11 luglio 2018 17:40

TRAGEDIA IN OSPEDALE

Morì a sei anni, nel processo entra pure l’Ulss

Sotto processo, un medico dell'Ulss 5
Giovanni Morello, 6 anni, morì il 13 gennaio 2016


ROVIGO – La prima udienza era stato lo scorso 30 maggio (LEGGI ARTICOLO). E’ in quella sede che era stata avanzata l’istanza ammessa poi nella giornata di mercoledì 11 luglio, dal giudice Nicoletta Stefanutti: quella di fare entrare nel processo penale anche l’azienda Ulss 5, in qualità di responsabile civile. In parole povere, qualora l’imputato, suo dipendente, dovesse essere condannato, al risarcimento sarebbe tenuta anche l’azienda sanitaria del Polesine. Una conquista importante, da parte dell’avvocato Cristiano Violato, parte civile nel processo.

Al centro di questo, la tragedia che, il 13 gennaio del 2016, vide la morte, in ospedale a Rovigo, di un bimbo, Giovanni Morello, 6 anni, di Anguillara Veneta. Il rinvio a giudizio era arrivato a novembre scorso, a carico di uno solo dei sette medici originariamente indagati dalla Procura di Rovigo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Dopo la morte del piccolo, nell’immediatezza, era stato il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Compostella a ricostruire quanto sarebbe accaduto.

“Il bambino – aveva spiegato – con un blocco intestinale causato da un’influenza intestinale, era stato ricoverato l’11 gennaio. L’ecografia era negativa. Non aveva febbre, non c’era nulla di eclatante e il quadro clinico non era allarmante. Nella notte c’era stato del vomito, il paziente era stato trattato con la flebo, alle 4 del mattino non era grave, l’addome era trattabile. Alle 7 la palpazione all’addome appariva dolente, il bimbo veniva quindi inviato a radiologia, ma non emergeva nessuna perforazione”.

Improvvisamente, secondo questa ricostruzione, le condizioni si erano aggravate. Si era preparata tutta l’équipe, in vista di una operazione chirurgica. Alle 10 l’arresto cardiaco, con un immediato trattamento e disperati tentativi di rianimazione che non sortiscono però l’effetto. Secondo i consulenti incaricati dalla Procura, a provocare la tragedia sarebbe stato uno shock, derivante dallo “strangolamento dell’ansa ileale con occlusione intestinale e perforazione della parete intestinale”.

L’ipotesi centrale dell’accusa è quella di presunte omissioni di accertamenti che, se disposti, avrebbero – chiaramente secondo questa impostazione che dovrà essere vagliata ed eventualmente confermata nel corso del dibattimento – potuto condurre a disporre un intervento chirurgico in grado di salvare la vita al bimbo. Da parte della difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Sarti di Venezia, c’è invece la fiducia di fare emergere, nel corso del dibattimento, l’estraneità dell’imputato alle accuse. L’udienza è stata quindi aggiornata al prossimo luglio, per cominciare a sentire i primi testimoni.

L’esame dei testimoni comincerà nel corso della prossima udienza, il 10 settembre.

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