Coldiretti Rovigo, in collaborazione con il Servizio Fitosanitario regionale, l’associazione ha accompagnato oggi i vertici della Regione Veneto in mezzo agli alberi da frutto danneggiati dall’insetto nei territori tra Rovigo e Padova. Soprattutto in questo periodo, la cimice si sta diffondendo rapidamente: sotto attacco le mele e le pere, ma anche albicocche, susine, pesche e ciliegie.

Alla presenza dell’assessore regionale Giuseppe Pan, il presidente ed il direttore regionale di Coldiretti, Martino Cerantola e Pietro Piccioni, insieme al presidente provinciale ed al vicepresidente di Rovigo, Carlo Salvan e Simone Moretti ed al presidente di Padova, Massimo Bressan, hanno illustrato l’azione dannosa dell’insetto sulle piante. “Chiediamo alla Giunta Regionale efficaci azioni che permettano di fermare l’emergenza e salvare la frutta polesana – ha affermato il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – la cimice è un problema a cui bisogna far fronte con la ricerca che riconduca alle soluzioni più efficaci e al contempo sostenibili sia in termini economici che ambientali. Nel frattempo vanno attivate misure di difesa immediate ed efficaci con reti di protezione che rappresentano un importante costo per l’impresa agricola”.

Su questo l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan ha garantito l’intervento trovando risorse nel Programma di Sviluppo Rurale e modalità adeguate alle esigenze delle aziende anche, se necessario, intervenendo nelle misure attuali del Psr. I danni si allargano dai frutteti agli orti fino alle piante ornamentali: i dati rilevati dai tecnici si profilano molto preoccupanti per il 2018. Tutte le campagne del territorio veneto sono interessate da questa presenza anche se le province più colpite sono Rovigo e Padova. “Se l’anno scorso abbiamo rilevato perdite contenute, quest’anno il rischio è di perdere la gran parte della produzione, se non tutta – ha concluso il presidente Carlo Salvan – ribadisco che ci troviamo di fronte ad un insetto importato, che non ha antagonisti in natura perciò occorre studiarlo e fare ricerca, per trovare il modo, nel più breve tempo possibile, di contrastarlo e salvare le frutticoltura polesana”.

“La Regione Veneto ha affidato al Dipartimento di agronomia animali e ambiente dell’Università di Padova l’incarico di studiare la localizzazione e il ciclo di attività della cimice asiatica – spiega l’assessore Pan – e di individuare le migliori strategie di prevenzione e contrasto. Al momento, il lavoro dei ricercatori, coordinati dal dottor Alberto Pozzebon, e dei servizi fitosanitari della Regione Veneto ha consentito di mappare la presenza della cimice nel nostro territorio, di osservarne l’evoluzione e di indicare le possibili misure di contenimento. Lo studio ha prodotto, per ora, questa prima evidenza: le cimici asiatiche infestano e danneggiano soprattutto i margini degli appezzamenti e la misura più efficace per limitare i danni e ridurre l’uso di insetticidi chimici risulta essere il posizionamento di reti antigrandine e reti antinsetto, in modo da chiudere i bordi degli appezzamenti”.

“In attesa che il lavoro dei ricercatori ottenga risultati sperimentabili su vasta scala, la Regione – conferma l’assessore all’Agricoltura – continua a sostenere i produttori ortofrutticoli ammettendo ai contributi dei bandi Psr gli investimenti finalizzati alla difesa attiva, come l’acquisto e la collocazione di reti antinsetto. Sono investimenti utili per migliorare le prestazioni e la competitività dell’impresa agricola, che possono godere di contributi dal 40 al 60% della spesa sostenuta, a seconda dei soggetti e delle zone interessate. Ma è solo investendo in ricerca e sperimentazione che sarà possibile individuare, con la collaborazione degli stessi produttori, la via migliore per contrastare la diffusione delle aree coltivate di questa specie infestante”.

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