16 maggio 2018 18:50

LEGGE ELETTORALE DEL VENETO

La Lega dice “no” a tre consiglieri regionali per il Polesine

Bocciato l'emendamento di Graziano Azzalin che attacca: “Maggioranza arrogante”

VENEZIA – Il Polesine resta fermo a due rappresentanti in consiglio regionale. L’emendamento del consigliere Pd Graziano Azzalin discusso oggi, 16 maggio, in aula, ha ricevuto il “no” della maggioranza di centrodestra. E così il progetto per il nostro territorio (e per la provincia di Belluno) di avere tre consiglieri a Palazzo Ferro Fini, avanzato anche dalla Provincia, con un ordine del giorno del presidente Marco Trombini approvato all’unanimità nei giorni scorsi, sfuma di fronte alla decisione, impietosa, di chi ha la forza dei numeri per decidere del nostro territorio.

Amareggiato per la bocciatura della propria mozione, sottoscritta e condivisa anche con la consigliera del Movimento 5 stelle Patrizia Bartelle, Azzalin non lesina critiche alla maggioranza e al partito di governo della Regione (che, vale la pena ricordarlo, è lo stesso del capoluogo polesano), la Lega: “Predica in un modo e razzola in un altro. E ancora una volta, bocciando il mio emendamento, conferma che al di là degli slogan esistono territori di serie A e di serie B”.

Il consigliere Pd, quindi, ricorda: “Questa richiesta arriva anche dalla Provincia di Rovigo, non un ente guidato dal Pd, che ha presentato una mozione in tal senso. Si trattava di fare una scelta politica, chiara, di rappresentanza. È un dato di fatto che la Regione è governata in modo centralista e ci sono territori particolarmente penalizzati, che non ci sia pari dignità nelle politiche, a cominciare dalle risorse, è sotto gli occhi di tutti. Entrambe le province hanno una specificità riconosciuta per Statuto, che però non trova poi riscontro nelle azioni. Sulla base della legge attuale a Rovigo mancano solo 8mila persone per ottenere di diritto il terzo consigliere, si sarebbe trattato di uno sforzo di poco conto. Ma per l’ennesima volta ha prevalso il muro di gomma della maggioranza che mostra tutta la propria arroganza nel non voler cercare un dialogo. Adesso vadano in Polesine e nel Bellunese a spiegare, anche ai loro elettori, come mai si sono opposti a un emendamento di puro buon senso”.

In compenso, nell’ambito della discussione sulla nuova legge elettorale, sempre la maggioranza ha approvato, con il voto contrario del Pd, un emendamento presentato dal relatore Marino Finozzi che elimina il vincolo del doppio mandato per i consiglieri regionali, introdotto con la legge elettorale-Statuto nel 2012. Limite che è stato a lungo una bandiera del governatore  Luca Zaia. A tal proposito, interviene duramente il capogruppo Pd Stefano Fracasso: “Dieci anni di tempo all’interno di un’istituzione con un determinato ruolo – commenta – sono un tempo ampiamente sufficiente, sebbene questo ruolo sia legittimato dalla volontà dei cittadini tramite le preferenze. Il vincolo, traslato poi ad assessore e presidente, voleva essere anche un modo di rassicurare gli elettori e rispondere a una sorta di pregiudizio, o comunque percezione, ampiamente diffuso: che si entri nelle assemblee per fare poi delle regole che consentano di autoriprodurci per anni. Certo non posso non evidenziare come la scelta fosse stata fatta anche in contrapposizione e per contraddistinguerci da Roma che in quest’aula viene spesso invocata come cattivo esempio. Evidentemente, però, solo quando fa comodo alla Lega”.

CONSIGLIATI