Pet corner

13 febbraio 2018 09:43

PET CORNER

Animali & condominio



di Luca Marchiori (*)

L’attenzione al rapporto uomo-animale d’affezione è sempre maggiore e ha portato il Legislatore a tenerne conto anche in sede di riforma della disciplina del condominio. Fino al 2012, infatti, era sufficiente un regolamento condominiale approvato a maggioranza degli intervenuti all’assemblea che rappresentasse almeno il 50 % del valore dell’edificio per vietare la detenzione e il possesso di animali nei singoli appartamenti.

Dall’entrata in vigore della legge 220 del 2012, invece, l’articolo 1138 del Codice civile prevede espressamente che “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Tale norma lascia aperti due dubbi: cosa accade ai regolamenti condominiali preesistenti che vietavano la detenzione di animali? Le parti possono derogare al regime previsto dal nuovo articolo 1138?

Per quanto riguarda il primo interrogativo, nonostante quanto espresso in sede di approvazione della norma dalla Commissione Giustizia del Senato, la giurisprudenza ha interpretato estensivamente l’ultimo comma dell’articolo 1138 interpretandolo in combinato disposto con l’art. 155 delle disposizioni attuative del Codice civile e dichiarando la nullità dei regolamenti preesistenti alla riforma contrari al divieto. Così facendo i Giudici italiani si sono allineati al principio di valorizzazione del rapporto uomo-animale garantito dalla Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da compagnia, ratificata dall’Italia con legge 201 del 2010, e dall’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, ratificato con la legge 130 del 2008.

Diversamente da quanto previsto per le proprietà esclusive, attualmente non c’è una disciplina per l’utilizzo delle aree comuni da parte degli animali. Dall’analisi del dato normativo e della giurisprudenza sul punto, si ritiene che il condominio non possa vietare l’uso delle aree comuni qualora siano utilizzate secondo la loro destinazione (ad es. il giardino condominiale utilizzato per far passeggiare il cane e non come suo w.c.) e quando l’utilizzo dell’area-bene comune sia indispensabile al godimento della proprietà esclusiva (ad es. non si può impedire al condomino con problemi di deambulazione e proprietario di un cane di utilizzare l’ascensore per uscire in passeggiata). In ogni caso occorre ricordare che l’animale può utilizzare le aree comuni purché ciò non impedisca l’altrui utilizzo.

A parere di chi scrive, però, è possibile che il regolamento condominiale contenga regole di buona condotta da far rispettare ai proprietari di animali, sia per quanto riguarda l’uso di spazi e servizi comuni, sia in relazione al più generale comportamento che devono tenere all’interno del complesso condominiale.

Tornando al secondo interrogativo, il contratto di locazione tra proprietario e conduttore può legittimamente prevedere il divieto di detenzione di animali. In questo caso la clausola contrattuale rimane valida perché il principio contenuto nell’art. 1138 (comma 6 ) non ha natura inderogabile, pertanto il contratto di locazione, che ha forza di legge tra le parti ai sensi dell’articolo 1372 del Codice civile, può prevedere tale divieto.

(*) Avvocato Lega Nazionale per la Difesa del Cane sez. di Rovigo

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