Di panchine rimosse e immigrati

di Francesco Campi |

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Cominciamo  chiarendo i termini, come ho fatto recentemente su Facebook stimolato da uno degli utenti di quel social, ed anzi, se mi leggerà, riconoscerà senz’altro alcune delle frasi che ho usato in quel contesto.

Allora,  diciamo subito che rifugiati e gli immigrati hanno storie diverse. I rifugiati richiedenti asilo sono coloro che fuggono da guerre e regimi dittatoriali, come fecero gli italiani che si rifugiarono in Svizzera o negli Stati Uniti durante la Repubblica di Salò. Prendono 2,5 euro al giorno (75 al mese), circa mille euro sono il costo di ciascuno ed è una spesa che fra l’altro produce ricchezza (lavoro, affitti, servizi). E “sedersi in panchina” è talvolta l’unico modo di passare qualche ora, esattamente come fanno i nostri pensionati: solo che i rifugiati sono costretti all’inattività: non resteranno per sempre così, ma i lunghi e troppi mesi necessari per l’esame della loro richiesta: per legge dovrebbe accadere in tre o quattro mesi, ma la nostra burocrazia non riesce a farlo e sono costretti ad aspettare anche due anni prima di conoscere il loro destino. E a quanto mi risulta a loro, che vorrebbero lavorare per salvare le loro famiglie, non sembra affatto divertente.

Quanto agli immigrati, ma sarebbe meglio dire migranti, vorrei ricordare che a sedere sulle panchine, magari per prendersi un’ora di riposo dal lavoro e incontrare qualcuno con cui scambiare due chiacchiere, sono anche le badanti a cui affidiamo i suoi genitori, le persone che ci servono il caffè, ci imbiancano la casa, versano d’estate l’asfalto sulle strade, lavorano in fonderia, raccolgono la frutta, la verdura o (al Sud, non qui, s’intende) i pomodori con cui si fa la “nostra” salsa quotidiana… Lavori che i nostri figli non fanno (per fortuna) avendo in genere studiato: salvo dover poi emigrare anche loro, tanto che il saldo fra flusso in uscita (italiani emigrati) e in entrata (stranieri immigrati) è più o meno pari: per fortuna loro vanno a fare lavori migliori, spesso nella ricerca, nella finanza, nei commerci, nella moda eccetera, ma anche i camerieri o le baby sitter mentre imparano una lingua, e pretendiamo giustamente che all’estero siano trattati senza discriminazioni…

Aggiungo a tutto questo una sola piccola annotazione: quest’anno l’Italia con il cosiddetto decreto flussi ha richiesto l’ingresso nel nostro Paese di almeno 70mila nuovi immigrati (con contratto di lavoro): non bastano quelli che ci sono, le nostre famiglie e le nostre imprese hanno bisogno di manodopera e non la trovano sul nostro territorio… Ma al sindaco di Rovigo immagino che come si raccolgono le insalate a Lusia importi il giusto.

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