Il racconto di Riccardo, volontario polesano all’Expo di Milano

I retroscena della grande esposizione universale raccontati da chi ha dato il suo contributo all'imponente macchina organizzativa. Dieci ore e più al giorno al servizio dei visitatori fra incontri sorprendenti, assaggi nei vari padiglioni ed alcuni gustosi dietro le quinte. Lo sapevate che ogni sera c'è chi si occupa di raccogliere tutti i mozziconi di sigarette lungo le strade che collegano i padiglioni?

Riccardo Rossi, secondo da sinistra, studente universitario di Rovigo che ha fatto parte della grande squadra dei volontari di Expo, racconta la sua esperienza all'esposizione universale

In prima fila: Riccardo Rossi, secondo da sinistra, studente universitario di Rovigo che ha fatto parte della grande squadra dei volontari di Expo, racconta la sua esperienza all'esposizione universale

Dopo un viaggio si torna a casa con la valigia piena di idee, di ricordi e di bei momenti. Questo discorso è valido anche per l’esperienza che ho avuto come volontario ad Expo. Mi chiamo Riccardo Rossi, ho 20 anni, abito a Rovigo e studio Economia presso l’Università di Padova.

Un percorso, quello ad Expo, durato 14 giorni sulla carta, anche se posso dire sia ancora in atto visti i contatti quasi quotidiani che tengo con alcuni dei miei ex compagni d’area e di stanza all’ostello.
Visto, e soprattutto vissuto, in veste di volontario, l’Expo ha un particolare sapore: la carica che ti mette lo stare in gruppo con altri ragazzi e ragazze è qualcosa di impagabile, e soltanto questo fa dell’esperienza una cosa positiva sin dal primo giorno di servizio. Per noi volontari non esiste la ruotine: ogni giorno persone, problemi e domande diverse. D’obbligo avere sempre alla mano un pacchetto di mappe in italiano, inglese e francese, pronte da consegnare ai numerosi visitatori, ma anche simpatici ventagli di carta molto gettonati nelle afose giornate di fine luglio. Il turno di servizio si passa prevalentemente sul Decumano: la mia area va dal padiglione della Polonia ad Israele e da quello dell’Inghilterra al Messico. In tutto, siamo poco più di una ventina.

Si cammina in gruppetti di 2-3 volontari, si scambiano battute e commenti sui numerosissimi e variegati tipi di visitatori: la famiglia, la coppia, il single, la comitiva, il gruppo di ragazzi, quelli che entrano e manco sanno dove si trovano, quelli che “dove si esibisce Brumotti con la bicicletta?” (alludendo alle esibizioni di un biker al padiglione polacco), quelli che “voi volontari siete davvero bravi!”, quelli del “chi ve lo fa fare a rimanere qui senza essere pagati?” e persino coloro che ti domandano “quanti soldi vuoi per vendermi la tua divisa?”…

Una settimana di turno al pomeriggio ed una al mattino: le ore passate dentro il sito sono sempre e comunque 10-12 al giorno. Alla scoperta dei padiglioni nelle ore pre e post servizio, compresa la sfrenata ricerca di spille da appizzare all’accredito: una vera e propria tendenza, trasformatasi quasi in un’ossessione (per alcuni!) nel raccattarle, compresi gadget di qualsiasi altro genere.

I momenti che ricorderò con più emozione saranno le chiacchierate coi ragazzi all’ostello: nella mia stanza si era in 5, a ‘rappresentare’ l’Italia da nord a sud in così poco spazio. Due ragazzi di Palermo, uno di Pescara ed uno di Torino. Raccontarci la nostra giornata sul sito, le vicende universitarie trascorse, le storie della vita: queste le discussioni di ogni sera, ed in mezzo pure un paio di partite a carte…

Un ricordo particolare per la Coldiretti: penso sia stato uno degli spazi del Cardo più amati da tutti noi volontari: Puglia e Calabria hanno reso mattinate e pomeriggi più dolci con assaggi continui di spremute d’agrumi, crostini di marmellata di ogni gusto, dolci con mandorle ed uva passa. Ma anche salati, con pomodorini, formaggi freschi, crostini, ’nduja e così via. Persone davvero favolose, pronte a farci assaggiare qualsiasi cosa, pur essendo noi in servizio.

Che dire dei briefing? Due bravissimi team leader, Marco ed Elisa, hanno organizzato tutte le attività di gruppo: semplici ma efficaci, anche per far parlare ed aprire agli altri i più timidi. All’inizio si sono create semplici regole da rispettare, e relative sanzioni, per cercare di non creare incomprensioni di gruppo; ci è poi stato chiesto quali siano state le competenze che più abbiamo speso e migliorato durante quest’esperienza e, l’ultimo giorno di servizio, abbiamo fatto scoppiare un piccolo palloncino, per rappresentare simbolicamente il ritorno alla vita quotidiana.

Una ragione per cui sono contento di aver fatto quest’esperienza, è stata quella di trovarmi, nel raggio di qualche manciata di metri, proiettato in paesi completamente diversi l’uno dall’altro. Ed ho deciso di sfruttare questa peculiarità di Expo, provando a gustare piatti di padiglioni differenti quasi ogni giorno, sempre con un attento e profondo sguardo al menu, viste le cifre improponibili che certi paesi avevano.

Un fish and chips inglese non entusiasmante, compensato però da delle eccezionali polpette in salsa yogurt del Qatar. Un bis di ‘empanada’ cilena, visti la bontà ed il basso prezzo, ma anche del platano fritto con meravigliose ‘empanade de verde’, ripiene di carne e formaggio from Ecuador. Un aperitivo thailandese a base di birra e patatine dolci alla frutta e, per concludere, spaghetti fritti malesi! E, per non abbandonare la tradizione italiana, c’è stato spazio pure per la classica pizza del sabato sera da Eataly.

Anche nei miei giorni di permanenza, non sono mancate le famose “feste nazionali”: una tradizione di Expo, attraverso la quale ciascun padiglione e ciascun cluster, almeno una volta nell’arco dei 6 mesi, organizza incontri, feste, balli, eccetera, invitando le diverse delegazioni nazionali a partecipare. Un po’ per rendere viva l’esposizione, un po’ per dare risalto a determinati padiglioni, fatto sta che per noi volontari sono state occasioni di aggregazione e di assaggio gratuito (molto apprezzato!) di molte pietanze dei diversi paesi.

E proprio durante questi “avvenimenti”, non sono mancate persone note e famose, come Giuseppe Sala – commissario unico di Expo 2015 Spa – ed Oscar Farinetti, patron di Eataly: Sala, incontrato nel giorno della festa nazionale della frutta; Farinetti, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, presso Casa Corriere della Sera. Ancora non è finita: evento al quale non potevo mancare, è stato quello dei sorteggi dei calendari della nuova stagione di calcio, Serie A. Proprio qui, il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, il “Viperetta”, è riuscito a dare il meglio di sé, concedendosi a foto e siparietti divertenti con tutta la platea degli spettatori.

Quelle che ancora vorrei raccontare sono le cose che magari il singolo visitatore non nota, non vede, non osserva: molte sono le persone che lavorano dietro ad un’enorme macchina organizzativa quale è Expo, sia fuori che dentro i padiglioni; e molte sono coloro che si occupano della pulizia, gestendola, devo dire, davvero efficientemente: persino i singoli mozziconi di sigaretta vengono raccolti!

Molte le forze dell’ordine presenti: dalla Polizia, alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale dello Stato… Insomma, per Expo tutti presenti al momento dell’appello! Da notare che qualsiasi tipo di manutenzione o riparazione, viene fatta la notte oppure il mattino presto, per non arrecare alcun disagio al visitatore. Si può dire quindi che l’organizzazione sia molto accorta ed orientata verso i suoi ospiti, cercando di far vivere un’esperienza unica: la cifra del biglietto d’ingresso è abbastanza salata, ma viene ampiamente ripagata!

Riccardo Rossi

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