Bergamin rifiuta la legge: “Non sposo i gay. E se uno viene con un cavallo?”

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In una surreale intervista al quotidiano nazionale "La Repubblica" il primo cittadino di Rovigo spiega il perché della sua "obiezione civile" alle unioni civili e piovono critiche. Il deputato siciliano 75enne Andrea Vecchio si dice pronto a a partire per il Veneto a sue spese se il sindaco gli concederà la delega per celebrare il rito al posto suo

il sindaco Massimo Bergamin ha ribadito la sua contrarietà a celebrare le unioni gay

Porta in faccia: il sindaco Massimo Bergamin ha ribadito la sua contrarietà a celebrare le unioni gay

ROVIGO – Sarà pure inflazionata, ma la celebre frase manzoniana «questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai» calza decisamente a pennello. Non c’entrano, però, i Promessi Sposi, meno che meno i bravi e Don Abbondio. C’entra, invece, il sindaco di Rovigo Massimo Bergamin, Lega Nord, ed il suo totale rifiuto per le unioni civili, meglio note come il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. In Italia regolamentate solo di recente, queste sono ufficialmente formalizzate con le stesse procedure e gli stessi riti previsti per il classico matrimonio civile. Indispensabile, quindi, la presenza di un ufficiale di Stato, usualmente il sindaco della città in cui si svolge la cerimonia.

Ed è proprio qui che iniziano i problemi per Rovigo. Bergamin non ne ha mai fatto mistero: lui, di sposare due omosessuali, non ne vuole proprio sapere. Una posizione talmente netta e forte da catturare le attenzioni di un quotidiano nazionale, “La Repubblica”. «E se un bel giorno si presentano in tre? O se qualcuno viene qua con un cavallo e vuole spostare quello? – dichiara Bergamin in un’intervista alla testata nazionale – Mai e poi mai, con la fascia da sindaco, celebrerò il matrimonio tra due persone dello stesso sesso». Poco importa che la legge permetta a due omosessuali di rivolgersi al primo cittadino per essere ufficialmente uniti civilmente. Lui si rifiuterà e delegherà il compito ad altri: «inviterò il premier Matteo Renzi a celebrare le nozze», affonda Bergamin.

«Della serie: facciamoci riconoscere – commenta amaro Diego Crivellari, parlamentare polesano in quota Pd, il partito padre della legge che regolamenta le unioni civili – Che cosa mai giustificherebbe la sbandierata “obiezione di coscienza” di Bergamin se non la volontà di ritornare al medioevo dei diritti civili o di discriminare persone? Le leggi sono leggi». Posizione abbracciata anche da Tosca Malagugini, segretaria comunale del Pd: «Rimango basita dalle affermazioni rilasciate alla stampa dal sindaco Bergamin sulle “nozze gay” – commenta – E’ inaudito che il rappresentante dei cittadini proferisca, senza alcun rispetto per parte di coloro che dovrebbe rappresentare, frasi aberranti come quella di paragonare un cittadino omosessuale ad un cavallo».

Ma ad indignarsi sono anche moltissimi rodigini i quali, tastiera alla mano, hanno espresso tutta la propria contrarietà sulla pagina Facebook di Bergamin. «Uno che indossa la maglia di San Marco dovrebbe conoscerne la storia di tolleranza e libertà che godeva la Serenissima» attacca Alessandro Rossi. «Caro Sindaco, dovrebbe vergognarsi delle bestialità proferite – sostiene Thomas Tedesco – La sua carica ed il ruolo non possono essere compatibili con un pensiero così razzista, omofobo e medioevale. Le ricordo infatti che lei deve essere il Sindaco di tutti i suoi concittadini, popolazione LGBT (omosessuale, ndr) compresa che, per un mero dato statistico, la informo essere tra le 2500 e le 5000 persone». E così via per circa un centinaio di commenti, divisi tra critiche e numerose richieste di dimissioni.

Ma qualche reazione arriva anche da fuori Rovigo, addirittura dalla Sicilia. A parlare è Andrea Vecchio, deputato di Scelta Civica impegnato nella realtà dell’antimafia, 75 anni, pronto a lasciare la sua isola per sposare coppie gay rodigine. «Sono veramente disposto a partire per il Veneto a mie spese se il sindaco vorrà concedermi la delega per celebrare le unioni gay, senza scomodare il premier Matteo Renzi» spiega in un intervista sul sito internet di Repubblica. Insomma: in qualche modo si farà comunque, ma senza il primo cittadino. Dopotutto anche per i promessi sposi Renzo e Lucia la storia fu così: matrimonio celebrato, anche se non per mano di Don Abbondio. Ma quella, dopotutto, è una storia d’altri tempi.

Marco Baroncini

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2 commenti

  1. Anfiarao scrive:

    Secondo me Facebook deve chiudere la pagina di ‘sto sindaco che non fa onore alla professione di cui porta immeritatamente il nome

  2. Antonella scrive:

    Mi chiamo Antonella, convivo col mio cavallo da tre anni e ho deciso di lasciargli in eredità parte del mio patrimonio, stimato in svariati miliardi di euro. Mi conviene però, in base alle norme attuali, sposare civilmente proprio il cavallo, per consentirgli di ereditare la quota maggiore possibile dei miei beni. E direi che il cavallo se lo merita. Viste le dichiarazioni del sindaco, però, dovrò andarmene da Rovigo e stabilirmi altrove, dove potrò sia sposare il cavallo che nominarlo mio erede in tutta sicurezza, lasciando in dono al Comune dove andrò ad abitare alcune centinaia di milioni di euro, vincolati all’azzeramento delle tasse locali per i prossimi cinque anni. Ditelo a Bergamin che dopo quello che ha detto io non torno più indietro.
    Ciao
    besos

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