Iras, il Pd non ci sta: “Il commissariamento è un errore grave”

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Nadia Romeo e Nello Chendi lanciano accuse al sindaco Bergamin ed alla Regione: " Ennesimo fatto grave che si inserisce in una serie di situazioni che vengono gestite nello stesso modo. Sono allo sbaraglio: non c’è un’idea o una progettualità e chi ne paga le conseguenze sono i cittadini"

la capogruppo del Pd in consiglio comunale Nadia Romeo ed il consigliere Nello Chendi infuriati per il commissariamento della casa di cura puntano il dito su sindaco e Regione

L'Iras funesta: la capogruppo del Pd in consiglio comunale Nadia Romeo ed il consigliere Nello Chendi infuriati per il commissariamento della casa di cura puntano il dito su sindaco e Regione

ROVIGO – Siamo sicuri che sia tutto regolare? A lanciare questa provocazione sul commissariamento dell’Iras sono la capogruppo Pd in consiglio comunale Nadia Romeo ed il consigliere Nello Chendi che gettano benzina sul fuoco. E, oltre a puntare il dito su Bergamin, guardano anche all’indirizzo della Regione. Il cda, è questo il messaggio, doveva rimanere al suo posto. Le nomine fatte proprio da colui che dovrebbe essere il rivale politico del Pd, ovvero il sindaco Massimo Bergamin, andavano salvaguardate. E così il principale partito d’opposizione tuona contro l’azzeramento del cda e l’arrivo del commissario Tiziana Stella.

Fra i consiglieri del Pd, è bene ricordarlo, figura Mattia Moretto, primo degli eletti in consiglio comunale con oltre 300 preferenze, figlio di Pierantonio Moretto che, dopo essere stato presidente dell’Iras dal 2005 al 2009, nel quinquennio in cui, fra l’altro, del cda faceva parte Domenico Romeo, padre della capogruppo Pd, era stato nominato nella nuova cinquina da Bergamin ed era tornato in sella ottenendo la vicepresidenza dell’ente assistenziale.

La decisione del commissariamento, non è stata certo un fulmine a ciel sereno, sia per i tanti problemi che da anni affliggono la struttura sia per il comportamento del sindaco di Rovigo Massimo Bergamin, che per mesi ha evitato di rinnovare il consiglio di amministrazione parzialmente dimissionario, con tre dei cinque componenti che hanno fatto indietro, compreso il presidente Fabiano Rizzo che poi, proprio poche ore prima della scadenza regionale, era tornato in sella vista la revoca delle sue dimissioni firmata da Moretto. Secondo Nello Chendi l’arrivo del commissario Tiziana Stella potrebbe comunque non essere del tutto corretto, quantomeno dal punto di vista prettamente formale. «Abbiamo dei dubbi di legittimità – spiega – mancano entrambi gli elementi fondamentali per giustificare il commissariamento: la presenza di gravi irregolarità amministrative e l’assenza di un organismo funzionante».

Con il ritorno in extremis di Rizzo, teoricamente, il cda sarebbe potuto tornare alla sua funzionalità con la surroga dei due consiglieri mancanti. Ma l’obiezione della Regione è stata di tutt’altro tipo: la motivazione del commissariamento sottolineata dall’assessore regnale Manuela Lanzarin è quella della presenza di irregolarità di gestione amministrativa della mancata presentazione di atti di programmazione e di un piano di risanamento dell’ente. «Il bilancio previsionale per il 2016 era stato presentato – spiega Chendi – e il consuntivo del 2015 era pronto per i prossimi giorni ed era pure in pareggio». Secondo il suo ragionamento, quindi, la Regione non sarebbe dovuta intervenire. In realtà, la Regione ha sottolineato come il bilancio 2015 non sia stato presentato entro i termini, cioè giugno, mentre il previsionale 2016 sia stato bocciato per tre volte dai revisori dei conti.

Ma non è solo la nomina del commissario a sollevare dubbi: sotto accusa ci sarebbe anche la presunta chiusura di Casa Serena, che voci danno per possibile a causa degli alti costi del servizio.«È un po’ anomalo che non sia ancora arrivata e non abbia ancora visto la situazione ma già voglia chiudere Casa Serena – attacca Nadia Romeo – Se uno pensa male sembra quasi che sia fatta apposta. Un commissario almeno prima si informa sullo stato e sulla condizione degli istituti». Ma, al di là delle azioni vere o presunte dell’avvocato Stella, quello che più disturba i democratici è il comportamento del primo cittadino.

«Quello che ci preoccupa è l’ennesimo fatto grave che si inserisce in una serie di situazioni che vengono gestite nello stesso modo – afferma Romeo – È un metodo di lavoro allo sbaraglio, dove non c’è un’idea o una progettualità e chi ne paga le conseguenze sono i cittadini. Il sindaco aveva nominato (nel cda dell’Iras, ndr) persone di sua stretta fiducia. Se scappano anche quelle ci domandiamo il perché. L’altra questione è che dopo oltre un mese dalle dimissioni non si sia nemmeno preoccupato di reintegrare il consiglio di amministrazione. Riteniamo ci siano delle responsabilità molto gravi da parte del sindaco».

Eppure secondo i democratici la situazione si sarebbe potuta risolvere con più semplicità ed efficienza. «Abbiamo un mondo dell’associazionismo rispetto al sociale competente e molto ampio. Le persone si trovano» sostengono. La verità, secondo loro, è quindi un’altra. «Siccome non riuscivano a mettersi d’accordo sulle poltrone tra il sindaco e Avezzù (Paolo, presidente del consiglio comunale e alleato di ferro di Bergamin al ballottaggio delle scorse elezioni amministrative, nonché fiero avversario di Moretto che nel 2006 aveva provato a dimissionare dal vertice dell’Iras, ndr) hanno preferito il commissario – attacca Romeo – Non è per il bene del servizio. Sono semplici beghe interne, una poltrona in più o una in meno». «È questo il nuovo che ha promesso Bergamin?» chiede ironicamente Chendi.

Marco Baroncini

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